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	<title>psicoterapia familiare Milano Archivi - Centro clinico psicologia</title>
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		<title>Far bene ai bambini: meno giocattoli, più desiderio</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/far-bene-ai-bambini-meno-giocattoli-piu-desiderio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2022 15:08:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia familiare Milano]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>FAR BENE AI BAMBINI: MENO GIOCATTOLI, PIU&#8217; DESIDERIO Il desiderio è un “sentimento intenso che spinge a cercare il possesso, il conseguimento o l’attuazione di quanto possa appagare un proprio bisogno” (Treccani). UN SENTIMENTO INTENSO CHE SPINGE A CERCARE&#8230; Il desiderio è quella spinta che ci incalza lungo il sentiero di una montagna, che ci esorta&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><b>FAR BENE AI BAMBINI: MENO GIOCATTOLI, </b>PIU&#8217; DESIDERIO</h3>
<p>Il desiderio è un <em>“sentimento intenso che spinge a cercare il possesso, il conseguimento o l’attuazione di quanto possa appagare un proprio bisogno” </em>(<a href="https://www.treccani.it/vocabolario/desiderio/">Treccani</a>).</p>
<h3></h3>
<h3>UN SENTIMENTO INTENSO CHE SPINGE A CERCARE&#8230;</h3>
<p>Il desiderio è quella spinta che ci incalza lungo il sentiero di una montagna, che ci esorta a sopportare l’intensa e prolungata fatica. Se la vetta è una (e non diecimila!) e se a quella vetta possiamo realisticamente immaginare di arrivare, l’obiettivo è raggiungibile. E se l’obiettivo è raggiungibile, il percorso sarà impegnativo, ma anche bellissimo: l’indolenzimento e il dolore dei muscoli, fisici o mentali che siano, saranno resi più sopportabili dal presentimento del traguardo.</p>
<h3></h3>
<h3><strong>L&#8217;APPAGAMENTO</strong></h3>
<p>Raggiunta la vetta, il sogno farà capolino nella realtà, la fantasia prenderà forma e materia, il desiderio sarà soddisfatto. E noi, sazi e appagati, ci siederemo sulla roccia per godere a pieno dell’incantevole panorama, reso ancora più prezioso perché lo avremo guadagnato con sforzo e determinazione. Mentre contempleremo le valli intorno e le innumerevoli sfumature di verde degli alberi, mentre il nostro sguardo si perderà nelle nuvole morbide, tutto l’impegno profuso per arrivare a quel momento acquisterà valore: sia lo sforzo fisico che la capacità di attendere il tempo necessario per realizzare lo scopo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>GIOCATTOLI?</strong></h3>
<p>Cosa ha a che fare tutto questo con i bambini e con i giocattoli? Che cosa c’entra? Vediamo… Quante volte il nostro sorriso -nel vedere i bambini scartare con foga un pacchetto, abbracciare la bambola nuova, aprire ridendo la scatola dei lego- si è spento in un soffio insieme al loro? Quante volte l’entusiasmo per un nuovo giocattolo è evaporato in poco più di un momento? <strong>Perché i bambini di oggi spesso non riescono a godere pienamente dei nostri regali?</strong> A giocarci a lungo con gioia? <strong>Perché, in men che non si dica, il nuovo giocattolo finisce nel mucchio di tutti gli altri, senza mai diventare <em>speciale</em>?</strong></p>
<h3></h3>
<h3><strong>TUTTO E SUBITO</strong></h3>
<p>Non è frequente che i bambini della nostra epoca debbano impegnarsi per ottenere un regalo: non devono inerpicarsi sul sentiero in salita della scelta, dell’impegno e dell’attesa. No: spesso <strong>il loro desiderio trova <em>subito</em> compimento</strong>. A volte addirittura non fanno neppure in tempo a sentirlo, quel desiderio, tanto rapidi siamo noi adulti nell’anticiparli. <strong>Senza quel desiderio e quell’impegno, però, la soddisfazione della vetta diventa fugace</strong>: passato l’effetto novità, il giocattolo perde valore. Avere tutto e subito rende insoddisfatti. Immaginare di trovarsi in cima ad una montagna e immediatamente dopo, per magia, trovarsi proprio in cima a quella montagna sarà anche divertente, stupefacente, ma non è appagante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>FAR BENE AI BAMBINI: COLTIVARE IL DESIDERIO</strong></h3>
<p>Per fortuna, però, <strong>possiamo aiutare i bambini a godere dei giocattoli</strong>. Possiamo far bene ai bambini. Come? Riconoscendo il<strong> valore del limite</strong> e della scelta e coltivando la capacità di <strong>vivere l’attesa</strong>. Se il bambino può avere tutti i giocattoli che vede, ogni giocattolo diventa poco importante. Se riceve immediatamente il giocattolo che nomina, il bambino è privato dell’esperienza del desiderio. <strong>Aiutiamo i bambini a scegliere,</strong> aprendo di fronte a loro un ventaglio limitato di possibilità e invitandoli<strong> a valutarle</strong>, per <em>poi </em><strong>decidere</strong>. Non tutto si può avere: una scelta, benché comporti una rinuncia (o proprio per questo), è una conquista. Aiutiamo i bambini a coltivare il desiderio con pazienza: a fantasticare sul giocattolo scelto, a immaginarsi il momento in cui finalmente sarà loro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>E TRASFORMARE I GIOCATTOLI IN STELLE.</strong></h3>
<p>È meraviglioso quando un bambino viene pervaso da una gioia grande, quando la sua felicità dura a lungo, quando avverte dentro di sé una profonda soddisfazione, quando prova gratitudine, quando tiene ad un giocattolo e sviluppa la capacità di averne cura.<strong> Tutto questo dipende molto da noi adulti. </strong>La parola<em> desiderio</em> deriva dal latino ed è composta dalla preposizione <em>de-</em> e dal termine <em>sidus</em> (stelle): allude alla mancanza, alla privazione. Immaginiamo di scegliere una stella, una sola, e di volerla toccare con un dito, colmando la distanza che ci separa da lei. Aiutiamo i bambini a stare bene: trasformiamo i giocattoli in stelle! Stelle da osservare da lontano, da sognare, da andare a prendere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/consulenti/"><em>Erica Kufersin</em></a></p>
<p>Psicologa Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il bambino piccolo e lo psicoterapeuta</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/il-bambino-piccolo-e-lo-psicoterapeuta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2022 14:11:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia familiare Milano]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[supporto genitori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>IL BAMBINO PICCOLO E LO PSICOTERAPEUTA Quando uno psicoterapeuta incontra un bambino piccolo e i suoi genitori entra in contatto, prima ancora che con le difficoltà e i sintomi, con il misterioso incanto della primissima infanzia, capace di evocare nell’adulto una magica reazione di incertezza non ansiosa. IL BAMBINO E IL MISTERO Il bambino piccolo&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>IL BAMBINO PICCOLO E LO PSICOTERAPEUTA</h3>
<p>Quando uno psicoterapeuta incontra un bambino piccolo e i suoi genitori entra in contatto, prima ancora che con le difficoltà e i sintomi, con il misterioso incanto della primissima infanzia, capace di evocare nell’adulto una magica reazione di incertezza non ansiosa.</p>
<h3><strong>IL BAMBINO E IL MISTERO</strong></h3>
<p>Il bambino piccolo è un <em>oggetto a tutto tondo</em> che evoca risonanze profonde. Mentre lo osserviamo, dentro di noi (anche dentro a noi terapeuti) si muove qualcosa cui, a suo tempo, non abbiamo potuto dare un nome: emozioni poco contenibili, significati ineffabili.</p>
<p>Più è piccolo e più ci sollecita a fare i conti con la capacità negativa di cui parla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Wilfred_Bion">Bion</a>, “<em>quella capacità che un uomo possiede se sa perseverare nelle incertezze, attraverso i misteri e i dubbi, senza lasciarsi andare ad una agitata ricerca di fatti e ragioni</em>” (Keats, citato da Bion): <strong>l’infante ci chiede di essere in grado di sostare nel non capire.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>IL BAMBINO PICCOLO E I GENITORI</strong></h3>
<p>E più è piccolo e meno esiste senza la propria madre, senza il proprio “ambiente”. Il bambino piccolo è sempre in relazione con l’adulto. Inizia la sua vita dentro ad una diade (la diade <em>mamma bambino</em>) che spesso tende a chiudere il mondo fuori da sé, ma che -per fortuna- deve sempre di più rapportarsi con un <em>marito padre</em>, là fuori, e lasciare lo spazio dunque ad una vitale situazione triadica. <strong>Ingiusto allora, e in realtà impossibile, affrontare le difficoltà di un bambino senza tenere nella mente i suoi genitori</strong>. <strong>Le difficoltà</strong> del sonno, dell’allattamento e dell’alimentazione, del linguaggio svolgono un ruolo o comunque <strong>assumono dei significati all’interno delle dinamiche familiari ed è nel contesto della famiglia che possono essere superate.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>IL BAMBINO PICCOLO E IL SINTOMO</strong></h3>
<p>Il sintomo è una porta d’ingresso su un mondo, è un pretesto, la comunicazione di un disagio. I disturbi della pelle e del corpo, il problema del trattenere la cacca o del farsi la pipì addosso possono essere veramente compresi solo tenendo in mente che, agli albori della vita, psiche e soma sono intrecciati in un nodo inscindibile. Lo sono sempre, certo, anche nell’età adulta, ma nel bambino il legame è più intimo, indissolubile. Molte volte, quindi, il pensiero è sufficiente a risolvere anche tali difficoltà: pensare, insieme ad una terza persona, al proprio bambino e al suo <em>corpo che parla</em> trasforma e cura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>IL BAMBINO PICCOLO E IL TERAPEUTA</strong></h3>
<p><strong>Il lavoro con il bambino piccolo è dunque sempre un lavoro anche con la sua famiglia</strong>, soprattutto quando è molto piccolo, ma anche quando è un bambino grande, perché l’individuazione di sé è un percorso e le dinamiche familiari restano a lungo intimamente in comunione con le dinamiche interne. <strong>L’ascolto fiducioso del terapeuta e il suo sguardo contenitivo aiutano la madre e il padre ad osservare e ad ascoltare il figlio</strong>, liberando lo sguardo da proiezioni troppo ingombranti e non elaborate e liberando il bambino da quel normale carico di <em>fantasmi</em> (“intrusi del passato che hanno preso la residenza nella stanza dei bambini”, <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Selma_Fraiberg">Fraiberg)</a> che a volte ne ostacola la crescita armoniosa.</p>
<p>“Lentamente perdiamo la capacità di lasciarci stupire, di ammettere che l’insolito è possibile” (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Luis_Sepúlveda">Sepulveda</a>): con un terapeuta il sentiero è ripercorso al contrario, per permettere al bambino, e anche a sua madre e a suo padre, di vedersi in un modo nuovo e di riprendere uno sviluppo il più possibile libero e creativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/consulenti/">Erica Kufersin</a></p>
<p>Psicologa Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2></h2>
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		<title>ADOLESCENTI E GENITORI: RIUSCIAMO ANCORA A RIDERE IN FAMIGLIA?</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/riusciamo-ancora-a-ridere-in-famiglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Feb 2021 09:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[crisi adolescenziale]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia familiare Milano]]></category>
		<category><![CDATA[supporto alla famiglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ADOLESCENTI E GENITORI: RIUSCIAMO ANCORA A RIDERE IN FAMIGLIA? Nella stanza di terapia: Mamma: «Mi creda dottore, il clima in famiglia è proprio pesante, siamo stanchi, neppure quel poco tempo che trascorriamo insieme a cena è sereno» Terapeuta: «Effettivamente, signora, stavo pensando che gli adolescenti a volte sanno essere molto divertenti e fanno decisamente ridere,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/riusciamo-ancora-a-ridere-in-famiglia/">ADOLESCENTI E GENITORI: RIUSCIAMO ANCORA A RIDERE IN FAMIGLIA?</a> proviene da <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it">Centro clinico psicologia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>ADOLESCENTI E GENITORI: RIUSCIAMO ANCORA A RIDERE IN FAMIGLIA?</strong></h3>
<p>Nella stanza di terapia:</p>
<p style="text-align: center;">Mamma: «Mi creda dottore, il clima in famiglia è proprio pesante, siamo stanchi, neppure quel poco tempo che trascorriamo insieme a cena è sereno»</p>
<p style="text-align: center;"><em>Terapeuta: «Effettivamente, signora, stavo pensando che gli adolescenti a volte sanno essere molto divertenti e fanno decisamente ridere,  altre volte invece lo stare insieme può risultare molto faticoso, un incubo»</em></p>
<p style="text-align: center;">Mamma: «Ridere?? Davvero?!!!! Non so da quanto tempo non ridiamo tutti insieme»</p>
<p style="text-align: center;"><em>Terapeuta: «Immagino. Eppure i ragazzi possono essere molto divertenti».</em></p>
<p>Ripensando a quella seduta mi sono trovato a riflettere sul bisogno di ridere, sul diritto ad essere felici e sulla risata come termometro di benessere e cura della famiglia.</p>
<p><strong>La malinconia </strong>unita all’incredulità di questo genitore fanno pensare; rivelano la dolorosa mancanza di questa atmosfera, ma anche il desiderio di ricrearla. Le parole della mamma mostrano inoltre lo <strong>stupore nella possibilità di stare bene insieme</strong> e di tornare a vedere i figli come divertenti e piacevoli.</p>
<p>Ascoltando questo genitore ho notato come, a volte, nel parlare con le persone, capita qualcosa di paragonabile a quello che accade andando per boschi o per mare. <strong>Sembra di non notare nulla di particolare e poi, improvvisamente, prestando attenzione, si può scorgere</strong> ben mimetizzato un gran porcino o un bel pesce che catturano la tua attenzione.</p>
<p>Parlando della vita delle persone e delle famiglie, può accadere di imbattersi in quello che ha permesso di scorgere questo genitore: una <strong>fatica quotidiana nello stare insieme</strong> che diventa un insopportabile cappa asfissiante e dolorosa. Le difficoltà della vita di uno o più membri della famiglia possono incupire lo stare insieme. Erodono il desiderio di condividere esperienze, pensieri ed emozioni.</p>
<p><strong>Stiamo insieme sentendoci tutti terribilmente soli</strong> <strong>e temendo la vicinanza</strong> di quello che dovrebbe essere uno dei momenti più belli della giornata: la cena in famiglia. Da un iniziale : “ <em>E’ pronto, tutti a tavola!” </em>di quando erano piccoli… si sprofonda nell’attuale: “<em>Che fatica andare di là attorno allo stesso tavolo!”.</em></p>
<p>L<strong>o stare insieme spensierato, leggero e divertente è ormai un lontano ricordo.</strong> Un puntino all’orizzonte, o forse, neanche più quello.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>UN CAMBIO DI PROSPETTIVA</h3>
<p><strong>Vedere il figlio come fonte di risate</strong> e non solo di preoccupazioni, delusioni o rabbia è spiazzante e sorprendente. E ancor più difficile è immaginare che possa esserlo <strong>con te e in famiglia</strong> e non solo con i coetanei. Come dire: “<em>Possibile? Mi sta prendendo in giro! Varrà per gli altri, ma di certo non a casa nostra!”</em></p>
<p><strong>È assolutamente normale non crederci</strong> più. Ci si abitua facilmente alla pesantezza. Ci si scivola dentro gradualmente come nelle sabbie mobili e poi si fa fatica a uscirne. Si rimane invischiati o ci si trascina giù a vicenda.</p>
<p>La perdita di speranza provoca anche il <strong>timore e la</strong> <strong>paura nel desiderare un cambiamento.</strong> Non credendoci più non voglio neanche più illudermi. Ho paura di farlo e di restare ancora una volta deluso.</p>
<p>Oltretutto possono insorgere anche <strong>dubbi sul diritto a star bene ed essere felici. </strong>Sarà legittimo? Si può sognare o pretendere che il clima sia più leggero? Se ci si crede fino in fondo, le cose possono cambiare in quanto il genitore stesso sarà promotore del cambiamento, partendo proprio dall&#8217;intuizione che le cose possano andare diversamente.</p>
<p>Altrimenti contribuiremo a lasciarle andare alla deriva. E, purtroppo, saremo <strong>tutti responsabili</strong> degli esiti.</p>
<p>Questo è il motivo per cui, in queste situazioni così consolidate, è <strong>una manna la preziosa combinazione di incredulità, stupore e malinconico desiderio </strong>espresso nelle frasi: “E’ realmente possibile? <em>Davvero sono divertenti? Davvero si può ridere? Da quanto tempo non succede più!”.</em></p>
<p>È prezioso perché parla della necessità legittima e universale di stare bene insieme. Di un bisogno sano e naturale come lo è quello di ossigeno e acqua. Serena libertà e ariosità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>UN CAMBIO DI APPROCCIO</h3>
<p>Incredulità e desiderio possono instaurare anche <strong>un nuovo modo di vedere l’altro e di guardarsi.</strong> Il genitore o la coppia di genitori possono iniziare a considerare in modo più distaccato e al contempo empatico quel figlio che improvvisamente appare anche arguto, comico, piacevole o simpaticamente maldestro. Sia gradevole, sia irritante, sia con delle difficoltà. “Sia” e non “solo”.</p>
<p>Sono cambi di approccio più o meno impegnativi che però <strong>modificano il modo di vivere e di porsi.</strong> Ti vedo diversamente. Mi comporterò diversamente. Ti tratterò diversamente… e gradualmente mi risponderai diversamente.</p>
<p><strong>Aiutano anche a comprendersi e conoscersi.</strong> Alcuni comportamenti diventeranno più chiari, più logici e più umanamente comprensibili. Il beneficio sarà di tutti, dei genitori come del ragazzo.</p>
<p>N<strong>on è immediato né semplice.</strong> Così come non è facile per la coppia di genitori cambiare assetto soprattutto se è solo un genitore ad esser ambasciatore di questo disagio.</p>
<p>E’ quindi fondamentale <strong>non scoraggiarsi e</strong> proteggere il desiderio di tornare a ridere insieme dove questo divertirsi è da interpretare come necessità di prendersi cura di te, di me e di noi famiglia. Come uno strumento <strong>per guarire le ferite del singolo o della famiglia</strong> partendo da un bisogno apparentemente banale, ma evidente a tutti.</p>
<p>Al contempo il bisogno di tornare a ridere può mettere in moto <strong>la ricerca di un aiuto esterno.</strong> Può quindi essere uno dei modi per arrivare a chiedere un supporto psicologico. Aiuto cercato per ricreare in famiglia un clima migliore partendo da un sintomo ‘inusuale’: <strong><em>la nostra capacità di ridere si è ammalata.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/marco-caltanissetta/">Marco Caltanissetta</a></p>
<p>Psicologo Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
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		<title>Diventare Genitori&#8230; nella gioia e in Ikea</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/diventare-genitori-nella-gioia-e-in-ikea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 13:32:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia familiare Milano]]></category>
		<category><![CDATA[supporto genitori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>DIVENTARE GENITORI NELLA GIOIA E &#8230; IN IKEA Ci siamo incontrati e da subito amati. Abbiamo affrettato i tempi per poter stare insieme ogni istante. Abbiamo progettato una casa ancora prima di pensarla. E’ un istinto quello di cercare una dimora, il luogo in cui sentirsi protetti. E così, come i passeri in primavera iniziano&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/diventare-genitori-nella-gioia-e-in-ikea/">Diventare Genitori&#8230; nella gioia e in Ikea</a> proviene da <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it">Centro clinico psicologia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>DIVENTARE GENITORI NELLA GIOIA E &#8230; IN IKEA</h3>
<p>Ci siamo incontrati e da subito amati. Abbiamo affrettato i tempi per poter stare insieme ogni istante. Abbiamo progettato una casa ancora prima di pensarla.</p>
<p>E’ un <strong>istinto</strong> quello di cercare una dimora, il luogo in cui sentirsi <strong>protetti</strong>.</p>
<p>E così, come i passeri in primavera iniziano a svolazzare gioiosi e canterini alla ricerca di ramoscelli e fili di paglia per costruire il nido, anche noi abbiamo iniziato le interminabili domeniche all’<strong>Ikea</strong>.</p>
<p>Forse meno bucolico, ma Ikea evoca il senso di <strong>famiglia</strong>, la certezza che ci sia spazio per tutti anche in 20 metri quadri.</p>
<p>E quando arriviamo alle camerette, sarà la stanchezza, sarà la felicità di sapere che dopo lo spazio bimbi ci sarà il ristoro con le polpettine Ikea, tanto indigeste quanto deliziose, inizia a costruirsi naturalmente l’idea di allargare la famiglia. Di diventare genitori.<br />
Non osiamo pensare che Ikea incentivi le nascite, ma un articolo si intitolava: “Natalità in calo? La soluzione si chiama “modello Svezia”…parliamone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>UN KALLAX O UNA BILLY?</h3>
<p>Ma forse non è ancora tempo. Siamo in <strong>due </strong>e formiamo un <strong>uno</strong>.</p>
<p>Ci bastiamo al momento.</p>
<p>Affrontiamo la prima difficoltà: il montaggio dei mobili Ikea quando la brugola non ha abbastanza spazio per girare o quando prendiamo l’unico pezzo non interscambiabile e lo posizioniamo proprio nel luogo sbagliato.</p>
<p>Ma l’<strong>amore</strong> ci fa affrontare questa difficoltà e ci sentiamo forti e allegri ridendo dei nostri gesti maldestri e di quelli del <strong>partner</strong>…</p>
<p>Funzioniamo insieme…non c’è che dire.</p>
<p>Forse è il momento di diventare genitori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA DECISIONE DI DIVENTARE GENITORI</h3>
<p>Clock…giunge il momento.<br />
Un altro istinto primordiale, quello di <strong>sopravvivenza</strong>.</p>
<p>E abbiamo preso la decisione di diventare genitori… nella maggior parte dei casi… Chi naturalmente, chi con l’aiuto della scienza, chi attraverso l’adozione, almeno una volta tutti ci abbiamo pensato.</p>
<p>E iniziamo una sfrenata <strong>danza di corteggiamento</strong>.</p>
<p>Siamo consumati da questa idea. Sveglie programmate per fare l’amore nell’orario più indicato, appuntamenti dagli specialisti per programmare le cure di stimolazione, colloqui per l’idoneità all’adozione.</p>
<p>Ma siamo pronti, ci sentiamo <strong>forti e generosi</strong>, in grado di donare il <strong>surplus di amore</strong>.</p>
<p>Altre interminabili domeniche da <strong>Ikea</strong> dove scopriamo letti che contengono letti che contengono altri letti…fasciatoi transformer che diventano scrivanie d’ufficio e i mobili componibili Trofast con le loro vaschette colorate portaoggetti che nessun <strong>genitore</strong> può dimenticare nella propria lista.</p>
<p>La costruzione del <strong>nido</strong> per accogliere il nostro piccolo va avanti con l’attesa del suo arrivo.</p>
<p>Ancora occhi negli occhi e mano nella mano.</p>
<p>Danziamo in un sogno e tutto sembra leggero e divertente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>SIAMO PRONTI A DIVENTARE GENITORI! O NO?</h3>
<p>Arriva&#8230;siamo pronti ad accoglierlo.</p>
<p>Ma dopo un minuto ci accorgiamo che forse…ecco…probabilmente non siamo prontissimi.</p>
<p>Alcuni mentono molto bene. Talmente convinti che sia del tutto naturale, soffocano il disagio che evoca quel pianto a squarciagola che non contiene parole, a volte qualche vocale. E così tentiamo di far leva sul nostro istinto di <strong>accudimento</strong> e soddisfare il suo bisogno improvvisando</p>
<p>Una sirena di allarme…accompagnata dal quel buon profumo che emana come qualsiasi cucciolo animale.</p>
<p>Sono le sue armi di <strong>difesa e di richiamo</strong>.</p>
<p>Dopo la prima settimana insonne, percepiamo che qualcosa è cambiato.</p>
<p>Non abbiamo molto tempo per <strong>danzare con il partner</strong>…non abbiamo tempo per accudirci…non abbiamo tempo per altro se non per lui. Ormai siamo diventati genitori. Non c&#8217;è spazio per altro.</p>
<p>Uno <strong>sguardo</strong> veloce attraverso la porta a chiedere: hai voglia?</p>
<p>Le occhiaie e un grugnito la risposta senza parole.</p>
<p>Ma presto la richiesta diventa un’<strong>abitudine </strong>e la risposta scontata.</p>
<p>Tanto che quello sguardo che prima era dotato del super potere di attraversare i muri per arrivare fino all’altro, ora è incollato ad uno schermo per avere qualche minuto di relax.</p>
<p>Sono momenti ci diciamo, del tutto naturale.</p>
<p>Ma alla fatica si aggiunge lo stress dato dalla consapevolezza che quell’esserino <strong>dipende</strong> da noi in tutto e per tutto…e per molti anni…</p>
<p>Saremo in grado di essere tanto <strong>generosi</strong>?</p>
<p>La natura ci viene incontro è vero e tutti questi suoni e profumi e novità sorreggono comunque il nostro rapporto.</p>
<p>Alcuni però, quando il profumo di borotalco inizia a sentirsi appena, e il cucciolo inizia a muovere i suoi passi verso l’<strong>autonomia</strong>, si guardano intorno.</p>
<p>Come al suono di una sveglia, così di colpo, vediamo il <strong>partner</strong> e ricordiamo il suo nome.</p>
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<h3>CI CHIAMAVAMO MAMMA E PAPA&#8217;&#8230; ECCO IL PROBLEMA!</h3>
<p>Ci chiamavamo mamma o papà e nel letto un piedino, una gambina, un braccino di troppo <strong>non ci hanno aiutato a mantenere la fiammella accesa.</strong></p>
<p>La domanda è sempre più un’abitudine e la risposta ormai implicita.</p>
<p>Non abbiamo più momenti di <strong>intimità</strong>…e forse sì, forse c’è una <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/crisi-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/"><strong>crisi.</strong></a></p>
<p>Ci sentiamo inadeguati nel vedere gli altri genitori tanto attivi, innamorati mentre noi ci guardiamo appena.</p>
<p>I discorsi ruotano intorno alle attività dei <strong>figli</strong>, alle scadenze, agli impegni.</p>
<p>A correr dietro a tutto ci si dimentica presto il motivo per cui si è lì: il <strong>surplus di amore.</strong></p>
<p>Ora ne abbiamo poco per noi stessi perché il tutto è verso i figli…per il <strong>partner</strong> a volte un senso di <strong>disagio.</strong></p>
<p>I figli crescono, sempre <strong>Ikea</strong> con le stanzette più grandi. Noi invecchiamo e rimandiamo sempre il momento in cui potremo dedicarci a noi stessi e all’altro.</p>
<p>Ma iniziamo a sentire il bisogno di appoggiarci in sicurezza a qualcuno…e solitamente non al <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/tradimento-mi-merito-di-essere-felice/">partner.</a></p>
<p>Cosa è mancato? Dove abbiamo perso la <strong>gioia di danzare insieme</strong>? E perché, dato che la scelta di creare una famiglia è stata una <strong>scelta d’amore</strong>?</p>
<p>La crisi si prolunga per molto tempo senza opporsi, senza affrontarla. Il tutto si dice per la serenità dei figli che intanto osservano e ascoltano e a volte si sentono responsabili <strong>vittime</strong> del gelo e dell’insoddisfazione.</p>
<p>Alcuni dopo anni di malcontento decidono di separarsi perché si accorgono di colpo che il partner non è quello che pensavamo che fosse.<br />
Altri si allontanano per bisogno di solitudine che una famiglia naturalmente non permette di avere.</p>
<p>E’ il <strong>nucleo elementare</strong> della società umana. In quanto <strong>nucleo non è scindibile</strong>.</p>
<p>Mentre all’inizio il nucleo alimentava il nostro amore, ora ci percepiamo come due distinti, a volte anche fin troppo diversi.</p>
<p>C’è un’<strong>alleanza</strong> che stringono tra di loro i lupi. <strong>Una moltitudine che si fa unità per tutelare ogni suo membro.</strong></p>
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<h3>ASPETTIAMO UN ISTANTE</h3>
<p>Aspettiamo un istante e ascoltiamoci. Anche se decideremo di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/crisi-di-coppia-fine-o-rinascita/">separarci</a>, anche se siamo in crisi profonda, anche se avremmo desiderio di libertà, saremo sempre una <strong>famiglia </strong>perché insieme dovremo tutelare ogni membro.</p>
<p>Separati o ancora insieme per la vita, dovremo prenderci cura l’uno dell’altro, per creare un ambiente <strong>protetto </strong>ai nostri figli che abbiamo desiderato sentendo quel surplus di amore.</p>
<p>Allora non c’è una classifica del più bravo o meno bravo, non ci sono orecchie d’asino o medaglie; a volte si riesce a stare insieme e affrontare le crisi altre volte non riusciamo.</p>
<p>Non esiste una bacchetta magica per far tornare tutta la bellezza di un tempo, ma ricordiamoci quell’<strong>amore</strong> così imponente che ci ha unito prima di ingaggiare <strong>guerre</strong>; domandiamo, dialoghiamo, lasciamo da parte un minuto il nostro <strong>ego ferito</strong> e afflitto e semplicemente sentiamoci <strong>famiglia</strong>.</p>
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<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/consulenti/"><em>Franco Cattaneo</em></a></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/diventare-genitori-nella-gioia-e-in-ikea/">Diventare Genitori&#8230; nella gioia e in Ikea</a> proviene da <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it">Centro clinico psicologia</a>.</p>
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