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	<title>psicologo Archivi - Centro clinico psicologia</title>
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		<title>Sentinelle e angeli custodi. Il supporto psicologico ha molteplici forme</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/sentinelle-e-angeli-custodi-il-supporto-psicologico-ha-molteplici-forme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Sep 2024 13:28:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapeuta]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sentinelle e angeli custodi. Il supporto psicologico ha molteplici forme Michele Ciao Dottoressa, il mio amico mi ha detto che non riesce a dire una cosa al suo psicoterapeuta. Allora ho pensato che avrei potuto dirla a te, e tu riferirla al tuo collega dato che lavorate insieme. Il mio amico l&#8217;ha trovata una buona idea,&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><b>Sentinelle e angeli custodi. Il supporto psicologico ha molteplici forme</b></h2>
<p><strong>Michele</strong></p>
<p><i>Ciao Dottoressa, il mio amico mi ha detto che non riesce a dire una cosa al suo psicoterapeuta. </i></p>
<p><i>Allora ho pensato che avrei potuto dirla a te, e tu riferirla al tuo collega dato che lavorate insieme. Il mio amico l&#8217;ha trovata una buona idea, giusto per sbloccare la situazione&#8230; Quindi, puoi anticiparglielo tu, così poi in seduta affronteranno insieme la cosa?</i></p>
<p><strong>Sara</strong></p>
<p><i>Sono preoccupata per i miei genitori che non vanno d’accordo; litigano sempre, non riescono a comunicare, non si capiscono, non si ascoltano.  </i></p>
<p><i>Stavo pensando di regalare loro una seduta con uno psicoterapeuta… credo li possa aiutare&#8230; da soli non riescono a fare il passo di chiedere aiuto, ma io so&#8217; come funziona la terapia, quanto mi è utile e penso che anche a loro farebbe bene.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>LE SENTINELLE</strong></h3>
<p>Come l’etimologa del termine ricorda, le sentinelle, sono <strong>lì a sentire, ad ascoltare, </strong><strong>come angeli custodi inviati a fare la guardia</strong>  “di luoghi o cose di alta importanza spirituale o materiale” (Enciclopedia Italiana 1936).</p>
<p>Michele e Sara, sono sentinelle.</p>
<p>Attenti alla situazione dell&#8217;amico e dei genitori, se ne prendono cura, coinvolgendosi per non lasciarli soli e attivandosi per cercare un aiuto.</p>
<p>In alcuni Stati, le sentinelle, sono diventate <strong>un’istituzione sociale che contrasta la solitudine delle persone e consente l’intervento nelle situazioni di maggior difficoltà.</strong> In molti casi sono volontari. Me lo spiegavano i colleghi canadesi di Montreal. Le sentinelle si occupano di chi talvolta può essere molto o anzi troppo triste. Intervengono sia direttamente, sia attivando altre persone o Servizi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>I CUSTODI SOCIALI</strong></h3>
<p>La forma più istituzionalizzata e professionalizzata delle sentinelle prende il nome di <strong>Custodi Sociali.</strong> Li troviamo da questa parte dell’oceano. Nascono dalla collaborazione tra <a href="https://www.comune.milano.it/">Comune di Milano</a> e Cooperative. Ne ho scoperto il lavoro e il valore grazie alla mia esperienza di supervisore clinico al loro gruppo di lavoro.</p>
<p>I custodi sociali visitano, accompagnano, affiancano persone sole.  Si occupano di quei &#8220;vicini di casa&#8221; facilmente dimenticabili, invisibili a chi non si sofferma. I custodi li raggiungono. Portano loro ciò di cui hanno bisogno o li accompagnano dove da soli non riuscirebbero ad arrivare.I custodi sociali sono professionisti.</p>
<p>Cambia il cappello, ma obiettivi e dedizione sono i medesimi delle sentinelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>SENTINELLE E CUSTODI SOCIALI</h3>
<p>Sentinelle e custodi sono lì. <strong>Attivi seppur spesso nella nella penombra. </strong>Sorvegliano. Ascoltano. Passeggiano. O stanno fermi.</p>
<p>In ogni caso <strong>pensano a ciò che notano e sentono. </strong></p>
<p>Indugiano sulle persone e sulle loro parole e ancora di più, sui loro silenzi. Si attardano. Si inseriscono nella tregua tra il non esserci e il fare.</p>
<p>Così facendo <strong>riconoscono e proteggono il valore degli ‘oggetti-persone’ su cui si attardano e che curano nel tempo.</strong></p>
<p><strong>Non li ritengono perdibili o </strong><i><strong>ghostabili</strong></i> come su Tinder.</p>
<p>“L’indugiare, d’altro canto, presuppone cose che durano; se le cose vengono solo usate e consumate, ecco che indugiare diventa impossibile” (Byng-Chul Han, <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.amazon.it/scomparsa-dei-riti-topologia-presente/dp/8874528833&amp;ved=2ahUKEwil6tq74uqIAxUKh_0HHQMkNTQQFnoECDYQAQ&amp;usg=AOvVaw1bnvxlTm90ZyH5KHRvW0JV">La Scomparsa dei riti</a>).</p>
<p>Sentinelle, custodi, amici o familiari che indugiano su chi hanno accanto dedicandogli parte del proprio tempo e del proprio pensiero. Lo dedicano ad un amico, ad un familiare o a un, fino ad allora, estraneo.</p>
<p><strong>Poi spunta loro un’idea. O colgono un segno e ne fanno qualcosa.</strong> La condividono con il soggetto stesso o con qualcun altro. <strong>Danno una mano o cercano di attivare </strong>qualcuno.</p>
<p><strong>Tutti quanti di tanto in tanto si può indossare tali abiti e funzioni.</strong></p>
<p><em>Ciao Dottore, sono Giada e mi ha convinto la mia amica a chiedere aiuto…</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/marco-caltanissetta/">M<em>arco Caltanissetta </em></a></p>
<p>Psicologo Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>COME VA DALLO PSICOLOGO?</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/come-va-dallo-psicologo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2023 11:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia adolescenti Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>COME VA DALLO PSICOLOGO?  Spesso un genitore, un partner o un amico vorrebbe chiedere: Come va dallo psicologo? La domanda successiva è spesso: Posso chiederlo?  E&#8217; legittimo? Faccio danni? E se sì, come farlo? Capita spesso che mi venga rivolta una simile domanda, per questo ho pensato di scrivere un foglietto illustrativo, come quello che si legge quando si deve buttar&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
<h3><b><span style="font-size: large;">COME VA DALLO PSICOLOGO? </span></b></h3>
<div>Spesso un genitore, un partner o un amico vorrebbe chiedere:<i> Come va dallo psicologo?</i></div>
<div>
<div dir="ltr">
<div>La domanda successiva è spesso:<i> Posso chiederlo? </i><i> E&#8217; legittimo? <wbr />Faccio danni? </i><i>E se sì, come farlo?</i></div>
<div>Capita spesso che mi venga rivolta una simile domanda, per questo ho pensato di scrivere un foglietto illustrativo, come quello che si legge quando si deve buttar giù una medicina e si ha bisogno di capire che effetto farà. La differenza è che in questo caso ogni paragrafo ha una sua utilità, non solo quello conclusivo.</div>
<div>Ecco allora una breve guida per riflettere e comprendere su come muoversi all&#8217;interno di un campo privato e delicato: la psicoterapia dell&#8217;altro.</div>
<h3></h3>
<h3><strong>AVVERTENZE</strong></h3>
</div>
</div>
</div>
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<p>La premessa d&#8217;obbligo è che ogni realtà è cosa a se stante. La storia, il modo di sentire e il modo di pensare di ogni persona o di ogni nucleo familiare sono complessi e unici. Pertanto, quello che vale per qualcuno è inevitabile che non valga per altri. E quello che vale o non vale oggi, potrebbe essere diverso se applicato a ieri o a domani.</p>
<p>Detto questo, frequentemente i genitori di adolescenti o di giovani adulti si domandano se possano fare domande sull&#8217;andamento della psicoterapia in generale o sui contenuti dei singoli colloqui.</p>
<p>Possono domandarselo a inizio percorso, nella cosiddetta fase di consultazione, o durante una psicoterapia avviata da tempo. Possono pensarci in fasi in cui tutto procede bene, in momenti di difficoltà più evidenti o anche di apparente stasi.</p>
</div>
<div>
<div><strong>Se lo domandano tra sè e sè&#8230; e talvolta, per fortuna, lo domandano.</strong></div>
<div>Di fondo <strong>il timore di intrudere o di disturbare zittiscono quello che sarebbe un delicato, prezioso e rispettoso chiedere.</strong></div>
<div>Quando la domanda &#8220;Come va dallo psicologo&#8221; resta nella propria mente, si perde la<strong> possibilità di un nuovo incontro in famiglia tra genitori e figli.</strong> Ovviamente, allargando lo sguardo, può accadere la stessa cosa anche <strong>tra marito e moglie o tra amici.</strong></div>
<h3></h3>
</div>
</div>
<h3><b>INTERAZIONI</b></h3>
<div dir="ltr">
<div>
<div>Nei casi in cui le domande restano chiuse nella mente e non apertamente manifestate, tra le tante, ci sono due conseguenze degne di nota: una più seria e l&#8217;altra più &#8216;ironica&#8217;.</div>
<div>Quella ironica è che si crea spesso un balletto in cui <em>i</em>o <em>vorrei sapere&#8230; ma non ti chiedo</em>. <em>Tu vorresti che io sapessi (o capissi qualcosa), ma non mi racconti spontaneamente</em>. I genitori accusano i figli di non raccontarsi. I figli accusano i genitori di non interessarsi o di farlo in modo maldestro.</div>
<div>Io mi sento <strong>escluso</strong> dal tuo mondo, come se fossi inutile o addirittura fastidioso. Magari anche dannoso. E così mi sento <strong>sostituito</strong> e <strong>sostituibil<wbr />e</strong>: uno psicoterapeuta o un amico sa, ciò che a me tieni segreto.</div>
<div>Al contempo, tu credi che ciò che vivi non mi interessi. Come se non ti pensassi, non mi preoccupassi o non ci tenessi.</div>
<div>La danza ha inizio e la giostra di equivoci e fraintendimenti gira rapida e fa male un po&#8217; a tutti.</div>
<div>D&#8217;altro canto, c&#8217;è anche una conseguenza più seria e dolorosa. E&#8217; il <strong>mancato incontro e l&#8217;impossibilità di un reciproco aiuto. E di un condiviso sollievo.</strong></div>
<div>Si rischia di perdersi che <strong>chiedere è legittimo e doveroso, così come rispondere.</strong></div>
<h3></h3>
</div>
</div>
<h3><b>INDICAZIONI</b></h3>
<div dir="ltr">
<div>
<div>Facciamo quindi un po&#8217; d&#8217;ordine.</div>
<div><strong>E&#8217; legittimo per il genitore chiedere</strong> al figlio e allo psicoterapeuta ciò che si è trovato a domandarsi dal proprio osservatorio di genitore. Ciò che ha notato; a condividere ciò che ha capito, vivendo insieme al figlio da sempre, o sta capendo meglio.</div>
<div>Al contempo <strong>è doveroso per il figlio dare una qualche forma di risposta e aiutare il genitore a comprendere</strong>. Per darsi la possibilità di essere aiutato, il ragazzo, deve dare al genitore la possibilità di capirlo.</div>
<div></div>
<div>Dall&#8217;altra parte<strong>, è doveroso per il genitore sia chiedere sia rispettare i tempi del figlio, le sue difficoltà nello spiegarsi</strong> <strong>e nel farsi conoscere. </strong></div>
<div>Come <strong>è legittimo che il figlio abbia a disposizione un tempo per mettere a fuoco come spiegare le cose di sè.</strong></div>
<div>A volte, parlare e spiegarsi può essere semplice, altre volte può essere impegnativo per entrambi. Del resto spiegarsi è un lavoro come lo è distendere le pieghe di una cosa stropicciata e aggrovigliata.</div>
<div></div>
<div>Possiamo quindi concludere che l&#8217;attenzione dovrebbe spostarsi dal <i>Si può</i><i> chiedere? </i>oppure<i> Voglio sapere!</i> al <i><strong>In che modo posso chiedere?</strong></i></div>
<div>La prima cosa è trovare/costruire il<strong> tempo</strong> giusto: quando <strong>io</strong> non sono così stanco che non ascolterei nulla e scatterei al primo sussulto&#8230; e quando <strong>tu</strong> sei nella condizione di tranquillità che ti permette di rispondere&#8230; e allora a questo punto non importa se siamo in cameretta, a cena, a passeggio al parco o in pizzeria davanti a una birra.</div>
<div>E poi, ovviamente, <strong>che parole usare</strong>&#8230; ma ancora di più,  <strong>quali non usare</strong> perchè, conoscendoci bene, sappiamo quelle che innescano temporali e quelle che &#8216;passano la dogana&#8217;.</div>
<div></div>
<div>E&#8217; inoltre molto importante che, chi si assume la responsabilità di chiedere C<i>ome va dallo psicologo?</i> Si assuma anche la responsabilità di <strong>reggere la risposta.</strong></div>
<div>Non sempre quello che verrà ascoltato sarà facile da comprendere. <strong>Non è facile ascoltarsi e nemmeno raccontarsi. </strong>A volte il contenuto potrà essere confuso, poco chiaro; chi risponde alla domanda infatti, può fare fatica a trovare le parole giuste o il coraggio di dire, anche solo per la preoccupazione di essere frainteso o di un uso improprio di quanto rivelato.</div>
<div>Altri invece, riusciranno coraggiosamente a parlare raccontando cose difficili da dire quanto da ascoltare e che potranno turbare o dispiacere l&#8217;ascoltatore.</div>
<div></div>
<div>Prima di chiedere dunque è necessario <strong>creare uno spazio di ascolto</strong>, di silenzio interiore, per poter accogliere senza giudizio (e pregiudizio), lasciarsi toccare e magari trasformare. Facendosi anche guidare dall&#8217;altro in questo cammino.</div>
</div>
<div>
<div></div>
<div>Sì, si può chiedere. E bisogna farlo.</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dott. <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/marco-caltanissetta/">Marco Caltanissetta</a></p>
<p>Psicologo Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<div dir="ltr">
<div></div>
<div></div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La psicoterapia non serve!</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/questa-psicoterapia-non-mi-serve/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Dec 2018 16:32:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapeuta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La psicoterapia non serve”, “E’ tutto inutile”, “Nulla cambia… nessuno può mi può capire”. Qual è il rimedio per trasformare una psicoterapia apparentemente inutile in un percorso efficace e soddisfacente per la persona… e per il terapeuta? &#160; LA POZZANGHERA Toh guarda, una pozzanghera! Il primo, con piccolo slancio la evita felice. Un altro, bassettino,&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“La psicoterapia non serve</em>”, “<em>E’ tutto inutile</em>”, “<em>Nulla cambia… nessuno può mi può capire”.</em></p>
<p>Qual è il rimedio per trasformare una psicoterapia apparentemente inutile in un percorso efficace e soddisfacente per la persona… e per il terapeuta?</p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA POZZANGHERA</h3>
<p><em>Toh guarda, una pozzanghera! </em></p>
<p>Il primo, con piccolo slancio <strong>la evita felice</strong>.</p>
<p>Un altro, bassettino, prende la mira, accorcia la falcata e <strong>soddisfatto ci finisce in mezzo</strong>.</p>
<p>Il terzo distratto <strong>non se ne accorge</strong>. Tutto infangato va via brontolando.</p>
<p>Il punto è questo: <strong>se vedo la pozzanghera è una cosa. Se non la vedo è un’altra.</strong></p>
<p>L’adulto è colui che, probabilmente, allungherà il passo. Senza tanto ragionarci, l’averla vista, l’avrà già modificato.</p>
<p>Il bambino, forse, lo accorcerà per entrarci nel punto più profondo e con la corona di schizzi più ampia. Il bassettino esultante e soddisfatto.</p>
<p>Chi non la nota… si infanga.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA PSICOTERAPIA MI SERVE!</h3>
<p>Consultazioni psicologiche e psicoterapie hanno spesso differenti durate e differenti obiettivi.</p>
<p>In alcuni casi si propongono di <strong>fare ordine</strong> in quel caotico e doloroso disagio che affligge la persona.</p>
<p>In altri casi l’interesse è <strong>individuare le cause all’origine del dolore</strong>.</p>
<p>Spesso si lavora su ambedue: riconoscimento delle cause e risoluzione della sofferenza.</p>
<p>Per altre persone invece il percorso psicologico è una <strong>pausa di serenità</strong>. Si lascia tutto fuori dalla stanza e si condividono idee, progetti e vissuti. Tutto resta prima della porta. Ci si ascolta e ci si racconta a quella persona chiamata psicoterapeuta.</p>
<p>Incuriosisce e spiazza accorgersi di come la psicoterapia sia sperimentata e ricordata con profonda gratitudine e soddisfazione! Come esperienza che ha dato una <strong>svolta</strong> alla vita. Come salto di qualità nell’affrontare e risolvere situazioni fino ad allora esasperanti, disperate e di incastro. E come occasione che ha fatto sbocciare competenze fino ad allora neanche lontanamente immaginabili.</p>
<p>O infine la terapia come un coccolarsi, un volersi bene, che, inaspettatamente, ha anche sortito effetti insperati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA PSICOTERAPIA NON MI SERVE!</h3>
<p>Per altre persone purtroppo il bilancio invece è cupo o incandescente. <strong>Rabbie e delusioni</strong> celano sentimenti ancor più rimbombanti. Il danno è la <strong>perdita di speranza</strong> per se stessi e per il futuro che si vivrà. Si vive una <strong>solitudine</strong> sconsolata e disperata. Tutto ciò è poi verbalizzato con affermazioni note a tutti: “<em>tanto non serve a niente… nulla è cambiato… nessuno può fare qualcosa per me… dopo tanti psicologi non ci credo più…”</em></p>
<p>A questo punto diventa doveroso ricordare che, al di là delle specifiche finalità e tecniche, <strong>il lavoro psicologico è un processo di osservazione, conoscenza e comprensione di ciò che ci accade</strong>. È un notare e un ascoltare. Un seguire e un riflettere sugli <em>spifferi</em> che possiamo cogliere in noi.</p>
<p>Questa conoscenza produce cambiamenti. È sempre <strong>trasformativa</strong>.</p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA PSICOTERAPIA COME TRASFORMAZIONE. COSA FACCIO CON QUELLA POZZANGHERA?</h3>
<p><strong>Notare e soffermarsi su qualcosa e poi riconoscerne il significato è trasformativo</strong>.</p>
<p>Il senso che ciascuno dà alle cose narra di sé, ma non solo. Quel significato modifica come vediamo ciò che ci circonda e il nostro modo di vivere.</p>
<p>Tornando all’esempio della pozzanghera, vederla è diverso dal non vederla.</p>
<p><strong>Cogliere la realtà ci permette di fare delle scelte</strong> e veicola i nostri comportamenti: allungare il passo per schivare la pozzanghera o entrarci in pieno per giocare.</p>
<p>Chi resta infangato è chi la pozzanghera non la vede.</p>
<p>Si diceva quindi che il lavoro psicologico è sia un cammino sia un lavorare. È un processo di osservazione e raccolta di elementi. Seguito poi da un lavoro di connessione tra loro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>STEP 1: NOTARE E RACCOGLIERE</h3>
<p>Notare e raccogliere <strong>ciò che si vive o si è vissuto</strong>.</p>
<p>Poi andrà condiviso, ma intanto va notato, acchiappato, e appuntato. È necessario individuare in modo preciso<strong> pensieri</strong>, <strong>emozioni</strong> e <strong>sensazioni fisiche</strong>. Questo lavoro di raccolta è svolto dal paziente tanto quanto dallo psicoterapeuta. <strong>Tutti e due cercano, notano… appuntano… e poi condividono. </strong></p>
<p>Ragionano insieme, ma prima come attenti archeologi archiviano, proteggono e catalogano questi documenti nell’attesa di connetterli tra loro. Li custodiscono e li curano per non confonderli l’un l’altro. È indispensabile impedire confusioni tra dati che seppur sembrino simili sono diversi. Perché se confusi porterebbero in una direzione piuttosto che in un’altra: “<em>Sono furioso o sono disperato? Sono ansioso o c’è di che preoccuparsi? Ho perso la fiducia o sono triste? Non capisco io o non mi è stato detto? Non riesco ora, non riesco mai o non è possibile farlo?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>STEP 2: CONNETTERE</h3>
<p>Successivamente si connettono i data raccolti. In questa seconda fase <strong>si ragiona</strong> su ciò che si è trovato e catalogato. <strong>Alcuni collegamenti o ragionamenti saranno più immediati e semplici. Altri più complessi o spiazzanti</strong>. Anche in questa seconda fase <strong>si lavora insieme</strong>: paziente e dottore. È un procedere a tratti allineato e a tratti leggermente sfasato in cui uno dei due fa strada. E l’altro è subito lì. Si procede e talvolta si torna indietro perché si capisce che la direzione corretta era un’altra. Niente di grave. Niente di strano.</p>
<p>Talvolta questo procedere porta rapidamente alla meta cercata. In altre situazioni ci si trova in posti inattesi ma sorprendentemente apprezzati. Sono le situazioni che rientrano nella prima casistica elencate poc’anzi. Le situazioni in cui l’esperienza della terapia ed il suo ricordo sono luminosi.</p>
<p>Per alcuni invece il lavoro psicologico porta a perdersi e ci si scopre a sentire e pensare quanto anticipato con le famose frasi: <em>“non è cambiato niente… a che serve… tempo e magari anche soldi buttati… ne ho sentiti tanti e ora ho perso la speranza…”.</em></p>
<p>È in queste situazioni che diventa indispensabile tornare a riflettere sulle due fasi precedenti: la fase della raccolta dei dati e quella della connessione tra loro.</p>
<p><strong>Cosa è stato notato e di cosa non ci si è accorti?</strong> Non è stato visto… o non è stato raccolto e archiviato? E tutti i reperti a disposizione sono stati anche condivisi? O qualcosa è rimasto non detto? E infine… come è stato collegato tutto ciò?</p>
<p>A prima vista possono sembra concetti scontati. O al contrario tutto può risultare troppo astratto. In realtà e per fortuna non è così.</p>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3>IL RIMEDIO ALLA TERAPIA INUTILE</h3>
<p>Nei casi in cui la terapia sembra inutile, è indispensabile, irrinunciabile, fermare tutto e riflettere su ciò che si è portato nello studio dello psicoterapeuta.</p>
<p>Al dottore è stato raccontato tutto? In modo chiaro? Per intero?</p>
<p>Raccontare e spiegare bene e con calma è un diritto. Ed è anche un dovere, ma non è ovvio, perchè <strong>non è semplice mettere a fuoco ciò che si prova</strong>. Tanto meno è <strong>raccontarlo</strong>.</p>
<p>Dall’ortopedico mi rendo conto di quanto possa essere complesso raccontare come è fatto quel male alla schiena che mi ha portato da lui. Se poi inizia a chiedere quando si presenta o, peggio ancora, che tipo di dolore è … non ne parliamo!</p>
<p>Allo stesso modo, ci possiamo render conto di quanto sia difficile descrivere ciò che proviamo. Quali termini meglio di altri descrivono ciò che ci passa dentro. Lì ci rendiamo conto che descrivere e raccontare sensazioni, vissuti e pensieri è altrettanto difficile… o forse più ancora!</p>
<p>Ed è altrettanto difficile dire a quel dottore, chiamato psicoterapeuta, che ha capito bene una cosa, ma non l’altra. Che <strong>in qualcosa ci ritroviamo… mentre in altro no</strong>. Se lo facciamo o l’abbiamo fatto riportiamo la macchina sull’unica strada proficua. Se non si riesce le conseguenze sono inevitabili e drammatiche. Si va fuori strada. E si avverte di non essersi portati a casa nulla. Nulla salvo essere più sconsolati, scoraggiati o arrabbiati di prima.</p>
<p>L’esperienza di una consulenza psicologica che non ha prodotto l’effetto sperato è drammaticamente dolorosa e nociva. E purtroppo non rara.</p>
<p>Non si prova solo frustrazione o rabbia. Ci si sente anche danneggiati. E tra i danni ci può essere anche la compromissione della possibilità futura di chiedere un parere psicologico. Ovviamente se le consulenze o le psicoterapie sono più d’una l’effetto accresce come una valanga.</p>
<p>Certamente è normale scoraggiarsi. Restare però scoraggiati è inutile. È un tombino in cui non si deve cadere o da cui bisogna fuoriuscire. Bisogna liberarsi dall’incastro. Come? Le strade sono molteplici. Qui l’attenzione andrà su una strada che è quella di tenere a mente alcune domande cruciali. Da ricordare e porsi sia durante sia al termine di un percorso psicologico concluso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LE DOMANDE UTILI</h3>
<p><em>Ho raccontato tutto al dottore? E l’ho spiegato bene? In modo preciso? Cosa non sono riuscito a descrivere? Oppure c’è qualcosa di cui parlo con l’amico davanti a una birra o a cui ripenso tra me e me che non è arrivato nella stanza dei colloqui? E poi… Ma me ne sono accorto? E ancora… L’’ho detto anche a lui? Ne abbiamo parlato?</em></p>
<p>E d’altro canto… <em>C’è qualcosa che il dottore mi ha detto ma che io non sono riuscito a capire? O qualcosa in cui non mi ritrovavo? O qualcosa che non condividevo per nulla? A questo punto e ancora una volta, mi sono accorto di questi punti di distanza? Direttamente in seduta o successivamente? E gliel’ho segnalato? Ne abbiamo parlato a sufficienza?</em></p>
<p>È indispensabile avere sempre a disposizione nella mente ciò che si è provato a presentare sinteticamente in questo breve scritto. L’auspicio e la speranza sono che la voglia o il bisogno di occuparsi di ciò che angustia la vita risveglino la curiosità di capire ciò che non è andato bene in una o in ambedue le già menzionate fasi di raccolta e connessione dei dati.</p>
<p>È questa la via. Tornare a ragionare sul lavoro compiuto. Sui percorsi iniziati, su quelli interrotti o su quelli mai intrapresi. E tutto ciò per percorrere uno diverso.</p>
<p>Diverso nel tragitto. E diverso nella conclusione.</p>
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<p>di<em> Marco Caltanissetta</em></p>
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		<title>Psicologo, Psicoterapeuta, Psichiatra: qual è la differenza?</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/psicologo-psicoterapeuta-psichiatra-qual-e-la-differenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2018 18:35:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatra]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>”Il dottore mi ha mandato da lei perché ho bisogno di uno psicologo”. “Per la verità la mia professione è quella dello psichiatra”. “Ah, sa… io non ho mai capito la differenza!”. Durante i miei molti anni di lavoro mi è capitato spesso di avere dialoghi di questo tipo! È difficile infatti per i non&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>”Il dottore mi ha mandato da lei perché ho bisogno di uno psicologo”. </em></p>
<p><em>“Per la verità la mia professione è quella dello psichiatra”. </em></p>
<p><em>“Ah, sa… io non ho mai capito la differenza!”. </em></p>
<p>Durante i miei molti anni di lavoro mi è capitato spesso di avere dialoghi di questo tipo!</p>
<p>È difficile infatti per i non addetti ai lavori avere le idee chiare su <strong>chi è e cosa fa</strong> <strong>lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra</strong>.</p>
<p>Erroneamente, per una scarsa informazione, queste tre professioni, molto diverse tra loro, sono considerate sinonimi, come se andare da un professionista o l’altro fosse lo stesso. Non è così !</p>
<p>Da qui, la mia idea di spiegare a voi lettori, le differenze fondamentali del lavoro di questi tre specialisti.</p>
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<h3>LO PSICOLOGO</h3>
<p><strong>Lo Psicologo</strong> è laureato in psicologia, laurea istituita agli inizi degli anni ’80 in alcune città italiane. In precedenza, non esistendo la facoltà specifica, si poteva diventare psicologo conseguendo un’altra laurea (come medicina, lettere o filosofia) ed effettuando poi tre anni di specializzazione in psicologia. Ovviamente, oggi, non sono più in tanti ad aver percorso questa seconda strada ed essere ancora in attività. Nel frattempo la facoltà di psicologia ha preso piede in quasi tutte le città italiane.</p>
<p>Attualmente la figura dello psicologo è inserita in diversi contesti, non necessariamente clinici o di cura. Anzi.</p>
<p>Abbiamo psicologi nelle aziende per la <strong>selezione e la formazione del personale</strong>. Nelle scuole per l’<strong>orientamento</strong>, o con gli <strong>sportelli d’ascolto</strong>. Nelle <strong>ricerche di mercato</strong>. Sul territorio con i <strong>programmi d’ intervento e di prevenzione</strong>.</p>
<p>Cosa fondamentale da sapere è che <strong>l’essere psicologo non dà diritto a fare psicoterapia. Fate attenzione!</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3>LO PSICOTERAPEUTA</h3>
<p>Lo psicoterapeuta è un professionista che, <strong>dopo la laurea</strong> in psicologia o in medicina, prosegue la formazione con una <strong>specializzazione di quattro anni</strong> che comprende un <strong>tirocinio </strong>e in cui è caldamente consigliato, se non obbligatorio, un percorso personale di psicoterapia.</p>
<p>Le scuole di specialità in psicoterapia sono tante e si affidano a tecniche e orientamenti teorici anche molto diversi tra loro.</p>
<p>Con Freud, il padre della psicoanalisi, si è aperto il mondo della cura attraverso la parola, che in oltre 100 anni di storia è andato sempre di più evolvendosi. Le teorie freudiane sono state modificate e rimaneggiate dai suoi successori dando vita a nuove formulazioni teoriche e approcci terapeutici più contemporanei.</p>
<p>Lo psicoterapeuta quindi fa la <a href="http://www.centroclinicopsicologia.it/prestazioni/psicodiagnosi/">diagnosi,</a> fa <a href="http://www.centroclinicopsicologia.it/prestazioni/consultazione-psicologica/">consultazioni psicologiche</a> e ovviamente fa la <a href="http://www.centroclinicopsicologia.it/prestazioni/psicoterapia-individuale/">psicoterapia.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LO PSICHIATRA</h3>
<p>Lo <strong>psichiatra</strong> è laureato in medicina e in seguito specializzato in psichiatria, scuola di quattro anni con tirocinio annesso.</p>
<p>Essendo un medico, offre una  <a href="http://www.centroclinicopsicologia.it/prestazioni/consulenza-psichiatrica/">consulenza psichiatrica</a> e <strong>può utilizzare i farmaci</strong> nella cura degli stati di malessere psicologico e dopo ulteriori specializzazioni o master, <strong>può lavorare anche come psicoterapeuta</strong>.</p>
<p>Tali professionalità non sono in contraddizione tra loro, ma spesso sinergiche, pur se non necessariamente associate.</p>
<p>In alcuni casi, infatti, abbinare la farmacoterapia alla psicoterapia è utile, o in certi casi indispensabile, per ridurre più velocemente la sintomatologia acuta, sedare l’angoscia o le emozioni poco controllabili. Questo permette alla persona una maggiore tranquillità e libertà di pensiero per poter affrontare la psicoterapia.</p>
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<p>di <em>Manuela Colombo</em></p>
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