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	<title>psicoeducazione famigliare Archivi - Centro clinico psicologia</title>
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		<title>Dolore cronico: una malattia, non un sintomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 16:46:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[dolore cronico]]></category>
		<category><![CDATA[psicoeducazione famigliare]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>DOLORE CRONICO: UNA MALATTIA, NON SOLO UN SINTOMO Il dolore cronico è ritenuto una delle maggiori criticità in area sanitaria. Il dolore per molto tempo è stato considerato solo un sintomo, ma negli ultimi decenni il mondo scientifico lo ha classificato come una malattia a sé stante, anche se non ancora adeguatamente trattato. Tutti nella vita hanno&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>DOLORE CRONICO: UNA MALATTIA, NON SOLO UN SINTOMO</h3>
<p>Il dolore cronico è ritenuto una delle maggiori criticità in area sanitaria.</p>
<p>Il dolore per molto tempo è stato considerato solo un sintomo, ma negli ultimi decenni il mondo scientifico lo ha classificato come una malattia a sé stante, anche se non ancora adeguatamente trattato.<br />
Tutti nella vita hanno avuto almeno una volta esperienza del dolore, ad esempio il mal di testa, cioè di un dolore acuto che ha una durata limitata nel tempo.<br />
Si parla di dolore cronico quando la sensazione dolorosa si mantiene oltre il “normale” tempo di guarigione, ha una durata imprevedibile e spesso diventa soggettivamente invalidante.<br />
Il dolore cronico viene descritto come una “esperienza sensoriale ed emotiva”, proprio per sottolinearne la dimensione soggettiva e l’importanza del significato che ogni individuo attribuisce alla propria esperienza.</p>
<p>La definizione di dolore secondo <a href="https://www.iasp-pain.org">IASP</a> -Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore- è “un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole, associata a un effettivo o potenziale danno tissutale o comunque descritta come tale”.<br />
Si tratta dunque una realtà complessa dal punto vista clinico e umano, dove la percezione individuale di un cambiamento del proprio stato di salute gioca un ruolo importante nello spingere la persona a chiedere auto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>CONVIVERE COL DOLORE CRONICO</h3>
<p>I soggetti con dolore cronico lamentano un cambiamento del loro stile di vita e un peggioramento della sua qualità. Ogni normale faccenda della quotidianità diventa insostenibile, dall&#8217;occuparsi della casa, della famiglia, del lavoro, con ovvie ripercussioni sull&#8217;assetto psicologico, sociale e relazionale.<br />
La problematica dolore ricorre frequentemente anche nella Medicina di Base, si stima che le persone affette da sintomatologia dolorosa si rechino negli ambulatori medici nel 30-40% dei casi. Le malattie più comunemente associate sono, ad esempio, quelle osteoarticolari, le cefalee, le patologie muscolari, le neuropatie, i tumori.<br />
I<strong>l termine ‘cronico’ non è quindi solo un indicatore temporale</strong> che permette al medico di fare diagnosi, <strong>ma si riferisce soprattutto alla condizione invalidante a livello di vita quotidiana per chi ne è affetto.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>IL DOLORE E LA SOFFERENZA DELLA PERSONA</h3>
<p>Per il clinico è sempre importante comprendere come gli aspetti psicologici e quelli organici interagiscono nel dare luogo ad un sintomo, ad una malattia, così come è importante comprendere quali significati la persona attribuisce alla propria esperienza di malattia.<br />
I fattori psicologici giocano un ruolo importante nella storia e nel mantenimento del dolore cronico. L’esperienza del dolore è sempre accompagnata da emozioni e credenze che sono uniche per ciascun individuo. Attenzione però, con questo non si intende che il dolore cronico sia puramente un &#8220;fatto mentale&#8221;, molti pazienti si sentono infatti trattati da &#8220;malati immaginari&#8221;, ma si intende invece che la mente ha il potere di aggravare o alleviare la condizione patologica.</p>
<p>Da ciò si evince che aspetti cognitivi ed affettivi influiscono sulle sindromi dolorose; anche la memoria del dolore, come il ricordo di spiacevoli sensazioni dolorose, può influenzare la percezione di un nuovo stimolo doloroso.<br />
Si parla quindi di una condizione di <strong>sofferenza globale per il soggetto che ne è affetto e per coloro che gli stanno vicino</strong>, si tratta di un dolore non solo fisico ma anche emotivo e spirituale.<br />
<strong>La presa in carico del soggetto è multidisciplinare</strong> ovvero prevede diversi livelli di cura (farmacologico, psicologico, trattamenti specifici ecc..) e quindi la collaborazione di più specialisti. E&#8217; stato reso noto come la <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/prestazioni/psicoterapia-individuale/">psicoterapia</a> focalizzata sulla gestione del dolore attraverso tecniche di terapeutiche specifiche sia di grande aiuto quando associata a un&#8217;adeguata terapia farmacologica; non di secondaria importanza è anche il supporto psicologico e psico-educativo alla famiglia per aiutare l&#8217;intero sistema ad accettare la malattia e costruire insieme nuove modalità per la gestione della sofferenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/consulenti/"><em>Alessandra Voltolini</em></a></p>
<p>Psicologa Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
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		<title>Malattia mentale in famiglia. Come affrontarla</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/malattia-mentale-in-famiglia-come-affrontarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2018 14:32:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Psicofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[psicoeducazione famigliare]]></category>
		<category><![CDATA[supporto alla famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[terapie familiari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>LA MALATTIA MENTALE IN FAMIGLIA Quando la malattia mentale irrompe nella famiglia si genera una sorta di effetto a cascata: sta male una sola persona, ma soffre l’intero nucleo. Basti pensare come possono stare, o che vissuti provare, i genitori di una ragazza anoressica o di un giovane schizofrenico. Senso di colpa, paura, angoscia e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/malattia-mentale-in-famiglia-come-affrontarla/">Malattia mentale in famiglia. Come affrontarla</a> proviene da <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it">Centro clinico psicologia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>LA MALATTIA MENTALE IN FAMIGLIA</h3>
<p>Quando la malattia mentale irrompe nella famiglia si genera una sorta di effetto a cascata: <strong>sta male una sola persona, ma soffre l’intero nucleo.</strong></p>
<p>Basti pensare come possono stare, o che vissuti provare, i genitori di una ragazza anoressica o di un giovane schizofrenico.</p>
<p>Senso di colpa, paura, angoscia e rabbia sono i principali elementi dell’atmosfera domestica.</p>
<p>I familiari, travolti da un senso di impotenza nei confronti della malattia mentale, cadono nella disperazione fomentando a loro volta un clima disfunzionale all’interno della casa.</p>
<p>Il problema è che proprio tale clima può intensificare la sintomatologia del ragazzo, aumentare il rischio di crisi e ricadute o indebolire i benefici della terapia.</p>
<p>Perchè accade ciò?</p>
<p>Per rispondere a questa domanda proviamo a pensare alla persona che soffre di una malattia mentale come  “<strong>senza pelle</strong>”.</p>
<p>Mi spiego meglio.</p>
<p>Immaginate quanto male farebbe anche la carezza più delicata su una ferita … su una zona senza pelle appunto.</p>
<p>Allo stesso modo, litigi, conflittualità, tensioni in famiglia provocano una profonda sofferenza nella persona malata che si somma a quella già presente e ne intensifica la sintomatologia.</p>
<p><strong>Il compito dei familiari è dunque quello di creare un clima sereno ed equilibrato</strong>  in cui far vivere la persona, malgrado la malattia. <strong>Per questo si rende necessario un supporto specifico alla famiglia</strong>.</p>
<p>E&#8217; evidente ormai come <strong>un intervento focalizzato esclusivamente sul ragazzo e sulla patologia non può essere efficace fino in fondo</strong> per sanare quella situazione così complessa determinata dalla malattia mentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>COME AIUTARE LA FAMIGLIA</h3>
<p>Proprio perché frequentemente la persona sofferente vive in casa, è fondamentale che i familiari sappiano far fronte alla malattia mentale e gestire le crisi della quotidianità.</p>
<p>In altre parole, <strong>i familiari devono essere consapevoli</strong> al fine di costruire una relazione adeguata ed essere di supporto nel percorso di cura e riabilitazione: <strong>consapevoli del disturbo</strong>, ma anche <strong>delle parti sane</strong> e <strong>delle risorse residue</strong> che la persona ha per far fronte al proprio disagio.</p>
<p>È necessario dunque che i familiari siano informati sulla patologia e formati alla relazione sana. Proprio per questo è stato costruito negli anni ‘70 un intervento ad hoc: la <strong>psico-educazione.</strong></p>
<h3><strong> </strong></h3>
<h3><strong>L’INTERVENTO DI PSICOEDUCAZIONE RIVOLTO AI FAMILIARI</strong></h3>
<p><em>La psicoeducazione</em> nasce negli anni ’70 con Ian Falloon che per primo fece un’osservazione apparentemente semplice, ma che segnò la svolta nel mondo della salute mentale e nel trattamento delle patologie gravi.</p>
<p>Il medico intuì che nessun intervento sulla persona con malattia mentale può essere sufficiente se non si coinvolge in parallelo la famiglia.</p>
<p>Questo non vuol dire mettere tutti in terapia! Significa, a mio parere, “prendersi cura di chi si prende cura”.</p>
<p>Nello specifico la psicoeducazione si divide in due fasi:</p>
<ul>
<li> F<em>ase informativa</em>, in cui il familiare viene appunto “informato” sulla patologia, sui sintomi, sul trattamento, sulla sua evoluzione, sulla prognosi. Questa fase è importante per spiegare al familiare, in modo preciso ma semplice, con cosa sta avendo a che fare al fine di diminuire l’ ansia e l’ angoscia che tutti proviamo di fronte a qualcosa di sconosciuto.</li>
<li>Fase <em>formativa</em>, ovvero “forma” il familiare alla costruzione di una relazione sana col congiunto malato attraverso l’apprendimento delle tecniche di ascolto attivo, comunicazione efficace e problem solving.</li>
</ul>
<p>Gli incontri sono tenuti da psichiatri e psicologi esperti e possono coinvolgere o un gruppo di familiari o un singolo nucleo.</p>
<p>Numerose ricerche in ambito nazionale e internazionale reputano la psicoeducazione come un intervento di eccellenza per il supporto alla famiglia. Le evidenze scientifiche  riportano risultati significativi sul miglioramento del clima familiare e di conseguenza sulla diminuzione dei tentati suicidi, delle recidive e un miglioramento complessivo degli esiti terapeutici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Elisa Buratti</em></p>
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