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	<title>News Archivi - Centro clinico psicologia</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 28 Mar 2026 09:50:53 +0000</lastBuildDate>
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		<title>UNA SALETTA. IL TEMPO NON È UN DETTAGLIO. E LA PAZIENZA NON È ASPETTARE.</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/tempo-psicoterapia-pazienza-relazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 09:50:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[pazienza]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione terapeutica]]></category>
		<category><![CDATA[tempo in psicoterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>UNA SALETTA. IL TEMPO NON È UN DETTAGLIO. E LA PAZIENZA NON È ASPETTARE. In psicoterapia il tempo non è solo una durata: è uno spazio in cui qualcosa può accadere. Mostra fotografica. Fotografie in bianco e nero. Volti, mani, sguardi. Quelle immagini che non hanno bisogno di spiegazioni, ma che qualcosa lo lasciano comunque.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>UNA SALETTA. IL TEMPO NON È UN DETTAGLIO. E LA PAZIENZA NON È ASPETTARE.</h2>
<p><em>In psicoterapia il tempo non è solo una durata: è uno spazio in cui qualcosa può accadere.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Mostra fotografica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Fotografie in bianco e nero.</p>
<p style="font-weight: 400;">Volti, mani, sguardi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quelle immagini che non hanno bisogno di spiegazioni, ma che qualcosa lo lasciano comunque.</p>
<p style="font-weight: 400;">Scorrono una dopo l’altra.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ci si muove.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si osserva.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si va avanti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Fino in fondo, come spesso succede.</p>
<p style="font-weight: 400;">Poi, quasi fuori percorso, una saletta laterale, piccola, discreta. Di quelle che si possono saltare senza sentirsi in colpa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dentro, un video.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si potrebbe tirare dritto, anzi, normalmente si tira dritto.</p>
<p style="font-weight: 400;">E invece no. Mi fermo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non per chissà quale intuizione.Più probabilmente per una forma minima di pazienza.</p>
<p style="font-weight: 400;">O forse solo perché, per un attimo, la fretta si è distratta.</p>
<p style="font-weight: 400;">E quel tempo – pochi minuti – si rivela tutt’altro che inutile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Fermata fortuita e fortunata.</p>
<p style="font-weight: 400;">La mostra è “La cura dell’Alzheimer e l’esperienza di Sacra Famiglia”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel video c’è una frase semplice.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La relazione e l’incontro richiedono un tempo – che è lo spazio – e la pazienza – che è il modo.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Semplice. Ma tutt’altro che scontata.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>IL TEMPO</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Quando si parla di terapia, il tempo viene spesso trattato come un dettaglio tecnico.</p>
<p style="font-weight: 400;">La durata della seduta.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’intervallo tra un incontro e l’altro.</p>
<p style="font-weight: 400;">La durata della terapia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma non è lì il punto. <strong>Il tempo non è solo una quantità o una misura. È uno spazio.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">O, forse meglio, <strong>è il modo in cui uno spazio si rende disponibile.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Uno spazio che non è fisico, ma che paziente e terapeuta costruiscono e che rende possibile la costruzione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una sorta di estensione in cui qualcosa può prendere forma senza essere immediatamente chiuso, definito, risolto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Senza tempo si resta in superficie. Si parla, si risponde, si reagisce.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con il tempo, invece, si apre un luogo diverso: <strong>uno spazio in cui è possibile sostare, tornare, lasciare che le cose restino anche non completamente comprese</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non è solo il parlare che cura.</p>
<p style="font-weight: 400;">È il tempo in cui qualcosa può essere detto senza essere subito sistemato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un ulivo non cresce perché qualcuno lo sollecita. E non cresce solo grazie ad acqua e luce. Cresce anche di notte e quando non si annaffia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Cresce nel tempo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Cresce alternando fasi: momenti di espansione, di accrescimento, e momenti di apparente quiete.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche lo sviluppo umano segue questa logica: non è lineare, ma fatto di passaggi, di salti e di quiescenze.</p>
<p style="font-weight: 400;">Fasi in cui qualcosa cambia, e fasi in cui sembra non accadere nulla — ma in realtà si sta preparando il passaggio successivo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nello sport è uguale. Il problema è che facciamo fatica a tollerarlo.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>LA PAZIENZA</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">La parola pazienza è una di quelle che sembrano chiare… finché non si prova a usarle davvero. Perché, appena serve, diventa difficile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Deriva dal latino <em>patientia</em>, derivato di <em>patiens, </em>paziente: sopportare, sostenere, portare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Già qui qualcosa si capisce.Non ha nulla a che fare con lo stare fermi e basta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ha a che fare con il restare, con il tenere, con il non scappare quando qualcosa non è immediatamente risolvibile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Come scrive Joyce Meyer: “La pazienza non è la capacità di aspettare, ma la capacità di mantenere un buon atteggiamento mentre si aspetta.”</p>
<p style="font-weight: 400;">Tradotto in modo meno elegante: non è il tempo che passa, è come ci stai dentro.</p>
<p style="font-weight: 400;">E spesso ci si sta male.Perché la pazienza è un lavoro attivo e a tratti faticoso.</p>
<p style="font-weight: 400;">Lo sanno bene i genitori,  ancora di più i genitori di adolescenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ci sono momenti in cui la pazienza non è un concetto, è quasi un esercizio muscolare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tenere a bada l’impulso, la pancia, la voglia di intervenire subito.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non reagire all’ultima trovata – magari “geniale” – del figlio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non partire per primi; restare e aspettare quel mezzo secondo in più che spesso cambia tutto.</p>
<p style="font-weight: 400;">È lì che si apre uno spazio.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>UNA COSA CONTROINTUITIVA</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Il punto è che tutto questo va contro quello a cui siamo abituati:velocità, risposte immediate, soluzioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche in terapia: <em>“quanto ci vuole?”,“quando passa?”, “cosa devo fare</em>?”</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma la mente non funziona così. Daniel Kahneman, psicologo e premio Nobel per l’economia, ha descritto come il nostro modo di pensare non sia unico: esiste un funzionamento rapido, automatico, intuitivo, e un funzionamento più lento, riflessivo, che richiede tempo ed energia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il primo è immediato.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il secondo è quello che permette di rielaborare davvero l’esperienza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Forzare i tempi, spesso, significa restare nel primo.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>QUANDO, FORSE, NON SUCCEDE NULLA</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Ci sono momenti, in terapia, in cui sembra che non succeda niente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le cose girano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tornano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non si sbloccano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ed è proprio lì che molti si innervosiscono.</p>
<p style="font-weight: 400;">E invece, a volte, è esattamente lì che sta succedendo qualcosa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non visibile. Non immediato.Ma reale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel nostro lavoro il tempo non è un riempitivo. È una condizione.</p>
<p style="font-weight: 400;">E la pazienza non è una virtù accessoria. È il modo.</p>
<p style="font-weight: 400;">È il modo in cui qualcosa, lentamente, trova spazio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Come ricorda Il piccolo principe:</p>
<p style="font-weight: 400;">“È il tempo che hai perso per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante.”</p>
<p style="font-weight: 400;">Chissà quante salette avrò perso e quante salette rischiamo di perdere andando di corsa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/marco-caltanissetta/">Marco Caltanissetta</a></p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Psicodiagnosi: alla scoperta di SE&#8217;</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/psicodiagnosi-alla-scoperta-di-se/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 16:48:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[psicodiagnosi]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>PSICODIAGNOSI: ALLA SCOPERTA DI SE&#8217; Intorno al concetto di psicodiagnosi sembra esserci da sempre un alone di mistero. Non è chiaro esattamente che cosa si intenda e in cosa consista un simile percorso. Questo accade perché siamo generalmente abituati a pensare alla diagnosi in senso esclusivamente medico, come un processo in cui, dopo una serie&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>PSICODIAGNOSI: ALLA SCOPERTA DI SE&#8217;</h3>
<p style="font-weight: 400;">Intorno al concetto di psicodiagnosi sembra esserci da sempre un alone di mistero. Non è chiaro esattamente che cosa si intenda e in cosa consista un simile percorso.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo accade perché siamo generalmente abituati a pensare alla diagnosi in senso esclusivamente medico, come un processo in cui, dopo una serie di esami, si giunge a una definizione univoca, a un nome chiaro e alla conseguente cura. In ambito psicologico è decisamente più complesso e possiamo parlare di <strong>diagnosi categoriale</strong> e <strong>diagnosi di funzionamento.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA DIAGNOSI CATERGORIALE</h3>
<p style="font-weight: 400;">In psicologia, la diagnosi categoriale, si avvicina alla diagnosi medica classica: in base alla sintomatologia del paziente viene inquadrata la categoria diagnostica. Per fare questo generalmente si fa riferimento al <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://it.wikipedia.org/wiki/Manuale_diagnostico_e_statistico_dei_disturbi_mentali&amp;ved=2ahUKEwiF7LXM4Y6LAxWG9gIHHeF0HwwQFnoECAkQAQ&amp;usg=AOvVaw0aKZ5JJZMLXj155oV7ar4M">Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders</a> (DSM) della American Psychiatric Association (APA), un manuale diagnostico e statistico all&#8217;interno del quale sono classificate tutte le malattie psichiatriche.</p>
<p style="font-weight: 400;">La diagnosi categoriale ha dunque come vantaggio quello di dare un nome specifico al disagio della persona e impostare il trattamento utilizzando un linguaggio comune tra i professionisti.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte però, <strong>il poter ricondurre diverse persone alla stessa categoria diagnostica sulla base della sintomatologia rischia di portare a perdere importanti elementi soggettivi e contestuali</strong> <strong>fondamentali per comprendere il soggetto nella propria unicità.</strong></p>
<p><strong>Per quanto la diagnosi possa essere la stessa, la persona vive la propria sofferenza in modo unico sulla base della propria struttura, delle risorse, del carattere, dei limiti e, sempre in modo unico, affronta il disagio.</strong></p>
<p>In altre parole, se a dieci persone viene diagnosticata la depressione sulla base della sintomatologia manifesta, ognuna di queste percepirà, vivrà e affronterà la malattia in modo diverso a seconda del proprio &#8220;funzionamento&#8221;.</p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA DIAGNOSI DI FUNZIONAMENTO</h3>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La diagnosi di funzionamento esplora le modalità con cui la persona si manifesta nell&#8217;ambiente</strong> attraverso l&#8217;analisi di diversi fattori, come per esempio, i meccanismi di pensiero, la gestione emotiva, l&#8217;immagine di sé e i rapporti interpersonali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Diagnosi categoriale e diagnosi funzionale non sono mutualmente escludenti, anzi in alcuni casi, soprattutto dove emerge una sintomatologia psichiatrica, diventa importante che l&#8217;una completi l&#8217;altra e cioè che accanto all&#8217;etichetta diagnostica che definisce la malattia venga dato spazio alla comprensione più profonda del soggetto che ne è portavoce.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il focus quindi rimane sempre la persona con le proprie specifiche sfaccettature e modi di essere e sentire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>COME FUNZIONA LA PSICODIAGNOSI</h3>
<p><em>Cosa mi sta succedendo? Cosa mi porta a stare così? Perchè reagisco in questo modo? Da dove arriva il dolore che provo oggi?</em>Sono solo alcune delle domande che ci pongono le persone quando si rivolgono a noi per iniziare un percorso di psicodiagnosi.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’idea alla base di un <strong>percorso psicodiagnostico </strong>è arrivare a definire, attraverso l’uso di diversi strumenti tra cui i <strong>test psicologici</strong>, una fotografia il più nitida possibile di come la persona è, come si muove e funziona nel mondo, come ragiona, come &#8220;sente&#8221;, come vive, come si relaziona, quali sono i suoi punti di fragilità e di forza così da poter arrivare a una maggiore comprensione e consapevolezza.</p>
<p style="font-weight: 400;">La diagnosi così intesa non vuole essere il fine, ma un <strong>punto di inizio.</strong></p>
<p>In alcuni casi la psicodiagnosi viene richiesta dalla persona stessa spinta da domande su di sé, in altri da uno psicoterapeuta che sta attraversando una fase di stallo nella terapia con il suo paziente e ha bisogno di nuovi spunti, in altri ancora dallo psichiatra che necessita di uno sguardo più ampio e complesso sul suo paziente.</p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA PSICODIAGNOSI NEL CENTRO CLINICO DI PSICOLOGIA</h3>
<p style="font-weight: 400;">Nel Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti la psicodiagnosi ricopre un ruolo molto importante per questo il percorso viene attentamente costruito insieme al paziente.</p>
<p><em>PRIMA FASE: IL COLLOQUIO CLINICO E LA SCELTA DEI TEST</em></p>
<p>Il percorso psicodiagnostico inizia con un <strong>primo colloquio svolto dallo psicoterapeuta</strong>, necessario per comprendere la storia della persona, la domanda che porta e i bisogni specifici.</p>
<p>Successivamente<strong> lo psicoterapeuta e lo psicodiagnosta si confrontano </strong>per valutare i test più appropriati da utilizzare.</p>
<p>Non esiste un sistema pre-costituito. Il percorso viene pensato e strutturato a partire dal bisogno specifico della persona.</p>
<p><em>SECONDA FASE: LA SOMMINISTRAZIONE DEI TEST</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Si entra nel vivo della psicodiagnosi attraverso la somministrazione dei <strong>test</strong> al fine di definire la fotografia di cui si è parlato in precedenza.</p>
<p>Proprio per la specificità del percorso, pensato ad hoc con la persona, è difficile descriverne a priori la struttura; tendenzialmente  vengono utilizzati strumenti che valutano il<strong> funzionamento cognitivo</strong> (es. scale per la valutazione dell’intelligenza finalizzati non tanto a determinare il QI quanto a esplorare gli stili di ragionamento, i processi cognitivi che influenzano le scelte e dunque i comportamenti, le modalità di comprensione ed espressione, ecc) la <strong>struttura di personalità </strong>e più in generale, <strong>il mondo emotivo e relazionale</strong> della persona (es. test proiettivi come Rorschach e TAT; questionari self-report; ecc).</p>
<p>Somministrare i test è un po&#8217; come guardare una stanza da diverse angolazioni, ogni test ci permette di esplorare una parte e ottenere una visione a 360 gradi.</p>
<p><em>TERZA FASE: LA RESTITUZIONE</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Al concludersi della somministrazione viene prodotta una<strong> relazione</strong> che verrà poi <strong>discussa punto per punto con lo psicoterapeuta</strong> che ha effettuato il primo colloquio. Questa fase è molto importante e delicata in quanto diventa essa stessa occasione di riflessione su di sé e può eventualmente aprire ad altri approfondimenti all&#8217;interno di una psicoterapia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Leggere insieme a uno psicoterapeuta quanto è emerso dalla psicodiagnosi aiuterà la persona a comprendere il proprio funzionamento avendo la possibilità di chiarire, approfondire e discutere del prezioso materiale prodotto per acquisire una nuova chiave di lettura -più chiara e coerente-  di ciò che è, di come funziona in relazione a se stesso, all&#8217;altro, al mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>BONUS PSICOLOGO: COME ACCEDERE AL CONTRIBUTO</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/bonus-psicologo-come-accedere-al-contributo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 10:34:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bonus psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[bonus psicologo 2023]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>BONUS PSICOLOGO: COME ACCEDERE AL CONTRIBUTO BONUS PSICOLOGO: DI COSA SI TRATTA Il bonus psicologo 2023 è un buono di importo fino a 1.500 €  a persona per aiutare chi sta attraversando un periodo di fragilità psicologica, depressione, ansia e forte stress. Data l’enorme richiesta dello scorso anno, anche per il 2023 il Ministero della Salute&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>BONUS PSICOLOGO: COME ACCEDERE AL CONTRIBUTO</p>
<h3>BONUS PSICOLOGO: DI COSA SI TRATTA</h3>
<p>Il bonus psicologo 2023 è un <strong>buono di importo fino a 1.500 €</strong>  a persona per aiutare chi sta attraversando un periodo di fragilità psicologica, depressione, ansia e forte stress.</p>
<p>Data l’enorme richiesta dello scorso anno, anche per il 2023 il Ministero della Salute ha deciso di stanziare dei fondi, che potranno essere finalmente usufruiti dai cittadini nel 2024, <strong>inoltrando la domanda per via telematica dal 18 marzo 2024 al 31 maggio 2024 accedendo al servizio &#8220;contributo sessioni di psicoterapia&#8221; dell&#8217;INPS.</strong></p>
<p>Il bonus verrà utilizzato per sostenere le spese delle sedute di psicoterapia effettuate con lo specialista desiderato e scelto all’interno della lista di psicoterapeuti che hanno aderito all’iniziativa (la lista degli specialisti è consultabile nella sezione dedicata del portale INPS).</p>
<p>Tutti gli <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/">psicoterapeuti</a> del <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/il-centro/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a> hanno aderito al bonus psicologo.</p>
<h3>COME FARE DOMANDA PER IL BONUS PSICOLOGO 2023</h3>
<p>Per prima cosa è necessario essere in possesso di almeno uno dei seguenti documenti:</p>
<ul>
<li>Carta di Identità Elettronica (CIE)</li>
<li> Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale (SPID)</li>
<li>La Carta Nazionale dei Servizi (CNS).</li>
</ul>
<p>Ogni persona può inoltrare <strong>una sola domanda</strong>, utilizzando due modalità:</p>
<ul>
<li>il <strong>portale INPS</strong></li>
<li>il <strong>Contact Center Integrato</strong></li>
</ul>
<h3>COME RICHIEDERE IL BONUS PSICOLOGO TRAMITE PORTALE INPS</h3>
<p>Nello specifico, per richiedere il bonus psicologo tramite portale INPS:</p>
<ul>
<li>Vai su <a href="https://www.inps.it/"><strong>www.inps.it</strong></a> e accedi con SPID, CIE o CNS</li>
<li>Clicca su “Prestazioni e servizi” e poi “Servizi”</li>
<li>Clicca su “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche”</li>
<li>Clicca su <strong>“Contributo sessioni psicoterapia”</strong>.</li>
</ul>
<p>Per l’ erogazione del contributo verranno tenuti in considerazione l’<strong>ordine di arrivo delle domande</strong> e il <strong>posizionamento ISEE,</strong> verranno infatti privilegiate le persone con un ISEE più basso.</p>
<h3>COME FUNZIONA IL BONUS PSICOLOGO 2023</h3>
<p>Se la domanda viene accolta, ad ogni beneficiario verrà assegnato un codice alfanumerico chiamato CODICE UNIVOCO, che deve essere comunicato allo psicoterapeuta. Questo codice infatti servirà al professionista per prenotare la seduta nell’apposita sezione del portale INPS.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>PER PRENOTARE UNA SEDUTA NEL NOSTRO CENTRO CLINICO</h3>
<p>Una volta ricevuta la comunicazione di accettazione della domanda da parte dell’INPS e il relativo codice univoco, basta <strong>scrivere una e-mail alla nostra casella di posta info@centroclinicopsicologia.it</strong> lasciando il proprio nome e numero di telefono.</p>
<p>I responsabili del Centro Clinico di Psicologia, il <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/marco-caltanissetta/">Dott. Marco Caltanissetta</a> e la <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/elisa-buratti/">Dott.ssa Elisa Buratti</a>, si metteranno in contatto con voi per fornirvi tutte le informazioni necessarie, comprendere meglio la situazione e valutare insieme il percorso e lo specialista più indicato.</p>
<p>Tutti gli psicoterapeuti del Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti aderiscono all’iniziativa Bonus psicologo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/bonus-psicologo-come-accedere-al-contributo/">BONUS PSICOLOGO: COME ACCEDERE AL CONTRIBUTO</a> proviene da <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it">Centro clinico psicologia</a>.</p>
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			</item>
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		<title>BONUS PSICOLOGO 2023: COME FARE DOMANDA</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/bonus-psicologo-2023-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 12:35:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bonus psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[bonus psicologo 2023]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.centroclinicopsicologia.it/?p=16874</guid>

					<description><![CDATA[<p>BONUS PSICOLOGO 2023: COME FARE DOMANDA BONUS PSICOLOGO 2023: DI COSA SI TRATTA Il bonus psicologo 2023 è un buono di importo fino a 1.500 € per aiutare chi sta attraversando un periodo di fragilità psicologica, depressione, ansia e forte stress. Il bonus psicologo è nato per far fronte al devastante impatto emotivo causato dalla pandemia Covid-19&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>BONUS PSICOLOGO 2023: COME FARE DOMANDA</p>
<h3>BONUS PSICOLOGO 2023: DI COSA SI TRATTA</h3>
<p>Il bonus psicologo 2023 è un <strong>buono di importo fino a 1.500 €</strong> per aiutare chi sta attraversando un periodo di fragilità psicologica, depressione, ansia e forte stress.</p>
<p>Il bonus psicologo è nato per far fronte al devastante impatto emotivo causato dalla pandemia Covid-19 e dall’isolamento forzato che hanno lasciato non poche conseguenze tra i bambini, gli adolescenti, fino ai soggetti più adulti. Data l’enorme richiesta dello scorso anno, anche per il 2023 il Ministero della Salute ha deciso di stanziare dei fondi, che potranno essere finalmente usufruiti dai cittadini nel 2024.</p>
<p>Il bonus verrà utilizzato per sostenere le spese delle sedute di psicoterapia effettuate con lo specialista desiderato e scelto all’interno della lista di psicoterapeuti che hanno aderito all’iniziativa (la lista degli specialisti è consultabile nella sezione dedicata del portale INPS).</p>
<p>Tutti gli <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/">psicoterapeuti</a> del <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/il-centro/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a> hanno aderito al bonus psicologo.</p>
<h3>COME FARE DOMANDA PER IL BONUS PSICOLOGO 2023</h3>
<p>Per prima cosa è necessario essere in possesso di almeno uno dei seguenti documenti:</p>
<ul>
<li>Carta di Identità Elettronica (CIE)</li>
<li> Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale (SPID)</li>
<li>La Carta Nazionale dei Servizi (CNS).</li>
</ul>
<p>Ogni persona può inoltrare una sola domanda, utilizzando due modalità:</p>
<ul>
<li>il <strong>portale INPS</strong>, a cui si potrà accedere con le proprie credenziali</li>
<li>il <strong>Contact Center Integrato</strong>: si potrà chiamare il numero verde 803.164 che è gratuito da rete fissa, oppure il numero 06 164.164, a pagamento da rete mobile.</li>
</ul>
<h3>COME RICHIEDERE IL BONUS PSICOLOGO TRAMITE PORTALE INPS</h3>
<p>Nello specifico, per richiedere il bonus psicologo tramite portale INPS:</p>
<ul>
<li>Vai su <a href="https://www.inps.it/"><strong>www.inps.it</strong></a> e accedi con SPID, CIE o CNS</li>
<li>Clicca su “Prestazioni e servizi” e poi “Servizi”</li>
<li>Clicca su “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche”</li>
<li>Clicca su <strong>“Contributo sessioni psicoterapia”</strong>.</li>
</ul>
<p>Per l’ erogazione del contributo verranno tenuti in considerazione l’<strong>ordine di arrivo delle domande</strong> e il <strong>posizionamento ISEE,</strong> verranno infatti privilegiate le persone con un ISEE più basso.</p>
<h3>COME FUNZIONA IL BONUS PSICOLOGO 2023</h3>
<p>Se la domanda viene accolta, ad ogni beneficiario verrà assegnato un codice alfanumerico chiamato CODICE UNIVOCO, che deve essere comunicato allo psicoterapeuta. Questo codice infatti servirà al professionista per prenotare la seduta nell’apposita sezione del portale INPS e procedere alla fatturazione all’ente.</p>
<p>L’erogazione  dell’importo spettante, nella quota massima di 50 euro a seduta, viene erogato direttamente a favore  del professionista secondo le modalità da esso indicate.</p>
<h3>PER PRENOTARE UNA SEDUTA NEL NOSTRO CENTRO CLINICO</h3>
<p>Una volta ricevuta la comunicazione di accettazione della domanda da parte dell’INPS e il relativo codice univoco, basta scrivere una e-mail alla nostra casella di posta info@centroclinicopsicologia.it lasciando il proprio nome e numero di telefono.</p>
<p>I responsabili del Centro Clinico di Psicologia, il <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/marco-caltanissetta/">Dott. Marco Caltanissetta</a> e la <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/elisa-buratti/">Dott.ssa Elisa Buratti</a>, si metteranno in contatto con voi per fornirvi tutte le informazioni necessarie, comprendere meglio la situazione e valutare insieme il percorso e lo specialista più indicato.</p>
<p>Tutti gli psicoterapeuti del Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti aderiscono all’iniziativa Bonus psicologo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#x200d;</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>NATALE: EMOZIONI, PENSIERI, DOMANDE</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/natale-emozioni-pensieri-domande/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Dec 2023 09:52:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[supporto alla famiglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>NATALE: EMOZIONI, PENSIERI, DOMANDE Emozioni. Presto sarà Natale. Alcuni, giocondi e inteneriti, da tempo ne stanno pregustando l’atmosfera. Altri, percependone l’arrivo, avvertono da settimane un ansioso e irrequieto turbamento. E c’è anche chi, figurandosi le imminenti feste, si sente invaso da una tristezza opprimente. Qualche giorno fa sono incappata in una frase, che penso sia&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>NATALE: EMOZIONI, PENSIERI, DOMANDE</h2>
<h2></h2>
<h2><strong>Emozioni.</strong></h2>
<p>Presto sarà Natale.</p>
<p>Alcuni, giocondi e inteneriti, da tempo ne stanno pregustando l’atmosfera.</p>
<p>Altri, percependone l’arrivo, avvertono da settimane un ansioso e irrequieto turbamento.</p>
<p>E c’è anche chi, figurandosi le imminenti feste, si sente invaso da una tristezza opprimente.</p>
<p>Qualche giorno fa sono incappata in una frase, che penso sia dell’insegnante e letterata americana <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=2ahUKEwiGu7TP5KeDAxUN8QIHHUsxDzgQFnoECB8QAQ&amp;url=https%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FMary_Ellen_Chase&amp;usg=AOvVaw0YrUvavyQWVCYL_MtvrdFz&amp;opi=89978449">Mary Ellen Chase</a>, nata alla fine dell’Ottocento: “<em>Il Natale, bambini, non è una data: è uno stato d’animo</em>”. Non lo stesso per tutti, però, e non lo stesso ogni anno.</p>
<p>L’allegria e la tenerezza, la tristezza, la nostalgia, l’ansia, l’attesa e la sorpresa, la rabbia, la vergogna, la delusione: quante emozioni risveglia, il Natale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Pensieri.</strong></h2>
<p>Perché?  Perché il Natale dà vita a emozioni tanto discordi?</p>
<p>Il Natale parla di relazioni, di famiglia, di legami; parla di origini, di radici; parla di intimità.</p>
<p>Come un musicista, sollecita le corde del nostro presepe interno, ci riporta indietro nel tempo. È un rito che si ripete e che si rinnova. È un narratore che, ogni anno, fa vibrare la nostra anima con le sue parole.</p>
<p>Ha dentro pensieri sottili sul senso della vita. Questi pensieri vengono spesso ottenebrati dalla malattia della nostra società, tutta indaffarata a inventare bisogni nuovi da soddisfare a un prezzo (economico ed emotivo) altissimo. Resistono, però, perché fanno parte della natura dell’uomo; magari taciuti alla nostra coscienza, ma resistono. Esistono.</p>
<p>Il Natale, ciclicamente, porta alla ribalta tutto questo: le narrazioni che noi facciamo sulla vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Domande.</strong></h2>
<p>Il giorno di Natale, o la vigilia, dove sarò? In una chiesa? Su un’isola tropicale? Nei luoghi della mia infanzia? Perché?</p>
<p>E con chi? Sarò insieme a qualcuno oppure da solo? Lo sarò per scelta oppure perché sentirò di doverlo fare? Oppure ancora: mi parrà di non avere alternative? Mi sentirò comodo oppure a disagio? Spontaneo e sincero oppure costretto e affettato?</p>
<p>C’è una sedia vuota alla mia tavola? Potrò dire che mi addolora? Saprò esprimere ciò che sento? Lo vorrò fare? Lo nasconderò?</p>
<p>Cosa mi aspetto dalla giornata di domani? È un’illusione? È mai esistito o era un sogno, un ideale? Quando ha cominciato a formarsi quel deserto amaro che già immagino? Ho il potere di ricavare un’oasi buona, una parentesi di tranquillità, in una giornata che il mondo festeggia?</p>
<p>Di che cosa ho paura? Perché provo una gioia così smisurata? Che cosa mi fa arrabbiare?</p>
<p>Sono solo? Mi sento amato? Sono solo di me oppure mi voglio bene?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>E una piccola candela accesa.</strong></h2>
<p>Il Natale è come uno specchio: ci aspetta, una volta all’anno, per scoprire parti del nostro animo e della nostra storia. Noi sappiamo che è lì, dietro l’angolo, e questa consapevolezza sollecita pensieri ed emozioni.</p>
<p>Per quanto questi pensieri e queste emozioni siano diversi, ognuno di noi domani potrà almeno intuire alcuni dei vissuti altrui. Già Terenzio, nel II secolo a.C., scriveva “Homo sum, nihil humani a me alienum puto”: sono un uomo e dunque niente di ciò che è umano mi è estraneo. Anche le storie di vita più diverse, in qualche punto si somigliano: ognuno, ad esempio, ha dentro di sé un presepe, con tutti i bisogni che esso rappresenta. In questo senso, nessuno è solo e questa consapevolezza può farci compagnia.</p>
<p>Qualche settimana fa, una persona che incontro in studio mi ha detto che, diversamene da quanto accadeva negli anni passati, l’arrivo delle stagioni fredde non ha suscitato in lei la consueta cupezza, ma un desiderio di affettuoso e caldo ritiro.</p>
<p>“È come se avessi dentro una piccola candela accesa…”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/">Dott.ssa Erica Kufersin</a></p>
<p>Psicologa Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>QUANDO IL BAMBINO NON ARRIVA</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/quando-il-bambino-non-arriva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 10:26:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[childfree]]></category>
		<category><![CDATA[childless]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapeuta]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>QUANDO IL BAMBINO NON ARRIVA Sentiamo sempre più spesso parlare di childfree e childless (perché a noi italiani gli inglesismi piacciono tanto) per definire quelle persone che non hanno figli, chi per scelta, chi perché non ha potuto averne. Quale sia la motivazione non importa, è importante però parlarne, dare voce ai vissuti e ai&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>QUANDO IL BAMBINO NON ARRIVA</h3>
<p>Sentiamo sempre più spesso parlare di<a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=&amp;cad=rja&amp;uact=8&amp;ved=2ahUKEwj0ksXl7M-BAxWG87sIHfgWC3gQFnoECBoQAQ&amp;url=https%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FChildfree&amp;usg=AOvVaw073Vf7QdmnB8tVWMp7SKtI&amp;opi=89978449"> childfree</a> e childless (perché a noi italiani gli inglesismi piacciono tanto) per definire quelle persone che non hanno figli, chi per scelta, chi perché non ha potuto averne.</p>
<p>Quale sia la motivazione non importa, è importante però parlarne, dare voce ai vissuti e ai pensieri che accompagnano una dimensione di vita così delicata e complicata.</p>
<p>Ci sono donne che si sono sentite libere di non essere madri, che nella vita volevano altro e altro hanno perseguito.</p>
<p>Donne che hanno sofferto il peso della scelta, affossate dai giudizi di chi dall’alto le ha etichettate egoiste e immature… e ne hanno sentiti così tanti di quei commenti, che per un po’ ci hanno pure creduto.</p>
<p>Donne che un bambino lo avrebbero tanto voluto, ma non è arrivato e sono sprofondate in quello stesso buco nero che sentivano dentro la pancia. Ed è proprio a queste ultime a cui oggi vorrei dar spazio. Il mio scritto nasce dalla voce di chi deve fare i conti con quel bambino che non arriva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>LA SCOPERTA DEL DESIDERIO</strong></h3>
<p>Quel bambino, che fino a poco fa non trovava spazio nella nostra vita, oggi inizia a farsi largo delicatamente tra un pensiero e l’altro.</p>
<p>Iniziamo anche a comportarci e a pensare in modo nuovo, strano. I bimbi piangenti al tavolo del ristornate che fino a qualche tempo fa ci infastidivano, oggi sono diventati miracolosamente teneri.</p>
<p>Meglio di un radar,  riusciamo a intercettare decine di carrozzine nel raggio di pochi metri, come se tutte le donne della città avessero partorito nello stesso istante. Anche le nostre amiche improvvisamente restano incinta. Ma la cosa più importante è che iniziamo a fantasticare su come sarebbe la nostra vita a tre e un velato sorriso si schiude tra le labbra, per la prima volta. La maternità, inizia a entrare nel mondo del possibile. Prende forma il desiderio.</p>
<p>Allo stesso tempo però sono tante le domande che affollano la testa: &#8220;riuscirò a organizzarmi con il lavoro?&#8221;, &#8220;Avrò ancora spazio per me?&#8221;,  &#8220;Sono pronta ad assumermi una responsabilità così grande?&#8221;; &#8220;E poi il pensiero più minaccioso e imperante&#8221;; “E se poi mi pento?”</p>
<p>Seppur senza alcuna risposta, decidiamo che è il momento di provarci affidandoci al caso, se accade… accade. L’unico modo per sconfiggere la paura, a volte, è solo non buttarsi. Come dico sempre ai miei pazienti, non possiamo aspettare di essere pronti, prima di fare qualcosa&#8230; io probabilmente starei ancora studiando il primo esame di psicologia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>QUANDO IL BAMBINO NON ARRIVA… </strong></h3>
<p>E dopo aver brillantemente superato tanti pensieri e conflitti interni, il bambino non arriva.</p>
<p>In alcuni casi è un problema di infertilità, altre volte, semplicemente, è passato troppo tempo.</p>
<p>Scaraventate in un salto temporale, realizziamo improvvisamente che il corpo ha accusato lo scorrere degli anni molto più della nostra testa, che è rimasta ferma ai 25, con ancora tanta voglia di fare, vivere e progettare.</p>
<p>Improvvisamente realizziamo che di tempo ne è passato e che nel mentre la vita si è riempita di cose. Abbiamo risolto una miriade di problemi, trovato il partner giusto dopo una serie di tentativi fallimentari, realizzato sogni, desideri, siamo diventate più forti, ci sentiamo più capaci. È vero, quegli anni sono passati e ora li vediamo tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>DAL DESIDERIO ALL’ANGOSCIA DI MATERNITA’</strong></h3>
<p>Avere un bambino diventa un pensiero costante, soprattutto quando sembra non arrivare mai.</p>
<p>Molte donne ci provano con una forza straordinaria iniziando stremanti percorsi di fecondazione assistita, in cui tutto segue un rigido calendario e tutto viene pianificato intorno a questo: quando si fanno le analisi, quando si fanno le cure, quando si fa l’amore, quando si va in vacanza.</p>
<p>Il percorso è lungo, costellato da picchi di speranza e crolli di delusione. Perché la forza della donna e tutto l’amore del partner non sono sufficienti. Quel bimbo ancora non arriva.</p>
<p>Da qui la crisi diventa sempre più profonda: sentimenti di inadeguatezza, di vuoto e di incapacità si scatenano nella mente e nella pancia della donna, come se restare incinta fosse la prova di chissà quale talento o valore. “Perché tutte riescono e io no?”, “Perché quello che per tutti è facile e naturale per me è cosi complicato?” e ne potrei scrivere altre mille di queste frasi pronunciate da donne incredule e confuse.</p>
<p>Ed ecco come il vissuto legato alla maternità si trasforma, non stiamo più parlando del desiderio di diventare mamme, ma dell’angoscia di non esserlo.</p>
<p>Ogni piccola cosa è un granello di sale sulla ferita, le amiche incinta, le carrozzine per strada, i bambini chiassosi all’uscita dell’asilo.</p>
<p>Si rimugina su una vita che poteva essere, ma non sarà. E ci si sente sole. Anche dentro la coppia.</p>
<p>In queste situazioni, è possibile, tuttavia  recuperare il  senso della propria  identità attraverso un lavoro personale sul proprio sé e, quando necessario, affrontare un percorso di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/prestazioni/psicoterapia-individuale/">psicoterapia</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>QUANDO IL VUOTO SI TRASFORMA IN SPAZIO</h3>
<p>Credo che il passaggio più complesso per una donna quando il bimbo non arriva, sia ampliare il concetto di generatività aprendosi a forme che vanno al di là dell’avere figli. Non si tratta di un banale piano B, ma di qualcosa di molto più complesso e ricco.</p>
<p>La radice greca di generare -gignomai- significa essere, far essere, far accadere. Quella capacità tipicamente umana di dare alla luce, di attuare un processo creativo, di contribuire attivamente nel far germogliare qualcosa di buono e di prendersene cura. Un concetto dunque che va molto oltre la sfera del biologico.</p>
<p>È un insegnante che genera nei ragazzi l’attitudine a pensare e a pensarsi per creare una società  virtuosa, una manager che genera nei suoi collaboratori le competenze per diventare migliori di lei, una negoziante che genera benessere coinvolgendo i colleghi nella raccolta di beni per i più bisognosi, una sopravvissuta che genera speranza unendo i puntini della propria vita nella scrittura di un romanzo. E allora capiamo come la generatività è in primis un movimento evolutivo dentro noi stesse. È il generare noi stesse generando.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/elisa-buratti/"><em>Elisa Buratti</em></a></p>
<p>Psicologa Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>BONUS PSICOLOGO 2023</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/bonus-psicologo-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Oct 2023 10:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bonus psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[bonus psicologo 2023]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia adolescenti Milano]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>BONUS PSICOLOGO 2023 Il bonus psicologo 2023 è un buono di importo fino a 1.500 € per aiutare chi sta attraversando un periodo di fragilità psicologica, depressione, ansia e forte stress. Il bonus psicologo è nato per far fronte al devastante impatto emotivo causato dalla pandemia Covid-19 e dall&#8217;isolamento forzato che hanno lasciato non poche conseguenze tra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/bonus-psicologo-2023/">BONUS PSICOLOGO 2023</a> proviene da <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it">Centro clinico psicologia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>BONUS PSICOLOGO 2023</h3>
<p>Il bonus psicologo 2023 è un <strong>buono di importo fino a 1.500 €</strong> per aiutare chi sta attraversando un periodo di fragilità psicologica, depressione, ansia e forte stress.</p>
<p>Il bonus psicologo è nato per far fronte al devastante impatto emotivo causato dalla pandemia Covid-19 e dall&#8217;isolamento forzato che hanno lasciato non poche conseguenze tra i bambini, gli adolescenti, fino ai soggetti più adulti.</p>
<p>Il bonus verrà utilizzato per sostenere le spese delle sedute di psicoterapia effettuate con lo specialista desiderato e scelto all’interno della lista di psicoterapeuti che hanno aderito all’iniziativa (la lista degli specialisti è consultabile nella sezione dedicata del portale INPS).</p>
<p>Tutti gli <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/">psicoterapeuti</a> del <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/il-centro/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a> hanno aderito al bonus psicologo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>ASPETTANDO IL BONUS PSICOLOGO 2023…LO SCORRIMENTO DELLA GRADUATORIA DEL BONUS PSICOLOGO 2022</h3>
<p>Dal 27 settembre 2023, grazie allo scorrimento delle graduatorie del bonus psicologo 2022,  sono stati erogati altri contributi. Il calcolo delle risorse residue ha infatti permesso di ammettere nuovi beneficiari.</p>
<p>Quindi&#8230;<strong>FATE ATTENZIONE!</strong> <strong>Se lo scorso anno avete inoltrato la domanda per il bonus psicologo 2022 verificate nell’area personale INPS se è stata accolta ora</strong>!</p>
<p>Per farlo sono necessari pochi passaggi: entrate nella<strong> home page del portale INPS</strong>, nella sezione <strong>Punti di accesso alle prestazioni non pensionistiche</strong>, accedete tramite SPID alla vostra <strong>area personale</strong> INPS e potrete visionare il codice univoco da presentare allo specialista e il valore del bonus. I tempi sono stretti! Avrete a disposizione solo 180 giorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>PREPARIAMOCI PER IL BONUS PSICOLOGO 2023</h3>
<p>Al momento non è ancora possibile inoltrare la domanda online per il bonus psicologo 2023 sul portale INPS.</p>
<p>Siamo tutti in attesa. Però iniziamo a prepararci! Per prima cosa è necessario essere in possesso dei seguenti documenti:</p>
<ul>
<li>Carta di Identità Elettronica (CIE);</li>
<li>Sistema Pubblico di Identità Digitale (<a href="https://bonusx.it/servizi-online/spid/">SPID</a>);</li>
<li>Carta Nazionale dei Servizi (CNS).</li>
</ul>
<p>Il richiedente del bonus psicologo INPS può <strong>presentare domanda per sé stesso o per un minore</strong> se esercente la responsabilità genitoriale o è tutore o affidatario.<br />
Il bonus può essere richiesto anche per conto di un soggetto interdetto, inabilitato o beneficiario dell’amministrazione di sostegno, dal tutore, curatore e amministratore di sostegno.</p>
<p>Al momento, i <strong>requisiti</strong> per la domanda online sul portale INPS del bonus psicologo 2023 sono:</p>
<ul>
<li>essere cittadini italiani, senza nessun requisito d’età;</li>
<li>essere residenti in Italia al momento della domanda;</li>
<li>avere un <a href="https://bonusx.it/servizi-online/modello-isee/">ISEE </a>con un valore inferiore a 50.000 €.</li>
</ul>
<p>Per il 2023 non sono ancora state rese le corrispondenze tra ISEE e valore in euro del contributo, ma è presumibile che venga utilizzata la stessa logica dello scorso anno: più l&#8217;ISEE è basso più alta è la fascia di contributo erogato di cui si può disporre. La salute mentale non può essere considerata un lusso per pochi.</p>
<h2></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h3>COME USUFRUIRE DEL BONUS PSICOLOGO NEL CENTRO CLINICO DI PSICOLOGIA CALTANISSETTA BURATTI</h3>
<p>Una volta ricevuta l&#8217;approvazione della propria domanda e l&#8217;attribuzione del codice alfanumerico univoco necessario per la prenotazione delle sedute il più è fatto!</p>
<p>Per usufruire del Bonus Psicologo nel Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti basta scrivere una e-mail alla nostra casella di posta info@centroclinicopsicologia.it lasciando il proprio nome e numero di telefono.</p>
<p>I responsabili del Centro Clinico di Psicologia, il <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/marco-caltanissetta/">Dott. Marco Caltanissetta</a> e la <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/elisa-buratti/">Dott.ssa Elisa Buratti</a>, si metteranno in contatto con voi per fornirvi tutte le informazioni necessarie, comprendere meglio la situazione e valutare insieme il percorso e lo specialista più indicato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/bonus-psicologo-2023/">BONUS PSICOLOGO 2023</a> proviene da <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it">Centro clinico psicologia</a>.</p>
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		<title>TEMPO LENTO</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/tempo-lento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 13:39:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>TEMPO LENTO LA VELOCITA&#8217; CHE RUBA IL TEMPO Uno dei fili rossi che si dispiega nel tempo, tra la prima rivoluzione industriale e quella informatica, è l’esaltazione della velocità. L’accelerazione delle attività lavorative, consentita dal progresso, avrebbe dovuto lasciare abbondanti riserve di un tempo “nostro”, disteso e lento. Abbiamo strumenti per rendere tutto più veloce,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>TEMPO LENTO</h3>
<h3><strong>LA VELOCITA&#8217; CHE RUBA IL TEMPO</strong></h3>
<p>Uno dei fili rossi che si dispiega nel tempo, tra la prima rivoluzione industriale e quella informatica, è l’esaltazione della velocità.</p>
<p>L’accelerazione delle attività lavorative, consentita dal progresso, avrebbe dovuto lasciare abbondanti riserve di un tempo “nostro”, disteso e lento. Abbiamo strumenti per rendere tutto più veloce, eppure l’impressione è quella di avere sempre meno tempo.</p>
<p>Il tempo lento è merce rara; rallentare, un’utopia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>PERCHE&#8217;?</strong></h3>
<p>L’accelerazione che domina l’innovazione tecnologica si è impadronita anche dei nostri gesti quotidiani. Come se l’incalzante ritmo a cui spesso siamo abituati fosse diventato fine a se stesso.</p>
<p>O forse l’<em>horror vacui</em> (l’orrore del vuoto) esiste davvero e noi, creature fragili ed effimere, che viviamo come fossimo invulnerabili ed eterni, passiamo la vita a distrarci, a stordirci, cercando di schivare la nostra caducità. O, meglio, cercando di schivarne il pensiero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>CORAGGIOSAMENTE, RALLENTARE</strong></h3>
<p>Forse però possiamo almeno provare a rallentare il passo, anche se in fondo ci spaventa.</p>
<p>Il tempo lento è lì, a portata di mano. Lo si trova, ad esempio, accanto a un infante che dorme.</p>
<p><strong>Rallentare e rallentare fino quasi a stare fermi, accorgendoci che in realtà stiamo camminando ancora</strong>: non fuori da noi, ma dentro di noi. Calarsi dentro di sé come in un pozzo, lasciare emergere l’abisso: ci turba, ma possiamo coglierne la meraviglia.</p>
<p>Scenderemo così da quel <em>tapis roulant</em> sul quale ci siamo a lungo affannati stando fermi, sospesi in una serie senza senso di istanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>CAMMINARE DENTRO DI NOI</strong></h3>
<p>Abbiamo dentro (dentro alla mente, dentro al cuore, all’anima, nella psiche) campi di fiori selvatici e di erba al crepuscolo. Il tempo lento ce li lascia conoscere uno ad uno. Occorre un tempo che sia lento, infatti, perché ogni angolo si schiuda, occorre un tempo lento perché il nostro sguardo lo colga.</p>
<p>E ogni manciata di terra, ogni sassolino, ogni goccia d’acqua, ogni seme appartiene alla nostra vita: è una parte di noi, familiare o inesplorata; è l’apertura alla scoperta, all’incontro inatteso; è il timore, la tenerezza, il dolore.</p>
<p>Passeggiare nella vita con profonda e attenta curiosità, essere presenti alla vita, ci fa sentire non più soli, non più vuoti: in compagnia di noi stessi e del mondo intorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>ABBIAMO BISOGNO</strong></h3>
<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Arminio">Franco Arminio</a> ha scritto:</p>
<p>“Abbiamo bisogno di contadini, / di poeti, gente che sa fare il pane, / che ama gli alberi e riconosce il vento. / Più che l’anno della crescita, / ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. / Attenzione a chi cade, al sole che nasce / e che muore, ai ragazzi che crescono, / attenzione anche a un semplice lampione,<br />
a un muro scrostato. / Oggi essere rivoluzionari significa togliere / più che aggiungere, rallentare più che accelerare, / significa dare valore al silenzio, alla luce, / alla fragilità, alla dolcezza.”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/"><em>Dott.ssa Erica Kufersin</em></a></p>
<p>Psicologa Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Far bene ai bambini: meno giocattoli, più desiderio</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/far-bene-ai-bambini-meno-giocattoli-piu-desiderio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2022 15:08:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia familiare Milano]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[supporto genitori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>FAR BENE AI BAMBINI: MENO GIOCATTOLI, PIU&#8217; DESIDERIO Il desiderio è un “sentimento intenso che spinge a cercare il possesso, il conseguimento o l’attuazione di quanto possa appagare un proprio bisogno” (Treccani). UN SENTIMENTO INTENSO CHE SPINGE A CERCARE&#8230; Il desiderio è quella spinta che ci incalza lungo il sentiero di una montagna, che ci esorta&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><b>FAR BENE AI BAMBINI: MENO GIOCATTOLI, </b>PIU&#8217; DESIDERIO</h3>
<p>Il desiderio è un <em>“sentimento intenso che spinge a cercare il possesso, il conseguimento o l’attuazione di quanto possa appagare un proprio bisogno” </em>(<a href="https://www.treccani.it/vocabolario/desiderio/">Treccani</a>).</p>
<h3></h3>
<h3>UN SENTIMENTO INTENSO CHE SPINGE A CERCARE&#8230;</h3>
<p>Il desiderio è quella spinta che ci incalza lungo il sentiero di una montagna, che ci esorta a sopportare l’intensa e prolungata fatica. Se la vetta è una (e non diecimila!) e se a quella vetta possiamo realisticamente immaginare di arrivare, l’obiettivo è raggiungibile. E se l’obiettivo è raggiungibile, il percorso sarà impegnativo, ma anche bellissimo: l’indolenzimento e il dolore dei muscoli, fisici o mentali che siano, saranno resi più sopportabili dal presentimento del traguardo.</p>
<h3></h3>
<h3><strong>L&#8217;APPAGAMENTO</strong></h3>
<p>Raggiunta la vetta, il sogno farà capolino nella realtà, la fantasia prenderà forma e materia, il desiderio sarà soddisfatto. E noi, sazi e appagati, ci siederemo sulla roccia per godere a pieno dell’incantevole panorama, reso ancora più prezioso perché lo avremo guadagnato con sforzo e determinazione. Mentre contempleremo le valli intorno e le innumerevoli sfumature di verde degli alberi, mentre il nostro sguardo si perderà nelle nuvole morbide, tutto l’impegno profuso per arrivare a quel momento acquisterà valore: sia lo sforzo fisico che la capacità di attendere il tempo necessario per realizzare lo scopo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>GIOCATTOLI?</strong></h3>
<p>Cosa ha a che fare tutto questo con i bambini e con i giocattoli? Che cosa c’entra? Vediamo… Quante volte il nostro sorriso -nel vedere i bambini scartare con foga un pacchetto, abbracciare la bambola nuova, aprire ridendo la scatola dei lego- si è spento in un soffio insieme al loro? Quante volte l’entusiasmo per un nuovo giocattolo è evaporato in poco più di un momento? <strong>Perché i bambini di oggi spesso non riescono a godere pienamente dei nostri regali?</strong> A giocarci a lungo con gioia? <strong>Perché, in men che non si dica, il nuovo giocattolo finisce nel mucchio di tutti gli altri, senza mai diventare <em>speciale</em>?</strong></p>
<h3></h3>
<h3><strong>TUTTO E SUBITO</strong></h3>
<p>Non è frequente che i bambini della nostra epoca debbano impegnarsi per ottenere un regalo: non devono inerpicarsi sul sentiero in salita della scelta, dell’impegno e dell’attesa. No: spesso <strong>il loro desiderio trova <em>subito</em> compimento</strong>. A volte addirittura non fanno neppure in tempo a sentirlo, quel desiderio, tanto rapidi siamo noi adulti nell’anticiparli. <strong>Senza quel desiderio e quell’impegno, però, la soddisfazione della vetta diventa fugace</strong>: passato l’effetto novità, il giocattolo perde valore. Avere tutto e subito rende insoddisfatti. Immaginare di trovarsi in cima ad una montagna e immediatamente dopo, per magia, trovarsi proprio in cima a quella montagna sarà anche divertente, stupefacente, ma non è appagante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>FAR BENE AI BAMBINI: COLTIVARE IL DESIDERIO</strong></h3>
<p>Per fortuna, però, <strong>possiamo aiutare i bambini a godere dei giocattoli</strong>. Possiamo far bene ai bambini. Come? Riconoscendo il<strong> valore del limite</strong> e della scelta e coltivando la capacità di <strong>vivere l’attesa</strong>. Se il bambino può avere tutti i giocattoli che vede, ogni giocattolo diventa poco importante. Se riceve immediatamente il giocattolo che nomina, il bambino è privato dell’esperienza del desiderio. <strong>Aiutiamo i bambini a scegliere,</strong> aprendo di fronte a loro un ventaglio limitato di possibilità e invitandoli<strong> a valutarle</strong>, per <em>poi </em><strong>decidere</strong>. Non tutto si può avere: una scelta, benché comporti una rinuncia (o proprio per questo), è una conquista. Aiutiamo i bambini a coltivare il desiderio con pazienza: a fantasticare sul giocattolo scelto, a immaginarsi il momento in cui finalmente sarà loro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>E TRASFORMARE I GIOCATTOLI IN STELLE.</strong></h3>
<p>È meraviglioso quando un bambino viene pervaso da una gioia grande, quando la sua felicità dura a lungo, quando avverte dentro di sé una profonda soddisfazione, quando prova gratitudine, quando tiene ad un giocattolo e sviluppa la capacità di averne cura.<strong> Tutto questo dipende molto da noi adulti. </strong>La parola<em> desiderio</em> deriva dal latino ed è composta dalla preposizione <em>de-</em> e dal termine <em>sidus</em> (stelle): allude alla mancanza, alla privazione. Immaginiamo di scegliere una stella, una sola, e di volerla toccare con un dito, colmando la distanza che ci separa da lei. Aiutiamo i bambini a stare bene: trasformiamo i giocattoli in stelle! Stelle da osservare da lontano, da sognare, da andare a prendere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/consulenti/"><em>Erica Kufersin</em></a></p>
<p>Psicologa Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ghosting: manuale &#8220;distruzioni&#8221;</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/ghosting-manuale-distruzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2022 12:50:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[relazione patologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>GHOSTING: MANUALE &#8220;DISTRUZIONI&#8220; Il ghostig, ovvero chiudere una relazione semplicemente sparendo nel nulla, è ormai diventato il degno sostituto delle vecchie cantilene: “non sei tu, è un mio problema”, “ti vedo come un’amica/amico”, “meriti di meglio”. Siamo arrivati a un punto in cui per sgattaiolare via da una frequentazione o anche solo impedirne la possibile&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>GHOSTING: MANUALE &#8220;<em>DISTRUZIONI</em>&#8220;</h3>
<p>Il ghostig, ovvero chiudere una relazione semplicemente sparendo nel nulla, è ormai diventato il degno sostituto delle vecchie cantilene: “<em>non sei tu</em>, <em>è un mio problema</em>”, “<em>ti vedo come un’amica/amico</em>”, “<em>meriti di meglio</em>”.</p>
<p>Siamo arrivati a un punto in cui per sgattaiolare via da una frequentazione o anche solo impedirne la possibile evoluzione,  è sufficiente bloccare il contatto sul telefonino o cancellarsi da un’App.</p>
<p>Almeno, fino a qualche anno fa, la persona poco convinta, era obbligata ad affrontare la realtà: prepararsi un breve discorso, mimare un’espressione costernata, beccarsi qualche insulto o qualche lacrima. Insomma un minimo di espiazione c’era. E soprattutto la persona lasciata poteva farsene una ragione. Veniva messo un punto chiaro, magari poco credibile, ma la storia era chiaramente chiusa. Non se ne fa nulla, ognuno per la sua strada.</p>
<p>Oggi le cose sono completamente diverse.</p>
<p>Chi fa ghosting, non ci mette la faccia e soprattutto non mette la parola fine. Lascia un vuoto aperto.</p>
<p>Così, quel vuoto, viene presto riempito dalla persona lasciata  con <strong>pensieri catastrofici</strong> “<em>e se gli fosse successo qualcosa?</em>”, o  <strong>rimuginazioni ossessive</strong> che ripercorrono ogni singola parola dell’ultimo discorso fatto insieme alla ricerca di indizi, o <strong>aspettative di ritorno</strong> “<em>perché non si sparisce così… avrà solo bisogno di tempo</em>”.</p>
<p>Una serie di interpretazioni, ipotesi, congetture prolificano per dare un senso a un atteggiamento apparentemente inspiegabile, buttando la persona lasciata in un vortice di insicurezze e sfiducia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA VITTIMA DEL GHOSTING</h3>
<p>La cosa paradossale infatti è proprio il vissuto più profondo che prova la vittima di ghosting. <strong>Vergogna, disistima, umiliazione</strong>. Essere lasciata senza neanche una parola, rimanda all’idea di non valere abbastanza, di essere così poco importante da non meritare neppure una frasetta in vecchio stile, ma comunque indice di un piccolo sforzo e coraggio.</p>
<p>“<em>Arrivo a pensare che piuttosto che il silenzio mi andrebbe bene anche una bugia o una scusa banale</em>” racconta la signora elegante seduta di fronte a me incredula che quell’uomo maturo così gentile e premuroso, si sia dissolto nel nulla al terzo appuntamento.</p>
<p>Certo c’è chi riesce a farsene presto una ragione, ma non per tutti è così facile. Il modo in cui la persona reagisce al ghosting affonda le radici nell&#8217;immagine e nella considerazione che si ha di se stessi.</p>
<p>Una persona con una bassa autostima o profondamente bisognosa dell&#8217;approvazione dell&#8217;altro per esempio, vedrà nel ghosting  la prova della propria sostituibilità e sacrificabilità. Una chiara conferma del proprio disvalore. Per questa ragione non è tanto importante chi è sparito, o dopo quanto tempo, ma cosa ci ha lasciato dentro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I PROTAGONISTI</h3>
<p>Nella stanza d’analisi mi sono capitate diverse tipologie di persone che usano il ghosting come chiusura di un rapporto.</p>
<p>Tendenzialmente sono uomini, ma il sesso non è la maggiore discriminate, come non lo è l&#8217;età; non è una questione di immaturità anagrafica.</p>
<p>Racconto dopo racconto, ho riconosciuto dei tratti specifici nella persona e nella modalità di gestire la realtà, relazioni comprese.</p>
<p>E allora se dovessi scrivere un manuale &#8220;distruzioni&#8221; i miei protagonisti sarebbero:</p>
<p>Il <strong><em>narcisisita</em></strong>: sparisce perchè il suo bisogno di conquista e seduzione è superiore alla sua empatia. Il suo nucleo profondo di disistima e inadeguatezza, coperto da una finta grandiosità, lo porta a cercare continue conferme esterne. Il bisogno di piacere per piacersi è un’ impietosa condanna che non gli permette di fermarsi con una persona. Le vuole tutte, anzi le deve avere tutte.</p>
<p>Il <strong><em>consumista moderno</em></strong>: sparisce perché mentre frequenta una persona, sente che sta perdendo altro. Vive nell’angoscia che stare dentro a relazione precluda altre esperienze fantastiche di vita. Vittima inconsapevole di una società frenetica in cui tutto è a portata di un click e il bello sta solo nel nuovo, sfoglia le App di incontri come cataloghi della Apple alla ricerca dell’ultimo modello da provare. Ciò che lo spinge però non è il desiderio di nuove esperienze, ma l’angoscia di non farne.</p>
<p>Il <strong><em>non autorizzato</em></strong>: sparisce perché implicitamente sente di non avere il diritto di interrompere una frequentazione che non gli interessa. Insomma non riesce a dire i “no”.  La paura di ferire l’altra persona e il disagio provato nel dichiarare una verità scomoda “<em>non mi piaci</em>” lo porta a sottrarsi dalla relazione repentinamente e senza spiegazioni. Un cerotto strappato velocemente per fare meno male. Il suo timore di ferire, di sentirsi cattivo o indifeso di fronte alla reazione dell&#8217;altro lo fa sentire così imprigionato, che l&#8217;unico modo per evadere è sgattaiolare via senza lasciare traccia.</p>
<p>Il <em><strong>truffato</strong></em>: sparisce quando intuisce la violazione del patto iniziale. Se il &#8220;contratto implicito&#8221; parla di una innocua frequentazione,  non si può chiedere di più: niente esclusiva, niente passeggiata mano nella mano, niente presentazione agli amici, ecc. Pena: la rescissione del contratto con effetto immediato. Se saltano gli accordi iniziali, salta la frequentazione. Esercita un suo diritto insomma. Se le regole del gioco vengono repentinamente cambiate, il &#8220;truffato&#8221; si sente preso in giro, e automaticamente l&#8217;altro si trasforma nel truffatore da cui scappare a gambe levate e senza rimorso.</p>
<p>Insomma il ghosting fa male. Fa male a chi lo fa e a chi lo riceve. Uccide la speranza di un amore, ci allontana dalla fiducia che nel mondo esistano ancora persone adulte e solide, capaci di cura e rispetto. il vero punto però lo troviamo nella famosa citazione di <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/donald-woods-winnicott">Winnicott</a> &#8220;<em>È un piacere nascondersi, ma è una catastrofe non essere trovati&#8221;.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <em><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/elisa-buratti/">Elisa Buratti</a></em></p>
<p>Psicologa Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/ghosting-manuale-distruzioni/">Ghosting: manuale &#8220;distruzioni&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it">Centro clinico psicologia</a>.</p>
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