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	<title>psicoterapia di coppia Milano Archivi - Centro clinico psicologia</title>
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		<title>IL PESO DELLE ASPETTATIVE NEGLI ADOLESCENTI: QUANDO ANCHE I PIU&#8217; FORTI CROLLANO</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/peso-aspettative-adolescenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 07:10:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[aspettative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il peso delle aspettative negli adolescenti: quando anche i più forti crollano Una riflessione clinica su pressione, paura di deludere e fragilità identitaria nei ragazzi di oggi, tra genitori presenti, social e cultura della performance in collaborazione con Facilebimbi. &#160; La scena ha fatto il giro del mondo: un giovane atleta destinato all’oro, talento purissimo,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="font-weight: 400;">Il peso delle aspettative negli adolescenti: quando anche i più forti crollano</h2>
<p><strong>Una riflessione clinica su pressione, paura di deludere e fragilità identitaria nei ragazzi di oggi, tra genitori presenti, social e cultura della performance in collaborazione con Facilebimbi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">La scena ha fatto il giro del mondo: un giovane atleta destinato all’oro, talento purissimo, simbolo di eccellenza, che crolla sotto gli occhi di milioni di spettatori. Errori uno dopo l’altro, incredulità, lacrime. Le mani tra i capelli del suo allenatore, o semplicemente di un padre.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questa non è solo una storia di olimpiadi e di eccellenza.</p>
<p style="font-weight: 400;">È una fotografia potente di qualcosa che vediamo ogni giorno tra i nostri giovani pazienti del Centro Clinico,  nelle scuole, nelle famiglie: il peso delle aspettative che si trasforma in fragilità.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dietro quella caduta non c’è solo una prestazione sbagliata. C’è il tema, profondamente contemporaneo, delle pressioni sociali e relazionali che gravano sugli adolescenti. Pressioni che non fanno rumore, ma scavano e spezzano.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Il passaggio dalla spinta al peso</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Viviamo in un’epoca completamente nuova: siamo passati da una <strong>cultura del dovere</strong>, fatta di limiti, regole e segnata dal senso di colpa per ogni obiettivo mancato, a una <strong>cultura della prestazione</strong>. Oggi domina l’urgenza di riuscire, di emergere, di essere speciali, e il sentimento che la governa non è più il senso di colpa, ma la vergogna e la paura del fallimento.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si è passati dal “non puoi”, al “devi riuscire”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo cambiamento ha effetti profondi.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’adolescente non si sente oppresso da regole esterne, ma da aspettative interiorizzate. Non teme tanto la punizione, quanto la delusione. Non quella astratta, ma quella concreta negli occhi di chi ama, in primis dei genitori. Non ha un senso di colpa, ma di vergogna e umiliazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per l’adolescente… ma se ci pensiamo bene noi adulti non siamo tanto diversi, quando l’asticella viene posta sempre troppo in alto, anche il successo rischia di non bastare mai.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’aspettativa non è più solo alta. È grandiosa.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ed è proprio  in questo terreno fertile che si insinua un problema molto grosso: il successo, così come il fallimento, diventa identità.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il valore personale finisce per coincidere con il risultato. Se vinco, <strong>sono vincente</strong>; se perdo, <strong>sono perdente</strong>. Quando l’errore diventa identitario si passa dall’<strong>aver fallito all’essere un fallito</strong>. E questo non è emotivamente tollerabile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Che sia ben chiaro, il problema non è avere ambizioni: è giusto che un ragazzo nutra aspettative su di sé. La vera domanda è dove si trovi il confine tra un’alta aspettativa — segno di fiducia nelle proprie possibilità — e un’aspettativa grandiosa, irraggiungibile, narcisistica che contiene già in sé il seme del fallimento.</p>
<h2></h2>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Genitori che sostengono… o sostengono troppo?</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Il cambiamento sociale a cui stiamo assistendo ricade inevitabilmente  anche sulle dinamiche familiari e sugli stili genitoriali. Per esempio, nella famiglia tradizionale degli anni ’80, emotivamente più distante, molti padri non sapevano nemmeno quale scuola frequentasse il figlio e molte madri ignoravano dove trascorresse i pomeriggi: bastava che fosse a casa per cena, all’ora giusta. Oggi la situazione è diversa. I genitori sono presenti, (iper)coinvolti, attenti. Conoscono tutto del mondo dei loro figli: ascoltano la stessa musica, guardano le stesse serie TV. Grazie — o a causa — del registro elettronico, sanno com’è andata la verifica di storia ancora prima che il ragazzo rientri a casa con il voto. E con la geolocalizzazione sanno dove si trova durante la giornata, in ogni momento. Oggi, la relazione tra genitori e figli è molto intensa, carica di aspettative positive, investimenti, sogni condivisi. Il rischio però è la saturazione. Il troppo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quando il figlio diventa il progetto più importante dei genitori, la libertà di fallire si riduce drasticamente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non perché qualcuno lo dica apertamente, ma perché il ragazzo lo percepisce. Interiorizza l’idea che sbagliare significhi incrinare qualcosa di molto più grande di una prova andata male. Significa deludere, mortificare, distorcere la propria immagine agli occhi degli altri. Lo sguardo mortificato del giovane pattinatore e quello disperato del padre di fronte alla sconfitta non sono poi così diversi da ciò che si vede alla consegna delle pagelle o alle partite di calcio dell’oratorio. Solo che, lì, non finisce sui giornali.</p>
<h2></h2>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Il terrore di deludere</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong>Quando ascolto gli adolescenti che si rivolgono al Centro Clinico parlare delle loro paure,  raramente citano parole come “la fatica” o “l’impegno”. La vera paura è quella di deludere. Deludere i genitori. Deludere se stessi. Deludere lo sguardo degli altri, amplificato da social e contesti iper-esposti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il risultato è una pressione interna continua. Non serve più qualcuno che spinga: la spinta è diventata interna. E quando la pressione è interna, è più difficile da riconoscere e da modulare.</p>
<p style="font-weight: 400;">È qui che nascono molti crolli improvvisi: non per debolezza, ma per saturazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le storie di cadute clamorose ci colpiscono perché rompono una narrazione rassicurante: quella del talento che basta a sé stesso. In realtà, più un ragazzo viene identificato con il suo successo, più diventa fragile… perché <strong>se vali perché riesci, cosa succede quando non riesci?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Molti adolescenti vivono dentro un’equazione implicita. E allora l’errore non è più un’esperienza, ma una minaccia identitaria. Non riguarda quello che è successo, ma chi sei.</p>
<p style="font-weight: 400;">In queste condizioni, anche i più preparati possono crollare. Non per mancanza di competenze, ma per eccesso di significato.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Restituire spazio all’imperfezione</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Forse il compito più urgente per noi adulti, genitori, educatori non è spingere di più, ma alleggerire. Restituire ai ragazzi il diritto all’imperfezione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Significa cambiare sguardo: passare da una logica di risultato a una logica di esperienza. Significa aiutare i figli a separare il valore personale dalla performance. Significa dire, anche implicitamente: <strong>tu resti tu, anche quando sbagli. Sei amabile anche nell’errore. Il mio amore per te non è condizionato alla tua riuscita.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">È un lavoro culturale prima ancora che educativo, che riguarda tutti, non solo il mondo dei giovani.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quello che dico sempre ai ragazzi infatti è che la cosa più difficile nella vita non è essere bravi; tutti possiamo essere bravi. La cosa più difficile è tollerare quando non lo siamo. Accettare il limite, comprenderlo e perché no, farci pace.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Una domanda per i genitori</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Quando assistiamo a un crollo pubblico, siamo portati a chiederci cosa sia successo a quel ragazzo. Forse dovremmo iniziare a chiederci anche cosa succede intorno ai ragazzi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Che spazio diamo all’errore?</p>
<p style="font-weight: 400;">Quanto pesa il nostro sguardo?</p>
<p style="font-weight: 400;">Quanto valore diamo alla riuscita rispetto alla presenza, all’avere rispetto all’essere?</p>
<p style="font-weight: 400;">Gli adolescenti non hanno bisogno di adulti perfetti. Hanno bisogno di adulti che reggano la loro imperfezione senza trasformarla in fallimento.</p>
<p style="font-weight: 400;">È lì che nasce la vera resilienza: non nell’assenza di pressione, ma nella presenza di relazioni che non crollano quando qualcosa va storto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di<a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/elisa-buratti/"><em> Elisa Buratti</em></a></p>
<p>Psicologa Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
<p>In collaborazione con<a href="https://www.facilebimbi.it/it-it"> Facilebimbi</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Coppia in crisi dopo un figlio: come ritrovarsi davvero</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/coppia-in-crisi-dopo-un-figlio-come-ritrovarsi-davvero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 17:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[carico mentale]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Coppia in crisi dopo un figlio: come ritrovarsi davvero Quando arriva un bambino, tutti si aspettano che sia un’esplosione di gioia, di tenerezza, di armonia. E per certi versi lo è. Ma chi, come me, lavora con le coppie – e chi vive la genitorialità sulla propria pelle – sa benissimo che insieme alla culla,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/coppia-in-crisi-dopo-un-figlio-come-ritrovarsi-davvero/">Coppia in crisi dopo un figlio: come ritrovarsi davvero</a> proviene da <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it">Centro clinico psicologia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 data-start="257" data-end="318"><strong data-start="259" data-end="318">Coppia in crisi dopo un figlio: come ritrovarsi davvero</strong></h2>
<p data-start="320" data-end="740">Quando arriva un bambino, tutti si aspettano che sia un’esplosione di gioia, di tenerezza, di armonia. E per certi versi lo è. Ma chi, come me, lavora con le coppie – e chi vive la genitorialità sulla propria pelle – sa benissimo che insieme alla culla, ai pannolini e alle notti insonni arriva anche qualcos’altro: una crisi.<br data-start="646" data-end="649" />Una crisi normale, fisiologica, profondamente umana e, come tutte le crisi, tanto dolorosa.</p>
<p data-start="742" data-end="1103">Per questo, a volte, la nascita di un figlio viene vissuta come una spaccatura nella coppia… quasi l’inizio della fine. Ma non è così. Non è un fallimento: è un passaggio.<br data-start="913" data-end="916" />È l’equilibrio di prima che si rompe semplicemente perché non può più reggere una realtà nuova. Ciò che era costruito su due persone deve trasformarsi in qualcosa che possa sostenere tre.</p>
<p data-start="1105" data-end="1290">Molte persone dunque si trovano a vivere una vera e propria crisi di coppia dopo la nascita di un figlio, una condizione molto più diffusa di quanto si pensi.</p>
<p data-start="1292" data-end="1842">La ricerca lo dice chiaramente: dopo la nascita di un figlio, la soddisfazione di coppia diminuisce nella maggior parte delle persone. Nel libro &#8220;And baby makes three&#8221; John e Julie Gottman parlano di un calo significativo per circa due terzi delle coppie nei primi tre anni di vita del bambino. Diversi lavori scientifici più recenti confermano lo stesso andamento: il passaggio da “noi due” a “noi più uno” scuote tutto, anche le relazioni più solide.<br data-start="1724" data-end="1727" />Il punto non è chiedersi “perché siamo in crisi?”, ma piuttosto “cosa dobbiamo trasformare per stare bene in tre?”.</p>
<h2 data-start="1849" data-end="1900"><strong data-start="1852" data-end="1900">Il terremoto emotivo che trasforma la coppia</strong></h2>
<p data-start="1902" data-end="2058">Per comprendere davvero cosa succede nella crisi di coppia dopo la nascita di un figlio, serve guardare sia ai fattori pratici che a quelli psicologici.</p>
<p data-start="2060" data-end="2618">La nascita di un figlio introduce una trasformazione profonda nel sistema-coppia. Le notti frammentate, l’allerta costante e la fatica fisica attivano una modalità quasi di sopravvivenza, che rende più difficile mantenere lucidità, affetto e disponibilità reciproca. In parallelo cresce il carico mentale: non riguarda solo pannolini e routine, ma la gestione complessiva di una famiglia che si espande e richiede coordinamento continuo. È in questo squilibrio che spesso uno dei partner si ritrova sovraccarico, mentre l’altro fatica a coglierne la portata.</p>
<p data-start="2620" data-end="2977">A livello psicologico, la transizione alla genitorialità riattiva modelli e aspettative profonde. I ruoli si ridisegnano in fretta e le famiglie d’origine tornano a farsi sentire: ciascuno porta dentro di sé un proprio modello implicito di genitore, costruito su ciò che ha osservato crescere e da cui, a volte, desidera avvicinarsi… o prendere le distanze.</p>
<p data-start="2979" data-end="3405">E a proposito di coppia… cambia anche l’intimità: sembra non esserci più un tempo e uno spazio fisico e mentale per ritrovarsi. Tutto ruota intorno alla cura del bimbo.<br data-start="3147" data-end="3150" />Come ricorda un’autrice e terapeuta che ammiro profondamente,<a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://en.wikipedia.org/wiki/Esther_Perel&amp;ved=2ahUKEwjQ_IX8i_6QAxXWg_0HHSrJMIIQFnoECEMQAQ&amp;usg=AOvVaw0TFhD9D7Rq1PeVcoXt9TqK"> Esther Perel</a>,  nel suo libro  &#8220;5 Ways to Create Meaningful Connections with Your Partner&#8221; il desiderio ha bisogno di spazio e immaginazione, due elementi che la fase postpartum riduce drasticamente. Non è distanza affettiva, ma un adattamento fisiologico e relazionale.</p>
<h2 data-start="3412" data-end="3472"><strong data-start="3415" data-end="3472">Quando la crisi parla più della fatica che dell’amore</strong></h2>
<p data-start="3474" data-end="3911">“Ti sei dimenticato lo zainetto di Priscilla.”<br data-start="3520" data-end="3523" />“E cosa se ne fa una bimba di sei mesi dello zainetto?”<br data-start="3578" data-end="3581" />“Dentro ci sono i pannolini! Come fai a non pensarci? Se la lascio da mia madre tutta la sera un cambio serve.”<br data-start="3692" data-end="3695" />“Ma devi proprio uscire con le amiche oggi?”<br data-start="3739" data-end="3742" />“Sì. Tu hai fatto il weekend fuori, ora tocca a me.”<br data-start="3794" data-end="3797" />“Sono andato dai miei genitori, non a Ibiza.”<br data-start="3842" data-end="3845" />“Beh, ti sei riposato comunque. Adesso ho bisogno di staccare io.”</p>
<p data-start="3913" data-end="4199">Tra Arianna e Luca l’aria è elettrica. Le parole rimbalzano come pallottole: brevi, taglienti, perfettamente indirizzate a ferire. Seduti vicini sul mio divanetto, sembrano invece lontanissimi. Si cercano lo sguardo solo per scagliarsi addosso un’altra accusa, poi lo distolgono subito.</p>
<p data-start="4201" data-end="4694">E mentre li ascolto, è chiaro che non stanno litigando per uno zainetto. Stanno litigando per tutto ciò che quell&#8217;oggetto simbolicamente contiene: la stanchezza accumulata, il senso di ingiustizia, il carico mentale, il bisogno disperato di sentirsi visti.<br data-start="4454" data-end="4457" />È così che funziona durante una crisi di coppia dopo la nascita di un figlio: il conflitto sembra parlare di pannolini, orari, uscite… ma sotto la superficie c’è una domanda più profonda: “Ti accorgi di me? Importa ancora come sto?”.</p>
<p data-start="4696" data-end="4983">Si litiga per piccole cose, ma con emozioni enormi. Oppure si cade nel silenzio, che non è distanza affettiva ma stanchezza emotiva.<br data-start="4828" data-end="4831" />Tutto questo è più comune di quanto si pensi. E non parla della fine dell’amore: parla della fatica, della vulnerabilità, del bisogno di riorganizzarsi.</p>
<h2 data-start="4990" data-end="5039"><strong data-start="4993" data-end="5039">Ritrovare l’equilibrio: cosa aiuta davvero</strong></h2>
<p data-start="5041" data-end="5494">La buona notizia è che la crisi non è un vicolo cieco: è un passaggio evolutivo. Nella prospettiva clinica, ogni transizione critica — e la nascita di un figlio è una delle più potenti — porta con sé una spinta trasformativa. Il problema non è la crisi in sé, ma ciò che la coppia riesce (o non riesce) a farne. Se rimane solo dolore, rischia di diventare corrosiva; se invece viene riconosciuta e mentalizzata, può aprire possibilità nuove, più mature.</p>
<p data-start="5496" data-end="5893">Il primo passo è normalizzare: questo passaggio non indica il fallimento della relazione, ma la necessità di riorganizzare un sistema che si è improvvisamente ampliato. La letteratura sulla genitorialità è univoca: la crisi di coppia dopo la nascita di un figlio è un processo universale che richiede tempo e una ridefinizione graduale dei ruoli, dei confini e delle modalità di stare insieme.</p>
<p data-start="5895" data-end="6338">Da qui nasce l’importanza del dialogo autentico. Parlarsi davvero — non solo su cosa c’è da fare, ma su come ci si sente — è un intervento clinico in sé. Nei momenti più difficili è essenziale ricordarsi che il partner non è un avversario: è il compagno di viaggio dentro la stessa tempesta. Ma quando la fatica accumulata supera la soglia tollerabile, le difese si alzano automaticamente e l’altro smette di essere percepito come una risorsa.</p>
<p data-start="6340" data-end="6688">È in questa zona che molte coppie “perdono il contatto” — non perché non si amino, ma perché entrambi si stanno proteggendo. Riconoscere questo meccanismo permette di interrompere la spirale del ritiro e del contrattacco. A volte basta aprire uno spazio minimo per chiedersi: <em data-start="6616" data-end="6635">come sto davvero?</em> E già questo rimette in moto il sistema relazionale.</p>
<h2 data-start="6695" data-end="6747"><strong data-start="6698" data-end="6747">Quando chiedere aiuto diventa un atto d’amore</strong></h2>
<p data-start="6749" data-end="7292">A volte, nonostante l’impegno, la comunicazione si inceppa e la fatica diventa così densa da spegnere il dialogo. In questi momenti chiedere aiuto non è una resa, ma un gesto di responsabilità verso la relazione e verso il bambino.<br data-start="6980" data-end="6983" />Un percorso di psicoterapia di coppia può offrire uno spazio protetto in cui rallentare, dare un nome alla crisi e trasformarla in comprensione reciproca: un luogo dove ricucire gli strappi, rimettere ordine nelle emozioni e ritrovare il senso di “squadra” che la nascita di un figlio spesso mette alla prova.</p>
<p data-start="7294" data-end="7562">La verità è che la nascita di un figlio cambia sempre la coppia: sta a noi decidere se quel cambiamento diventerà una frattura o un passaggio di crescita. E quando viene accolto e lavorato, ritrovarsi davvero non solo è possibile: è, spesso, il risultato più prezioso.</p>
<p data-start="7564" data-end="7992">E allora, nelle sere più difficili, quando ci si ritrova a discutere come Arianna e Luca per uno zainetto dimenticato — mentre sotto quelle parole pulsa il bisogno profondo di essere visti e compresi — è proprio lì che possiamo scegliere una strada diversa. Fermarsi, respirare, e provare, anche solo per un attimo, a chiedersi:<br data-start="7892" data-end="7895" /><strong data-start="7895" data-end="7945">“Cosa stiamo davvero dicendo l’uno all’altro?”</strong><br data-start="7945" data-end="7948" />Da quella domanda, spesso, ricomincia tutto.</p>
<p data-start="1110" data-end="1534" data-is-last-node="" data-is-only-node="">di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/elisa-buratti/">Elisa Buratti</a></p>
<p data-start="1110" data-end="1534" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Psicologa Psicoterapeuta</p>
<p data-start="1110" data-end="1534" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
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		<title>BONUS PSICOLOGO 2023</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/bonus-psicologo-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Oct 2023 10:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bonus psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[bonus psicologo 2023]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia adolescenti Milano]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>BONUS PSICOLOGO 2023 Il bonus psicologo 2023 è un buono di importo fino a 1.500 € per aiutare chi sta attraversando un periodo di fragilità psicologica, depressione, ansia e forte stress. Il bonus psicologo è nato per far fronte al devastante impatto emotivo causato dalla pandemia Covid-19 e dall&#8217;isolamento forzato che hanno lasciato non poche conseguenze tra&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>BONUS PSICOLOGO 2023</h3>
<p>Il bonus psicologo 2023 è un <strong>buono di importo fino a 1.500 €</strong> per aiutare chi sta attraversando un periodo di fragilità psicologica, depressione, ansia e forte stress.</p>
<p>Il bonus psicologo è nato per far fronte al devastante impatto emotivo causato dalla pandemia Covid-19 e dall&#8217;isolamento forzato che hanno lasciato non poche conseguenze tra i bambini, gli adolescenti, fino ai soggetti più adulti.</p>
<p>Il bonus verrà utilizzato per sostenere le spese delle sedute di psicoterapia effettuate con lo specialista desiderato e scelto all’interno della lista di psicoterapeuti che hanno aderito all’iniziativa (la lista degli specialisti è consultabile nella sezione dedicata del portale INPS).</p>
<p>Tutti gli <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/">psicoterapeuti</a> del <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/il-centro/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a> hanno aderito al bonus psicologo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>ASPETTANDO IL BONUS PSICOLOGO 2023…LO SCORRIMENTO DELLA GRADUATORIA DEL BONUS PSICOLOGO 2022</h3>
<p>Dal 27 settembre 2023, grazie allo scorrimento delle graduatorie del bonus psicologo 2022,  sono stati erogati altri contributi. Il calcolo delle risorse residue ha infatti permesso di ammettere nuovi beneficiari.</p>
<p>Quindi&#8230;<strong>FATE ATTENZIONE!</strong> <strong>Se lo scorso anno avete inoltrato la domanda per il bonus psicologo 2022 verificate nell’area personale INPS se è stata accolta ora</strong>!</p>
<p>Per farlo sono necessari pochi passaggi: entrate nella<strong> home page del portale INPS</strong>, nella sezione <strong>Punti di accesso alle prestazioni non pensionistiche</strong>, accedete tramite SPID alla vostra <strong>area personale</strong> INPS e potrete visionare il codice univoco da presentare allo specialista e il valore del bonus. I tempi sono stretti! Avrete a disposizione solo 180 giorni.</p>
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<h3>PREPARIAMOCI PER IL BONUS PSICOLOGO 2023</h3>
<p>Al momento non è ancora possibile inoltrare la domanda online per il bonus psicologo 2023 sul portale INPS.</p>
<p>Siamo tutti in attesa. Però iniziamo a prepararci! Per prima cosa è necessario essere in possesso dei seguenti documenti:</p>
<ul>
<li>Carta di Identità Elettronica (CIE);</li>
<li>Sistema Pubblico di Identità Digitale (<a href="https://bonusx.it/servizi-online/spid/">SPID</a>);</li>
<li>Carta Nazionale dei Servizi (CNS).</li>
</ul>
<p>Il richiedente del bonus psicologo INPS può <strong>presentare domanda per sé stesso o per un minore</strong> se esercente la responsabilità genitoriale o è tutore o affidatario.<br />
Il bonus può essere richiesto anche per conto di un soggetto interdetto, inabilitato o beneficiario dell’amministrazione di sostegno, dal tutore, curatore e amministratore di sostegno.</p>
<p>Al momento, i <strong>requisiti</strong> per la domanda online sul portale INPS del bonus psicologo 2023 sono:</p>
<ul>
<li>essere cittadini italiani, senza nessun requisito d’età;</li>
<li>essere residenti in Italia al momento della domanda;</li>
<li>avere un <a href="https://bonusx.it/servizi-online/modello-isee/">ISEE </a>con un valore inferiore a 50.000 €.</li>
</ul>
<p>Per il 2023 non sono ancora state rese le corrispondenze tra ISEE e valore in euro del contributo, ma è presumibile che venga utilizzata la stessa logica dello scorso anno: più l&#8217;ISEE è basso più alta è la fascia di contributo erogato di cui si può disporre. La salute mentale non può essere considerata un lusso per pochi.</p>
<h2></h2>
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<h3>COME USUFRUIRE DEL BONUS PSICOLOGO NEL CENTRO CLINICO DI PSICOLOGIA CALTANISSETTA BURATTI</h3>
<p>Una volta ricevuta l&#8217;approvazione della propria domanda e l&#8217;attribuzione del codice alfanumerico univoco necessario per la prenotazione delle sedute il più è fatto!</p>
<p>Per usufruire del Bonus Psicologo nel Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti basta scrivere una e-mail alla nostra casella di posta info@centroclinicopsicologia.it lasciando il proprio nome e numero di telefono.</p>
<p>I responsabili del Centro Clinico di Psicologia, il <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/marco-caltanissetta/">Dott. Marco Caltanissetta</a> e la <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/elisa-buratti/">Dott.ssa Elisa Buratti</a>, si metteranno in contatto con voi per fornirvi tutte le informazioni necessarie, comprendere meglio la situazione e valutare insieme il percorso e lo specialista più indicato.</p>
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<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/contatti/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
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		<title>Vivere il tradimento</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/vivere-il-tradimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Nov 2021 17:20:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[superare un tradimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VIVERE IL TRADIMENTO È difficile descrivere il vissuto che accompagna il tradimento, per ognuno ha un significato diverso e differenti conseguenze. Alcuni possono sentirsi riconfermati nella propria inadeguatezza, sentirsi sostituiti o &#8220;sostituibili&#8221;, vivere un profondo senso di abbandono; altri, al contrario,possono vedere nel tradimento la necessità di aprire gli occhi sui problemi della coppia o personali e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;">VIVERE IL TRADIMENTO</h3>
<p>È difficile descrivere il vissuto che accompagna il tradimento, per ognuno ha un significato diverso e differenti conseguenze.</p>
<p>Alcuni possono sentirsi riconfermati nella propria inadeguatezza, sentirsi sostituiti o &#8220;sostituibili&#8221;, vivere un profondo senso di abbandono; altri, al contrario,possono vedere nel tradimento la necessità di aprire gli occhi sui problemi della coppia o personali e la possibilità di affrontarli.</p>
<p>La differenza tra i diversi atteggiamenti, sta nella considerazione che abbiamo di noi, in altre parole, dalla qualità del rapporto che abbiamo con noi stessi.</p>
<p>Dopo un prima fase di profonda rabbia e disorientamento, e&#8217; molto probabile  che chi ha già  una bassa considerazione di sè, legga nel tradimento la prova tangibile del proprio disvalore, al contrario di chi ha costruito nel tempo un&#8217;immagine di sè più solida e positiva.</p>
<p>La cosa certa è che il tradimento spinge a fare un grosso lavoro in primis su se stessi, non solo per rimettere insieme i cocci del vaso che si è rotto, ma per arrivare a un&#8217; auto-consapevolezza più profonda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>VIVERE IL TRADIMENTO. CHI SONO IO?</h3>
<p>Scoprire il tradimento fa precipitare non solo la fiducia nel partner, ma anche in sè stessi.</p>
<p><em>“Se mi ha lasciato è perché non valgo abbastanza”,</em> questa è la vocina martellante che rimbomba nella testa di chi legge nel tradimento la prova del proprio essere sbagliato, sacrificabile, sostituibile.</p>
<p>In un primo momento si cerca di dare tutta la colpa all’altro, a quell’essere mostruoso che è riuscito a distruggere, in un solo colpo, tutto ciò che è stato costruito nel tempo.<em>“Che ha mandato all’aria ogni cosa”. </em>Vanificando tutte battaglie affrontate. Quelle battaglie che avevano ferito, ma mai diviso. Almeno fino a oggi.</p>
<p>Il problema è che trasformare il partner in un mostro non serve, anzi. Può essere ancora più mortificante, perché: “<em>Con quel mostro ci ho passato una parte di vita, gli ho donato la parte più importante di me; insieme abbiamo avuto i figli, comprato una casa, progettato il futuro.”</em></p>
<p>Questo pensiero rischia di far sentire la persona tradita anche ingenua e incapace di vedere la realtà delle cose, di valutare con senso critico le situazioni. In altre parole, ancora una volta è lei ad aver sbagliato perché non se ne è accorta per tempo. Il risultato è un&#8217;ulteriore devastazione della propria immagine, un circolo vizioso che indebolisce e frammenta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>VIVERE IL TRADIMENTO. CHI SEI TU?</h3>
<p>E’ facile anche cadere nella fase della rimuginazione in cui il pensiero si irrigidisce fino a diventare un’ ossessione.</p>
<p>Alcuni sentono l’angosciante bisogno di sapere chi è la persona che si è messa di mezzo, di capire cosa, come, quando e perché.</p>
<p>Il partner viene messo sotto torchio, interrogato, confrontato. Come nei migliori interrogatori dei film polizieschi, la storia viene fatta raccontare più e più volte alla ricerca della falla. Della cosa che non torna. Della bugia.</p>
<p>Per altri invece l’ossessione ricade su di Sé. Ha inizio dunque un’analisi interminabile dei propri atteggiamenti, di cosa si può aver sbagliato, di cosa può essere cambiato, dando vita a una scrupolosissima ceck list di tutti quei potenziali difetti che potrebbero aver spinto il partner tra le braccia di un’altra persona.</p>
<p>E così si diventa realmente ossessivi e ossessionati. Tutto ruota intorno al tradimento. Il pensiero è fisso li. Nulla esiste al di fuori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>VIVERE IL TRADIMENTO. PERDERE LA FIDUCIA NEL &#8220;MIO&#8221; MONDO</h3>
<p>Scoprire un tradimento fa perdere la fiducia in tutto. Se la persona che più amavamo -e più ci amava- è stata in grado di farci tanto male, chiunque può farlo: amici, colleghi, familiari, nessuno è escluso. È l’intero mondo a perdere di senso e significato. Perché è anche il legame col partner a dare un senso alle cose, una direzione alla nostra vita. In base al “noi” faccio scelte per &#8220;me&#8221;, cambio, evolvo.</p>
<p>Nella relazione ci si arricchisce. Grazie al &#8220;noi&#8221; si fanno cose ed esperienze che, da soli,  non sarebbero mai state fatte.</p>
<p>In base al “noi”, per esempio, si decide quale casa abitare, si progetta la vita, a volte con figli a volte no, si fanno scelte professionali, investimenti economici per &#8220;nostro&#8221; futuro. È anche grazie al Noi che la Mia vita ha preso forma.</p>
<p>E poi, improvvisamente quel Noi non c’è più. Un&#8217; altra persona ha invaso uno spazio protetto, intimo. Tutto il &#8220;mio&#8221;mondo perde di senso. Le mie scelte sembrano improvvisamente tutte sbagliate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>UN NUOVO SENSO</h3>
<p>La sofferenza scava un buco nero profondissimo e a questo punto esistono solo due strade. Sprofondare nel vuoto del buco nero o lavorare per trasformare quel vuoto in spazio. Ed è solo quando imbocchiamo la seconda strada che la domanda &#8220;Perchè mi ha fatto così male?&#8221; lascia spazio a &#8220;Cosa posso farmene di questo dolore?&#8221;.</p>
<p>Un lavoro duro per riparare il senso di Sè, che non si è frantumato col tradimento, ma era già fragile prima. Per darsi la possibilità di scoprirsi migliori di quanto pensavamo o di quello che ci hanno fatto credere. Che in fondo quel senso di essere inadeguati e sostituibili ci accompagna in tutte le sfere della nostra vita, dal lavoro agli amici, da sempre; che non nasce dal tradimento subito, ma dall&#8217;immagine distorta che abbiamo di noi. Il tradimento gli ha solo dato forma, lo ha reso visibile, ma allo stesso tempo finalmente affrontabile.</p>
<p>De Andrè cantava <em>dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di<a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/elisa-buratti/"><em> Elisa Buratti</em></a></p>
<p>Psicologa Psicoterapeuta</p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/il-centro/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
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		<title>Il narcisista: se lo conosci lo eviti&#8230; o lo ami</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/il-narcisista-se-lo-conosci-lo-eviti-o-lo-ami/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 18:14:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[narcisista]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>IL NARCISISTA: SE LO CONOSCI LO EVITI&#8230; O LO AMI &#160; Avere un narcisista come paziente è senz’altro meglio che averlo come compagno. Vederlo seduto sulla poltrona dello studio, è decisamente più confortevole e rassicurante che sdraiato sul divano del salotto. Questo perché, è proprio durante la seduta di psicoterapia, che emerge quella parte più&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>IL NARCISISTA: SE LO CONOSCI LO EVITI&#8230; O LO AMI</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avere un narcisista come paziente è senz’altro meglio che averlo come compagno.</p>
<p>Vederlo seduto sulla poltrona dello studio, è decisamente più confortevole e rassicurante che sdraiato sul divano del salotto.</p>
<p>Questo perché, è proprio durante la seduta di psicoterapia, che emerge quella parte più umana, insicura, preoccupata e fragile che il narcisista nasconde al mondo.</p>
<p>Travestendosi da uomo senza scrupoli, <em>“ l’uomo che non deve chiedere mai”</em>, come citava una vecchia pubblicità, si pone dentro alle relazioni con un <strong>egoismo quasi sadico</strong>. Anche ciò che apparentemente viene fatto per far piacere alla partner, in realtà, risponde al proprio bisogno di sentirsi speciale, unico, ammirato. <em>“Desidera solo se stesso, elogia, ma è lui l’elogiato e mentre brama, si brama.”</em></p>
<p>Tutto ruota, e deve ruotare, intorno a lui perchè gli viene molto facile porsi al centro dell’attenzione.</p>
<p>Il narcisista è brillante, ha sempre la battuta pronta. Un vero seduttore a cui è difficile resistere.</p>
<p>Detto ciò, donne, se state leggendo con curiosità questo articolo è probabilmente per due ragioni: o perchè state cercando una diagnosi per il vostro partner, o perché, ancora, non vi siete perdonate la relazione col vostro ex narcisista che vi ha logorate per troppo tempo.</p>
<p>Per fortuna a consolarci ci pensa il poeta Ovidio, quando immagina <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Narciso_(mitologia)">Narciso</a> “<em>accolto nella sede infernale</em>” dove continuerà ad ammirare la sua immagine riflessa nel fiume.</p>
<p>Perché alla fine… a furia di specchiarsi … Narciso affoga.</p>
<p>E giustizia è fatta!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA GABBIA DORATA DEL NARCISISTA</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il narcisista vive nella perenne <strong>ambivalenza</strong>. Può sentirsi forte e onnipotente e allo stesso tempo fagocitato negli abissi dell’angoscia. Le emozioni forti, i discorsi intellettualmente stimolanti, le donne attraenti perché giovanissime, la carriera e il denaro sono il nutrimento di cui ha bisogno per sentirsi vivo.</p>
<p>“<em>Sono un vampiro</em>” disse Marco, l’uomo sorridente, disinvolto nel suo completo antracite, seduto di fronte a me: “<em>Risucchio la giovinezza della mia nuova fidanzata. Con lei ho 20 anni in meno</em>”.</p>
<p>La giovane ragazza, infatti, è una laureanda di giurisprudenza completamente abbagliata dallo splendore di lui. Il semplice fatto di sentirsi amata da un uomo così speciale la fa sentire unica e importante&#8230; e anche lei si sente un po’ speciale quando brilla della luce riflessa di Marco.</p>
<p>Dalle parole del mio paziente si nota il primo vero problema del narcisista. La paura di invecchiare che nasconde un’ angoscia ancora più profonda. L’<strong>angoscia di morire</strong>. Di non esistere più.</p>
<p>Ecco la gabbia. Accanto alla grandiosità fatta di intraprendenza, carisma e fascino si nasconde un Io fragilissimo, bisognoso di continue conferme dall’esterno, di uno specchio, appunto, in cui riflettersi per sentirsi vivo.</p>
<p>La funzione della donna del narcisista è propria questa: essere il suo specchio che gli rimanda un’immagine grandiosa di sé e lo protegge dal suo sentirsi vuoto e senza senso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>LA DURA VITA DELLA DONNA DEL NARCISISTA</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>La donna del narcisista ha dunque un compito molto faticoso e non avrà una vita facile.</p>
<p>Per quanto sia arduo trascrivere le relazioni umane dentro un copione, la storia d’amore con un narcisista segue delle trame abbastanza prevedibili.</p>
<p>La prima fase è quella dell’<strong>idealizzazione</strong>: “<em>Tu sei perfetta per me”.</em> “<em>Per te farò cose meravigliose</em>”. È la fase della bolla magica: cene, weekend rubati, gli sposati affermeranno addirittura di sentirsi pronti a lasciare le mogli.</p>
<p>Tutto questo solo per te, perché tu sei il motore, tu sei l’adrenalina che tiene in vita.</p>
<p>Dopo qualche mese, repentinamente, si passa alla seconda fase, che non è la fisiologica crisi post innamoramento, in cui tutto appare meno perfetto, ma una vera e propria <strong>svalutazione</strong>, il crollo dell’idealizzazione. “<em>Tu non mi vai più bene</em>”. “<em>Non ti amo più”.</em></p>
<p>Senza alcuna via di mezzo. Senza un motivo apparente. Semplicemente, tu donna, non sei più il nutrimento di cui il narcisista ha bisogno per sopravvivere.</p>
<p>Dalle stelle alle stalle per citare un vecchio proverbio.</p>
<p>E allora la donna del narcisista crolla nel vuoto, si sente tradita, non da lui, ma da se stessa.<em>“Come ho fatto a innamorarmi di una persona così?”;” L’ho sempre amato e portato su un palmo di mano, perché gli ho permesso di farmi così male?”.</em></p>
<p>Queste sono le tipiche frasi delle donne sedotte e abbandonate. Donne che in un primo momento si sono sentite amate, uniche, speciali. Perché per il narcisista anche la sua donna deve essere grandiosa, fantastica, ma poi, come tutte le cose belle è destinata a precipitare negli abissi, a perdere di senso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>LA FINE DI UN AMORE</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo accade perché il narcisista è un uomo molto sofferente e tendenzialmente <strong>infelice</strong>. È insoddisfatto della sua vita e nulla può sedare la sua angoscia, neanche l’amore e la comprensione della sua donna.</p>
<p>Ci prova a stare bene, ma non può. Non esiste un luogo, una relazione, una carriera che possa finalmente soddisfarlo e renderlo sereno.</p>
<p>Non riesce a permettersi di godere in una vita equilibrata, normale, proprio per la paura di perdere quel senso grandioso di Sé. Non può stare in quello che ha. È sempre in guerra, alla stremante ricerca del nuovo e del magnifico per colmare la sua fame bulimica e inesauribile. Non è mai sazio.</p>
<p>Spesso il narcisista chiede alla propria partner di colmare quel buco nero, quel senso di vuoto, delegando a lei la sua sopravvivenza, il suo sentirsi potente e immortale. Le chiede una devozione, un amore incondizionato, un esserci al di sopra ogni cosa, anche di se stessa.</p>
<p>Tutto questo è ovviamente destinato a fallire, facendo sentire il narcisista ancora più solo nel mondo. Anche tu donna lo hai tradito. Anche tu dunque vieni fagocitata in quel buco nero, insieme a tutte le altre cose belle che hanno perso di significato.</p>
<p>Attenzione però, per quanto il narcisista riesca a farsi detestare, il suo atteggiamento non è sintomo di cattiveria, sadismo o indifferenza.</p>
<p>È <strong>dolore</strong>. È la sua fragilità che lo obbliga a prestare attenzione solo a se stesso. Non è pronto ad amare in modo maturo e autentico, ma ancora non se ne rende conto, perchè per prima cosa non ama neanche se stesso.</p>
<p>Per il narcisista prendere coscienza della propria debolezza sarebbe intollerabile; lo farebbe precipitare, molto probabilmente, nella buia depressione. Mentre una persona solida, ben strutturata, non ha problemi a fare i conti con le proprie fragilità, il narcisista ha bisogno di negarle e gonfiare il Sé proprio per l’incapacità di affrontare i fallimenti o semplicemente il fatto di non piacere.</p>
<p>La sua struttura è così precaria che ha bisogno di indossare una maschera che nasconde, ma allo stesso tempo lo protegge.</p>
<p>Lo protegge da se stesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/elisa-buratti/"><em>Elisa Buratti</em></a></p>
<p><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/il-centro/">Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti</a></p>
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		<title>La separazione di mamma e papà: come parlarne ai figli?</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/la-separazione-di-mamma-e-papa-come-parlarne-ai-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2019 13:13:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione familiare]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia Milano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.centroclinicopsicologia.it/?p=16359</guid>

					<description><![CDATA[<p>LA SEPARAZIONE DI MAMMA E PAPA&#8217;: COME PARLARNE AI FIGLI? Affrontare la comunicazione della separazione ai figli è uno degli ostacoli più difficili da superare. Non è mai il momento giusto. Non si trovano le giuste parole. Spesso i genitori non sono d’accordo sul cosa dire ai figli. L’angoscia che assale i genitori nel dover&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>LA SEPARAZIONE DI MAMMA E PAPA&#8217;: COME PARLARNE AI FIGLI?</h3>
<p>Affrontare la <strong>comunicazione della separazione</strong> ai figli è uno degli ostacoli più difficili da superare. Non è mai il momento giusto. Non si trovano le <strong>giuste parole</strong>.</p>
<p>Spesso i genitori non sono d’accordo sul cosa dire ai figli. L’angoscia che assale i genitori nel dover essere gli autori della distruzione dell’ideale della famiglia unita e della perfezione della coppia genitoriale, immagine che permane fortissima nei figli almeno fino al periodo della pre &#8211; adolescenza, risulta a volte paralizzante.</p>
<p>E’ un momento di grande caos emotivo che spinge i genitori a muoversi prevalentemente su due poli molto contrastanti: da un lato con un <strong>intento protettivo </strong>dei figli, che a volte si esplicita nell’<strong>assenza di parola</strong>; dall’altro con una richiesta di “assoluzione” o di <strong>diminuzione del senso di colpa</strong>, attribuendo all’altro genitore la responsabilità della scelta della separazione e implicitamente del male che viene inflitto ai figli.</p>
<p>Entrambi questi atteggiamenti in realtà procurano ai figli molto più dolore e fatica, rispetto ad una comunicazione diretta e chiara.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>PERCHÉ PARLARE AI FIGLI DELLA SEPARAZIONE</h3>
<p>La maggior parte dei genitori che ho incontrato come mediatrice familiare e accompagnato nella loro decisione di separarsi hanno denunciato una <strong>incapacità nell’affrontare il passaggio della comunicazione</strong> ai figli: timore, paura, sofferenza, colpa, si agitano dentro di loro e riducono la loro capacità di farsi carico di questo compito di sviluppo.</p>
<p>Più facile e meno colpevolizzante dirsi che&#8230;</p>
<p><em>&#8220;I nostri figli hanno già capito, non c’è bisogno di dire nulla!” .</em></p>
<p><em>“Nostro figlio è troppo piccolo, non può capire&#8230; come si fa a spiegare la separazione&#8230;. non sa cosa vuol dire!!”.</em></p>
<p><em>“Nostra figlia ormai è grande, se vorrà parlare ci chiederà lei!”.</em></p>
<p><em> “Cosa bisogna dire? In fondo non è cambiato nulla! Il papà era sempre fuori casa per lavoro, lo vedevano solo nei fine settimana. Come ora!”.</em></p>
<p><em>“Era troppo piccola quando ci siamo separati, per lei la situazione è sempre stata questa. Non ha ricordi di noi insieme!”.</em></p>
<p>Un comportamento che apparentemente sembra protettivo, in realtà può causare grandi disagi. <strong>L’assenza di parole</strong> su ciò che vivono quotidianamente espone i figli al rischio di dover essere loro a <strong>cercare un senso a ciò che accade</strong> e attribuire delle cause. Molto spesso, nell’impossibilità di pensare i genitori come esseri imperfetti, <strong>i figli si assumono la colpa</strong> di ciò che stanno vivendo. <strong>Le sofferenze sono sempre connesse al non-detto</strong> o ad una menzogna implicita, anche se non-detto e menzogna proliferano in nome del “bene” del bambino.</p>
<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fran%C3%A7oise_Dolto">Françoise Dolto</a>, nota psicoanalista francese che ha dedicato la sua vita al lavoro con i bambini, descrive  <strong>l’essere umano</strong><strong> come un</strong><strong> “essere di parola”</strong>, con un bisogno vitale di entrare in relazione con gli altri e di sentirsi riconosciuto. Il fatto che i bambini vivano la realtà “prova che essi inconsciamente la accettano e la affrontano.</p>
<p>Ma bisogna parlarne, affinché questa <strong>realtà diventi per loro conscia e sia umanizzabile</strong>. Altrimenti invece di umanizzare la realtà, la <em>&#8220;animalizzano, oppure la idealizzano rifugiandosi nelle fantasie”</em>. Secondo Dolto, dunque, è proprio <strong>la parola</strong> e lo scambio possibile che ne deriva, che permette all’essere umano, adulto e bambino, di essere compreso, di comprendere e dare senso all’esperienza vissuta.</p>
<p>E’ proprio su questo convincimento e anche sulla consapevolezza che parlare ai figli riattiva una serie di questioni legate alla responsabilità della separazione -che rende difficile la ricerca di una comunicazione condivisa- che in <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/prestazioni/mediazione-familiare/"><strong>mediazione familiare</strong> </a>si lavora alla ricerca di risposte possibili alle domande dei genitori: si può spiegare ai figli la separazione? Cosa dire? Come dirlo? Quando?</p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>SFATIAMO ALCUNI LUOGHI COMUNI</h3>
<ul>
<li>I figli, anche i bambini piccoli, conoscono il significato del termine <strong>separazione</strong>; non occorre cercare sinonimi o termini più vaghi quali: “stiamo in due case diverse”, “proviamo a stare distanti”, “viviamo divisi”</li>
<li>I figli, è vero, capiscono ciò che sta succedendo in famiglia, hanno il famoso <em>sesto senso</em>; ma non sempre hanno gli strumenti per affrontare situazioni così complesse. Ciò significa che, se non si parla loro, possono <strong>addossarsi la colpa</strong> di ciò che sta succedendo o pensano di essere così potenti da <strong>poter cambiare la situazione</strong></li>
<li>Se i figli non parlano e non chiedono, non è perché hanno già capito o non sono interessati, ma è perché intuiscono che i loro interlocutori, <strong>i genitori, non sono pronti ad affrontare l’argomento</strong>. Quindi mantengono la <strong>regola del silenzio</strong> introdotta dai genitori</li>
<li>I figli non hanno bisogno di conoscere gli eventi che hanno portato alla separazione e le questioni più intime della relazione tra il papà e la mamma, ma di sapere <strong>cosa i genitori hanno deciso per loro</strong> e di <strong>essere rassicurati</strong> su tutto ciò che non cambierà nella loro vita</li>
<li>Non esistono <strong>figli “confusi” o figli “illusi”</strong>, se non come riflesso della confusione e dell’illusione dei genitori</li>
</ul>
<p>I figli <strong>“parlano la famiglia”</strong> come ancora ci suggerisce F. Dolto, cioè sono un canale attento e attivo di espressione e trasmissione di ciò che avviene in famiglia.</p>
<p><strong>Compito essenziale e realmente protettivo</strong> dei genitori è dunque quello di permettere loro di attraversare la trasformazione della famiglia da unita a separata, con la consapevolezza di non essere responsabili.</p>
<p>Di non dover decidere tra mamma e papà, ma di poter contare ancora su entrambi per crescere e diventare adulti.</p>
<p>Di non poter fare nulla per modificare la scelta dei genitori, ma anzi, mantenere la propria posizione all’interno della struttura familiare senza prendere il posto del genitore assente.</p>
<p>In conclusione, parlare ai bambini della separazione in modo corretto, semplice e chiaro, permetterà loro di diventare uomini e donne capaci di porsi in maniera positiva dentro la relazione,  senza fuggire dai legami o esserne costantemente a caccia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>PER SAPERNE DI PIU&#8217;</h3>
<ol>
<li>Marzotto (a cura di), <a href="https://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=1245.42">Gruppi di parola per la cura dei legami</a>, F. Angeli</li>
<li>Dolto, <a href="http://www.gallimard.fr/Catalogue/GALLIMARD/Francoise-Dolto/Tout-est-langage">Tout est langage</a>, Gallimard</li>
<li>Dolto, <a href="https://www.mondadoristore.it/Quando-i-genitori-si-separano-Franoise-Dolto/eai978880453132/">Quando i genitori si separano</a>, Mondadori</li>
<li>Vegetti Finzi, <a href="https://www.mondadoristore.it/Quando-genitori-si-dividono-Silvia-Vegetti-Finzi/eai978880456633/">Quando i genitori si dividono</a>, Mondadori</li>
<li>Scabini, V. Cigoli, <a href="http://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/eugenia-scabini-vittorio-cigoli/alla-ricerca-del-famigliare-9788860305558-1431.html">Alla ricerca del famigliare,</a> Raffaello Cortina</li>
<li>Garbelli E. <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/la-separazione-un-evento-critico-che-si-puo-superare/">La separazione: un evento critico che si può superare</a>.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/consulenti/">Elena Garbelli</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Crisi di coppia: intervista a Radio Lombardia</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/crisi-di-coppia-intervista-a-radio-lombardia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2019 07:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Live Social Radio Lombardia ELISA BURATTI-PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA Numero: 3755322958 Indirizzo: CENTRO CLINICO DI PSICOLOGIA CALTANISSETTA-BURATTI &#8211; VIA BRAGADINO 3, MILANO Indirizzo e-mail:&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="embedly-card">
<h4><a href="https://www.facebook.com/livesocialradiolombardia/videos/864244273924201/">Live Social Radio Lombardia</a></h4>
<p>ELISA BURATTI-PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA Numero: 3755322958 Indirizzo: CENTRO CLINICO DI PSICOLOGIA CALTANISSETTA-BURATTI &#8211; VIA BRAGADINO 3, MILANO Indirizzo e-mail:&#8230;</p>
</blockquote>
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		<title>Crisi di coppia: fine o rinascita?</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/crisi-di-coppia-fine-o-rinascita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2019 12:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[superare un tradimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CRISI DI COPPIA: FINE O RINASCITA? La crisi di coppia irrompe nella vita dei partner destabilizzandola completamente. Eppure, malgrado il dolore e la paura, può essere vista come una fase di passaggio importante verso la riscoperta di sé e del proprio modo di vivere la relazione amorosa. Ma facciamo un passo indietro. Cosa s&#8217; intende&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>CRISI DI COPPIA: FINE O RINASCITA?</h3>
<p>La crisi di coppia irrompe nella vita dei partner destabilizzandola completamente. Eppure, malgrado il dolore e la paura, può essere vista come una <strong>fase di passaggio</strong> importante verso la riscoperta di sé e del proprio modo di vivere la relazione amorosa.</p>
<p>Ma facciamo un passo indietro. Cosa s&#8217; intende per crisi?</p>
<p>Difficile darne una definizione che non rimandi il pensiero a una catastrofe. Siamo infatti abituati a pensare alla crisi come a un evento che distrugge, che rompe, cogliendone prevalentemente l’aspetto negativo.</p>
<p>In realtà, la crisi è <strong>qualcosa</strong>, una <strong>fase</strong> che appartiene all’essere umano.</p>
<p>Si parla, per esempio, di <em>crisi adolescenziale</em>, intendendo quel periodo di vita in cui si assiste al cambiamento di un ragazzo, del suo corpo, delle sue emozioni e del suo modo di pensare. O ancora, di <em>crisi di mezza età</em> come la fase in cui un uomo, colto dall’angoscia del declino cerca, in modo maldestro, di assaporare fino all’ultimo goccio la gioia di vivere.</p>
<p>E&#8217; facile capire come la crisi faccia parte della vita, appartenga appunto all’umano, e dunque, anche delle sue relazioni.</p>
<p>Per questo di parla di crisi di coppia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>COSA SUCCEDE DURANTE LA CRISI DI COPPIA?</strong></h3>
<p>Durante la crisi di coppia, i partner entrano nel caos.</p>
<p>Sentono di sprofondare negli <strong>abissi</strong>, nel <strong>buio</strong> e non si vedono più.</p>
<p>Non si riconoscono più.</p>
<p>Avvertono solo un senso di <strong>disagio</strong>, di <strong>fastidio</strong> alla sola presenza dell’altro, alla semplice vicinanza.</p>
<p>È un periodo di sofferenza e che fa paura perché l’equilibrio che teneva in piedi tutto il sistema, oggi non regge più. Tutto sembra crollare. <strong>Manca l’aria</strong>.</p>
<p>Ecco, durante la crisi, la coppia entra nel <strong>dubbio</strong>, vacilla ogni certezza. È il momento delle domande: “<em>Cosa siamo diventati</em>?”,<em> “Non so più se ti amo”</em>. <em>“Come ho potuto innamorarmi di te?</em>”</p>
<p>A volte invece anche le domande sono finite. Resta solo l’amara certezza di non poter più stare insieme.</p>
<p>Proprio questa fase di dubbio, però, ci riporta all’etimologia della parola crisi, dal greco KRINO che significa separare, discernere, valutare. E qui ne cogliamo la sfumatura positiva che ci fa comprendere come la crisi sia in realtà un momento di valutazione e di riflessione. Il presupposto per il<strong> cambiamento vitale</strong> o il fenomeno che accompagna il cambiamento, la <strong>rinascita.</strong></p>
<p>E&#8217; proprio quando la coppia entra in crisi e inizia a riflettere sul proprio modo di stare insieme, allora inizia un percorso di <strong>evoluzione e crescita</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>PERCHE’ UNA COPPIA ENTRA IN CRISI?</strong></h3>
<p>Sono tante le ragioni che portano alla crisi di coppia, perché ogni coppia è unica e ha delle modalità relazionali proprie.</p>
<p>Pensando però ai miei pazienti e alle loro storie, si trova un sottile filo rosso.</p>
<p>La <strong>delusione</strong>.</p>
<p>La profonda delusione di trovarci di fronte a un partner diverso da quello di cui ci siamo innamorati, dentro una relazione diversa da ciò che era agli inizi, niente più sorprese, niente più attenzioni, baci rubati, desiderio di intimità.</p>
<p>Per spiegarmi meglio riprendo il discorso iniziato in un mio precedente articolo “<a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/le-regole-dellamore-dallinnamoramento-allamore-maturo/">Esistono le regole dell’Amore?</a>” e di cui sono fortemente convinta,</p>
<p>Tutti noi abbiamo passato parte della vita, chi più chi meno, a <strong>realizzare i desideri degli altri,</strong> senza rendercene conto.“<strong>A farmi come tu mi vuoi</strong>” per non perdere il legame, l’affetto. Per non correre l&#8217;angoscioso rischio dell&#8217;abbandono.</p>
<p>Questo significa che, c&#8217; e&#8217; chi è stato un bravo bambino per far contenta la mamma, chi un bravo sportivo per rendere orgoglioso il papà la domenica al campetto, chi uno stacanovista per compiacere il capo e diventare il suo preferito.</p>
<p>Finchè, finalmente, incontro <strong>una persona a cui vado bene così</strong>. Come sono. <strong>Autenticamente</strong>.</p>
<p>Una persona che ama <strong>tutto</strong> di me, anche i miei difetti. Ci ride sù.. e aiuta anche me a farlo.</p>
<p>E così, si è felici entrambi: io di essere ciò che sono, ciò che mi sento, tu di aver trovato la persona perfetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>SOPRAFFATTI DALLA VITA</h3>
<p>Questo idillio, ahimè,  non può durare per sempre. Le cose cambiano, magari nascono i figli o facciamo carriera e il lavoro diventa ancora più pressante. Cambiamo noi , i nostri corpi, i nostri bisogni.</p>
<p>E si viene sopraffatti. Sopraffatti dalla vita.</p>
<p>Il punto sta proprio qui. <strong>La coppia che non si prende cura di se non può stare al passo del cambiamento</strong>, anzi si stanca, arranca. si appesantisce.</p>
<p>Quindi ci sentiamo delusi perché prendiamo tutto ciò che c’era all’inizio della storia come punto di riferimento, magari idealizzandolo anche un pò : &#8220;<em><strong>Prima era tutto perfetto</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Di conseguenza, quello che abbiamo oggi non può andare bene e ci sbilanciamo sul versante opposto “ <em><strong>Ora è tutto da buttare</strong></em>!”.</p>
<p>Facilmente possiamo anche arrivare a credere che quello che manca si può trovare fuori dalla coppia, come nel caso del <strong>tradimento</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong> IL TRADIMENTO COME MANIFESTAZIONE DELLA CRISI</strong></h3>
<p>Il tradimento è l’espressone di molte cose tra cui, la manifestazione concreta di una crisi di coppia, frutto, nella maggior parte dei casi di un’<strong>affettività negata,</strong> e di un <strong>bisogno di ascolto</strong>, di <strong>piacere</strong> , di <strong>sentirsi desiderato e desiderabile</strong>, o ancora di<strong> trasgressione</strong>. In questo clima pesante e insoddisfacente,  il tradimento elettrizza e al contempo scuote tutto fino alle fondamenta. Come una scarica di defibrillatore che ci riporta in vita e ci fa vivere.</p>
<p>In sintesi, il problema sta nella coppia ma la soluzione viene cercata fuori.  Come se ciò che realmente possa rispondere al mio bisogno, curare la frustrazione,  sia al di fuori, in ciò che non ho, lontano da me e dalla mia coppia.</p>
<p>La scarica che rimette in vita è fuori, da un&#8217;altra parte, in un&#8217;altra persona. Per questo è frequente che le persone che tradiscono non riportino in psicoterapia il senso di colpa, ma al contrario una legittimazione &#8221; <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/tradimento-mi-merito-di-essere-felice/">Mi merito di essere felice&#8221;</a>.</p>
<p>Quando un tradimento viene scoperto, poi, arriva il terremoto e crolla tutto.</p>
<p>Chi scopre di essere stato tradito infatti non perde solo l’oggetto amato, perde l&#8217;idea e il desiderio di una vita insieme, di un futuro.</p>
<p>Nel tradimento non viene tradito solo il partner. si tradisce il <strong>patto di un amore per sempre. </strong>Quell&#8217;Amore romantico che tutti abbiamo in mente, a cui tutti  aspiriamo.</p>
<p>&#8220;<em>Non posso più fidarmi di te, perchè mi hai tradito. Non posso più fidarmi di me perchè non me ne sono accorto prima. Non posso più fidarmi di nulla e nessuno.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>COME SI AFFRONTA LA CRISI DI COPPIA</strong>?</h3>
<p>Per rispondere a questa domanda ci sarebbe bisogno di un intero articolo. Per ora mi fermo sulle parole di una mia paziente che iniziò&#8217; una terapia di coppia dopo aver scoperto il tradimento da parte del marito.  Terminato il racconto, la prima cosa che mi chiese è: &#8220;<em>Mi aiuti a capire dove ho sbagliato io. Quale è stata la mia parte</em>&#8220;.</p>
<p>Donna molto intelligente, perchè nella semplicità di questa domanda si nasconde una  verità complessa e difficile da accettare: chi agisce la crisi, chi prende e <strong>se ne va di casa,</strong> <strong>chi tradisce, chi pronuncia la famosa frase &#8220;non ti amo più&#8221; è il portavoce di un disagio che la coppia ha co-costruito.</strong> Non è il responsabile della crisi, è colui che si assume la responsabilità di farla emergere.</p>
<p>E da qui si gioca a carte scoperte.</p>
<p>Quindi una delle prime  cose da fare per affrontare una crisi è <strong>togliere lo sguardo solo da quello che il nostro partner ha fatto e riflettere anche sul nostro modo di stare nella relazione.</strong></p>
<p>In secondo luogo è necessario <strong>mantenere vivo l&#8217;investimento sulla coppia,</strong> <strong>prendersi cura del partner</strong> <strong>e del legame</strong>. darsi la possibilità di <strong>ritrovarsi.</strong></p>
<p>Anche la rosa più pregiata, più preziosa, se non viene costantemente curata appassisce, qualunque sia la sua bellezza e il suo valore iniziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>LA TERAPIA DI COPPIA E&#8217; UTILE?</strong></h3>
<p>La <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/prestazioni/psicoterapia-di-coppia/">terapia di coppia</a> è uno strumento importantissimo durante una crisi, perchè permette ai partner di <strong>prendere consapevolezza delle proprie dinamiche</strong>, di come funzionano, di dove si incastrano bloccando il movimento, l&#8217;evoluzione e quindi la sopravvivenza del sistema.</p>
<p>Permette inoltre di distinguere nelle cose che fanno soffrire cosa è mio, cosa è tuo, e cosa è frutto della nostra interazione.</p>
<p>L&#8217;obiettivo della  terapia è molteplice.</p>
<p>E&#8217; <strong>aiutare la coppia a gestire la crisi</strong>. E&#8217; aiutare a <strong>trovare un nuovo modo e funzionale di comunicare, di dire e di chiedere.</strong></p>
<p>Queste sono solo alcune delle fondamenta che creano la nuova relazione. Grazie alla terapia la coppia si conoscerà di più, acquisterà consapevolezza di ciò che ognuno ed entrambi hanno bisogno. E sarà libera di scegliere, se concedersi una seconda possibilità stando insieme, oppure separandosi&#8230;ma in questo caso sarà una buona separazione che lascerà accanto alla tristezza un senso di pienezza e bellezza della vita. Di reale intimità emotiva.</p>
<p>di <em><a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/elisa-buratti/">Elisa Buratti</a> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Amore: bisogno o desiderio?</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/amore-bisogno-o-desiderio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 10:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>AMORE: BISOGNO O DESIDERIO? &#8220;Amore&#8221; è la spinta alla ricerca del bene e del bello, pur sapendo che li afferreremo solo un istante e poi li sentiremo scivolare via. La gioia di aver provato quella sensazione anche solo una volta, ci spingerà a volerne ancora e Amore ci soccorrerà per trovare la forza di riprendere&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>AMORE: BISOGNO O DESIDERIO?</h3>
<p>&#8220;Amore&#8221; è la spinta alla ricerca del <strong>bene</strong> e del <strong>bello</strong>, pur sapendo che li afferreremo solo un <strong>istante</strong> e poi li sentiremo scivolare via.</p>
<p>La gioia di aver provato quella sensazione anche solo una volta, ci spingerà a volerne ancora e <em>Amore</em> ci soccorrerà per trovare la forza di riprendere la <strong>ricerca</strong>.</p>
<p>Ci innamoriamo spesso: un bisogno, un desiderio.</p>
<p>Più giovani siamo e più arriva inaspettato e ci travolge.</p>
<p>Individuata la persona da amare, il resto è una tempesta con acquazzoni forti e battenti che <strong>irrigano, inondano</strong> e a volte <strong>devastano</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>APPASSIONATI D&#8217;AMORE</h3>
<p>La passione è <strong>travolgente</strong> e non possiamo nemmeno decidere se amare oppure non farlo. La mente è <strong>ossessionata </strong>dal bisogno e dal desiderio dell’altro. Per il nostro cervello l’amore è una <strong>malattia</strong>. Adrenalina, serotonina, dopamina, ossitocina, testosterone e vasopressina sono gli <strong>ormoni</strong> che entrano in gioco quando ci si innamora, come quando soffriamo di alcuni <strong>disturbi mentali</strong>.</p>
<p>Il desiderio di appropriarsene per sempre diventa un’ossessione,</p>
<p>L’amore è <strong>follia</strong>; è un <strong>demone</strong> che ci afferra e ci fa sperare, gioire, soffrire e delirare. E’<strong> dramma,</strong> <strong>tormento</strong> ed <strong>estasi.</strong></p>
<p>E quando l’oggetto da amare ci <strong>rifiuta</strong>, ci disperiamo arrivando ad una <strong>rabbia</strong> a volte incontrollabile che si dirige verso la persona amata o verso noi stessi.</p>
<p>La sensazione che il bene e il bello appena trovati ci vengano portati via è <strong>intollerabile.</strong></p>
<p>Come dice Saffo: &#8220;<em>Amore si aggira <strong>ferocemente </strong>nel corpo di chi ama&#8221;</em>.</p>
<p>Se non ottiene ciò per cui <strong>brama</strong>, ciò di cui ha bisogno o se anche soltanto immagina di non essere trattato come si merita, ecco che Amore si <strong>ripiega</strong> immediatamente <strong>nel dolore</strong>, nel sentirsi ferito, nell’odio, in ogni tipo di disordine.</p>
<p>E arriva addirittura a <strong>morire</strong> o si rivolge altrove.</p>
<p>Immaginazioni, incomprensioni, gelosie e fraintendimenti diventano allora l’architettura del nostro rapporto e le fondamenta, se non sono più che solide, <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/crisi-di-coppia-un-gioco-di-equilibri/">non potranno reggere</a>.</p>
<p>Ma allora l&#8217;amore è tanto effimero e inaffidabile?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>BISOGNOSI D&#8217;AMORE</h3>
<p>“Ho bisogno di te per essere felice”. ”Senza di te mi sento morire”.</p>
<p>Quanta <strong>responsabilit</strong><strong>à</strong> viene attribuita all’altro che diventa uno strumento per il raggiungimento del nostro bene!</p>
<p>Il bisogno è una <strong>forza</strong> imponente e vitale.</p>
<p>Deve trovare soddisfacimento che sia primario, come quelli del corpo, o secondario, come quello di accudimento, di stabilità, di autostima, di sicurezza affettiva, di protezione.</p>
<p>Le coppie nel bisogno funzionano&#8230;“Ho bisogno di te e tu hai bisogno di me”.</p>
<p>La <strong>dipendenza</strong> dall’altro fonda il rapporto. A volte il <strong>bisogno</strong> è il medesimo. A volte compensatorio.</p>
<p>Forse l’equilibrio reggerà per sempre, senza mai uscire da quel rapporto a due.</p>
<p>Ma il problema sorge quando uno dei due impara a soddisfare il suo bisogno <strong>autonomamente</strong>.</p>
<p>La coppia inizia a <strong>sbilanciarsi</strong> e mentre uno dei due sarà in grado di reggersi da solo, l’altro si appoggerà ancora di più per paura di perdere il bene trovato.</p>
<p>La <strong>sofferenza</strong> caratterizzerà allora questo nostro rapporto “d’amore”. A volte l’urgenza sarà quella di scappare.</p>
<p>A volte ci si rifugerà nell’<a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/tradimento-mi-merito-di-essere-felice/"><strong>infedelt</strong><strong>à</strong></a>. Amore, <strong>tradito</strong>, difficilmente tornerà.</p>
<p>Si pensa a quel punto di aver trovato la via per il bello …quella del <strong>desiderio</strong>.</p>
<p>Sto con te perché mi <strong>piaci</strong> e ti desidero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>ALLORA L&#8217;AMORE E&#8217; DESIDERIO?</h3>
<p>Il desiderio origina una passione incontrollata e un innamoramento folle. Ci sentiamo amati perché siamo <strong>bravi</strong> ed <strong>adeguati</strong>. L’altro ci ama perché siamo <strong>all’altezza</strong> delle sue aspettative; noi amiamo l’altro perché soddisfa le nostre.</p>
<p>L’altro è l’essere più bello ed io sono l’essere più bello perché l’altro mi ama e mi desidera per come <strong>MI VEDE</strong>.</p>
<p>Non potrò più cambiare l’<strong>immagine</strong> che l’altro ha di me e la mia dell’altro non voglio cambiarla perché è così che mi piace.</p>
<p>Come un <strong>dipinto</strong> del quale abbiamo modificato i colori, a volte addirittura le proporzioni. Il desiderio è il nostro pennello, i nostri irrisolti sono i colori.</p>
<p>Ma ad un tratto il <strong>velo</strong> cade, i colori si sciolgono ed emerge la vera immagine che non vorremmo vedere.</p>
<p>Dietro al gioco delle <strong>colpe</strong>, emergeranno le nostre <strong>paure e fragilit</strong><strong>à</strong> e il partner diventerà lo <strong>specchio</strong> dei nostri <strong>irrisolti</strong>.</p>
<p>Il desiderio si affievolisce; appoggiando il nostro pennello non riusciamo più a dare colore.</p>
<p>Possiamo continuare a <strong>compiacere</strong> l’altro oppure <strong>cambiare</strong>, <strong>superando</strong> i nostri <strong>traum</strong>i fuori dalla coppia per ritrovare l’<strong>autenticit</strong><strong>à</strong> del rapporto.</p>
<p>Le coppie nate nel desiderio potrebbero così iniziare un percorso di evoluzione verso la vera <strong>UNIONE.</strong></p>
<p>Platone dice che l’Amore è povero.</p>
<p><em>Lo si immagina bello e delicato.   </em></p>
<p><em>Invece </em><em>è</em><em> duro, ispido, scalzo, senza tetto; giace per terra; riposa sotto il cielo.</em></p>
<p><em>Amore </em><em>è</em><em> anche per</em><em>ò</em><em> valoroso, audace e astuto.</em></p>
<p><em>Un momento, nel medesimo giorno </em><em>è</em><em> in pieno vigore e vitale, un momento successivo Amore muore, e torna poi nuovamente in vita; ma quello che </em><em>è</em><em> riuscito a recuperare, subito gli sfugge. </em></p>
<p>Allora forse l’amore è un <strong>respiro</strong> a tre tempi: inspirando lo si lascia <strong>entrare</strong>; trattenendolo si <strong>espande </strong>nel corpo; espirando lo si lascia <strong>andare</strong>.</p>
<p>Per poi riprenderlo l’istante successivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/chi-siamo/consulenti/"><em>Franco Cattaneo</em></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/amore-bisogno-o-desiderio/">Amore: bisogno o desiderio?</a> proviene da <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it">Centro clinico psicologia</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tradimento: mi merito di essere felice.</title>
		<link>https://www.centroclinicopsicologia.it/tradimento-mi-merito-di-essere-felice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 12:17:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia di coppia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[superare un tradimento]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Crisi di coppia, crisi di mezza età, crisi di noia, crisi d’identità e arriva il tradimento. Partiamo dall&#8217;inizio. Il cuore palpita. Uno sguardo e siamo innamorati. Nemmeno ci conosciamo, ma sappiamo già che saremo il nostro TUTTO. Ci promettiamo amore eterno e fedeltà assoluta. In una gabbia dorata saremo al sicuro lasciando fuori il mondo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it/tradimento-mi-merito-di-essere-felice/">Tradimento: mi merito di essere felice.</a> proviene da <a href="https://www.centroclinicopsicologia.it">Centro clinico psicologia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Crisi di coppia, crisi di mezza età, crisi di noia, crisi d’identità e arriva il <strong>tradimento.</strong></p>
<p>Partiamo dall&#8217;inizio.</p>
<p>Il cuore palpita. Uno sguardo e siamo innamorati. Nemmeno ci conosciamo, ma sappiamo già che saremo il nostro <strong>TUTTO</strong>.</p>
<p>Ci promettiamo amore eterno e fedeltà assoluta.</p>
<p>In una <strong>gabbia dorata</strong> saremo al sicuro lasciando fuori il mondo che ci circonda per paura che possa sporcare il nostro amore puro e totale.</p>
<p>Tu sei la gioia, l’amicizia, la confidenza, l’<strong>intimità</strong>. Io sono la persona migliore, prescelta, unica, insostituibile&#8230;quella giusta in assoluto perché lo sono per te.</p>
<p>Siamo una monade, un’unità <strong>indivisibile</strong>.</p>
<p>Saremo sempre insieme e tu mi amerai perché io ne ho diritto. Perché io voglio essere <strong>felice</strong> e tu sarai la mia <strong>felicità</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L&#8217;ORIGINE DEL TRADIMENTO</h3>
<p>Quando la <strong>passione</strong> si affievolisce e l’<strong>abitudine</strong> sfocia nella monotonia, iniziamo a sentirci rallentati come quando si corre in alta montagna e manca l’ossigeno.</p>
<p>Le case diventano prigioni, gli impegni di famiglia diventano fili elastici: più li tiriamo e più il rientro è traumatico.</p>
<p>Facciamo <strong>fatica</strong>, sempre più fatica… Nei pochi momenti liberi si alimentano le nostre <strong>fantasie</strong>. Inizi a non sentirti più una roccia, ma un albero su di un terreno che sta franando.</p>
<p>La <strong>gabbia</strong> ha cambiato colore: da dorata e scintillante è diventata <strong>grigia</strong> e <strong>opaca</strong>. L’altro non ci soddisfa più nell’anima, nel cuore e nel corpo. Ci allontaniamo sempre di più dietro ad una parvenza di <strong>serenità</strong>.</p>
<p>I momenti di intimità sono sempre più rari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LA LOGICA DEL TRADIMENTO</h3>
<p>Spesso si inizia come un gioco a <strong>filtrare</strong> con qualcuno. Ci si sente appagati da una semplice carezza al nostro <strong>ego</strong>.</p>
<p>Poi arriverà un momento preciso in cui scriveremo o diremo quella parola, quella frase che <strong>cambierà</strong> la nostra storia.</p>
<p>Cosa stai cercando fuori dal rapporto?”</p>
<p>Una relazione più <strong>appagante</strong>? Un momento di <strong>svago</strong>? Forse proprio la <strong>leggerezza</strong> di un momento, senza <strong>complicazioni</strong>?</p>
<p>Senza la <strong>responsabilità </strong>della felicità di un altro essere umano?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>DAL TRADIMENTO NEI SOCIAL &#8230;</h3>
<p><em>“Non sono single tanto per essere chiari e sinceri fin da subito senza tanti giri di parole. Ma come tanti sto cercando relax, divertimento, risate, sorrisi, incontri casuali, amicizie…insomma vivere senza troppe inutili menate.”</em></p>
<p>Abbiamo preso coraggio e ci siamo iscritti, con la garanzia della riservatezza assoluta, su di un <strong>social</strong> di incontri…senza troppe inutili <strong>menate</strong>, senza inutili responsabilità.</p>
<p>Alla ricerca di un rapporto senza <strong>impegno</strong> in cui basta mettere un <strong>like</strong> e collezioni amanti e con un <strong>“dislike”</strong> sparisci dalla vita di una persona.</p>
<p>Nell’era dei social i tradimenti si consumano velocemente. Non abbiamo molto tempo tra gli impegni della giornata e poche occasioni di incontro reali. Il <strong>virtuale</strong> ci viene in soccorso e, un po’ impacciati, un po’ impauriti, iniziamo a <strong>tradire</strong>.</p>
<p>Ma lo schermo non basta più.</p>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3>&#8230; AL TRADIMENTO NELLA REALTA&#8217;</h3>
<p>Desideriamo la carne, un corpo che ci <strong>desideri</strong> nuovamente per sentirci ancora felici, ancora unici, ancora prescelti e migliori.</p>
<p>Siamo pronti ad oltrepassare quella porta che, all’<strong>inizio</strong> del rapporto avevamo giurato all’altro e a noi stessi che non avremmo mai aperto.</p>
<p>Ma perché tradiamo nonostante la promessa di <strong>fedeltà</strong> iniziale?</p>
<p>Ci pensavamo degli <strong>eroi romantici</strong> capaci di affrontare qualsiasi avversità e stare al fianco della persona amata per <strong>sempre</strong>.</p>
<p>Ci scopriamo <strong>deboli</strong> nel momento della prova.</p>
<p>L’<strong>infedeltà</strong> sarà il nucleo di un nuovo eroismo? L’elemento fondamentale per l’<strong>innovazione</strong>?</p>
<p>Sentiamo un’urgenza nascere in noi. Il <strong>senso di colpa </strong>non ci frena più.</p>
<p>E così iniziano le nostre vite parallele. Uno sdoppiamento stimolante ed eccitante. Sarà forse la bellezza dell’<strong>intrigo</strong>…</p>
<p>E così al principio riusciamo a stare con il partner nonostante l’amante, stando solo attenti a non sbagliare nome in un momento di stanchezza.</p>
<p>Iniziamo ad isolarci sempre più spesso per mandare un messaggio e torniamo alla nostra coppia rossi in volto e felici, eccitati e desiderosi di <strong>intimità</strong>.</p>
<p>Ma quale relazione umana è priva di inutili menate? I momenti rubati non bastano più.</p>
<p>Forse è vero nuovo amore per cui rischiare tutto e rinnovarsi?</p>
<p>Lentamente le <strong>gabbie</strong> diventano due.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>LE DUE GABBIE DELLA RELAZIONE</h3>
<p>E&#8217; proprio così&#8230; ora abbiamo due gabbie. La vecchia dalla quale abbiamo paura di uscire definitivamente e una nuova dorata.</p>
<p><strong>Bugie</strong>, <strong>sotterfugi</strong> e <strong>travestimenti</strong> iniziano ad appesantirci e ci troviamo ancora una volta con il fiato corto.</p>
<p>“<em>Mi merito di essere felice, anzi di essere più <strong>felice</strong></em>”</p>
<p>“Cosa stai cercando che il partner non ti da?” “<em>Siamo felici insieme ma semplicemente non c’è più intimità”</em><br />
Ecco che manca qualcosa. Il <a href="http://www.centroclinicopsicologia.it/crisi-di-coppia-un-gioco-di-equilibri/"><strong>patto</strong></a> iniziale è già stato sottilmente <strong>deluso</strong>.</p>
<p>Varie le motivazioni ma di fatto è già stato tradito il <strong>legame</strong>.</p>
<p>Tu non mi desideri, io ho qualcosa di <strong>sbagliato</strong>: hai tradito il patto iniziale.</p>
<p>Tu sei infedele, io ho qualcosa di <strong>sbagliato</strong>: hai tradito il patto iniziale.</p>
<p>C’è una relazione che potrà mai darci tutto quello che stiamo cercando per essere felici?</p>
<p>Cosa avviene durante un nuovo incontro?</p>
<p>Una perturbazione, come una <strong>tempesta emotiva</strong> che ci sposta dal nostro solito asse e ci permette di vedere altrove.</p>
<p>Un cambio di prospettiva, una novità che risveglia i <strong>sogni</strong> e le <strong>aspirazioni</strong>.</p>
<p>Allora il bivio a tre strade è davanti a noi:</p>
<p>&#8211; sceglieremo di tornare indietro verso una nuova gabbia dorata per poi rivederla opacizzare e ingrigire?</p>
<p>&#8211; sceglieremo di restare nella nostra gabbia grigia e opaca per non rischiare di andare verso il nuovo?</p>
<p>&#8211; sceglieremo di prenderci del tempo per poter comprendere il punto in cui siamo e da lì partire lucidando la vecchia gabbia o entrando nella nuova?</p>
<p>“In amore è più facile rinunciare a un sentimento che perdere un&#8217;<strong>abitudine</strong>?“ come diceva Proust?</p>
<p>Non so.</p>
<p>Forse potremmo chiederci se esiste veramente una persona in grado di renderci <strong>completamente</strong> felici.</p>
<p>E forse scopriremo che qualcuno <strong>c’è</strong>. Proprio li, davanti a te che ti guarda allo specchio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <em>Franco Cattaneo</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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